Pubblicato un articolo!!

😀

E’ stato appena pubblicato il mio articolo dal titolo “Miniere, un beneficio per il Guatemala?” in primissima pagina sul bollettino quadrimestrale di PBI, progetto Guatemala. Si può scaricare il pdf qui: versione spagnola, versione inglese.

Tutte le pubblicazioni del progetto Guate si possono scaricare dal sito pbi-guatemala.org.

Published in: on 16 dicembre 2010 at 09:29  Lascia un commento  
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Bel video su PBI

Segnalo un bel video su Peace Brigades International:

Published in: on 14 dicembre 2010 at 05:26  Lascia un commento  
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In un posto qualunque del Sud del mondo..

(sottotitolo: “I LOVE my job!!”)

Un posto qualunque nel Sud del mondo, 8 e 15 del mattino. Una ragazza in una mensa mastica distrattamente il suo paté di fagioli avvolto in una profumata tortilla mentre un venditore ambulante passa con il suo carretto al di là della strada. La radio passa reggaeton, e un pizzico di peperoncino in più dà quel gusto piccante che tanto piace da queste parti. Un sorso al succo di frutta e poi l’ultimo boccone.

Nello stesso istante, a pochi isolati di distanza, il governo indigeno si riunisce per discutere l’azione comune da intraprendere contro l’industria mineraria. Fortunatamente l’azienda non è ancora arrivata in zona, ma loro già lo sanno quello che succederà se la lasceranno fare: l’estrazione dell’oro si fa col cianuro, e a queste latitudini le multinazionali fanno un po’ quello che gli pare. Così dopo aver estratto il minerale pagando l’1% del suo valore come royalty scaricano il pericoloso veleno nei fiumi, o lo accumulano in vasche non isolate fino a quando penetra nelle falde acquatiche.

 

Una consulta indigena

Una consulta indigena

Non sono nuovi, da queste parti, alle malefatte dell’uomo bianco. Sono secoli che questi viene da lontano a depredarli, maltrattarli, ucciderli. Un tempo erano i conquistadores spagnoli, ora sono multinazionali statunitensi, canadesi, spagnole, italiane..
Oggi come allora si discute della sorte di centinaia di contadini che rischiano di essere spossessati della loro terra, magari con un atto di proprietà falso firmato da qualche notaio corrotto in un lussuoso appartamento della capitale dipartimentale.

Nella sala di mattoni di cemento l’atmosfera è cupa e combattiva. Un centinaio di contadini, tutti rigorosamente uomini, discutono in uno spagnolo stentato, con i loro cappelli bianchi e la pelle corrugata dal sole.
La sfiducia è tanta, e nonostante l’azienda gli ha promesso di costruire una scuola e un campetto da calcio, loro sanno che non devono accettare, anzi resistere, costi quel che costi.
Per fortuna l’azienda -canadese- non ha ancora ottenuto la licenza di esplorazione. Questo sì almeno lo sanno, o meglio sono riusciti a saperlo per vie traverse, perché l’amministrazione locale voleva tenerli all’oscuro di tutto fino al giorno dello sfratto, come sempre.

E per fortuna anche che anni fa un manipolo di signori in giacca e cravatta ratificò nel Congresso di Città del Guatemala una legge, che si chiama “Convegno 169 dell’OIL” che in teoria vincolerebbe lo sfruttamento delle risorse naturali all’approvazione da parte delle persone che abitano queste terre da secoli. Loro questo sì lo sanno e sono decisi a far valere questo loro diritto fino in fondo, per bloccare l’installazione dell’industria.
Quello che serve è una consulta, e oggi si discute appunto di come organizzarla.
Non è facile. Non è affatto facile per dei contadini che sanno a malapena firmare col proprio nome, capire il legalese della gente di città. Oltretutto sono già arrivate le prime minacce, dell’impresa impaziente di fare profitti miliardari mentre i suoi azionisti dormono incoscienti e ignoranti in un ufficio chissà dove dall’altra parte del mondo. E del sindaco corrotto, già paramilitare negli anni ’80 e che ora siede la poltrona del potere accumulando tangenti per ogni opera pubblica e mega-progetto nel territorio di sua competenza.

Dispiegando il suo metro e sessanta di altezza, dentro i suoi jeans -quelli buoni-, la sua camicia macchiata ma pulita, gli stivali di pelle e l’immancabile machete, un contadino si alza e commenta: “Dobbiamo fare come le formiche. Se ti morde una non tardi tanto a sbarazzartene, ma prova a metterti su di un formicaio: dopo cinque minuti già non puoi resistere!” Il linguaggio dei contadini indigeni è spesso ricco di immagini tratte dalla natura.

 

"Campesinos"

L’assemblea del governo Xinka si alza d’animo mentre tutti visualizzano un uomo in fuga coperto da formiche. Gli uomini nella sala continuano a resistere…

lanquin!!

reallizato il primo accompagnamento!! yuhuu!! ecco un po’ di foto, sono tutte di lanquin in alta verapaz, guatemala; l’ultima e’ di una cena a casa.

atmosfera magica alle 6 del mattino..

atmosfera magica alle 6 del mattino..

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Published in: on 24 ottobre 2009 at 15:26  Lascia un commento  

le Peace Brigades e il Movimento

sono i Movimenti -e non gli individui- che cambiano il mondo

un po’ di riflessioni nate rispondendo ad un’email su PBI:

“sappi dal primo momento che PBI non cambia il mondo. al massimo aiuta un po’ la gente, pero’ non cambia il mondo, per quello servono i Movimenti e credo di averlo gia’ scritto..

io lo sto prendendo soprattutto come una scuola, cioe’ un anno di pratica in cui imparo parecchie cose utili: tipo l’organizzazione all’interno dell’ufficio, le decisioni per consenso, l’utilita’ di incontrare autorita’ per fare lobby, un po’ di dinamiche di potere all’interno di una “democrazia”, i problemi tipici dei paesi in via di sviluppo nel mondo globalizzato, la vita comunitaria di convivenza e lavoro, il lavoro di rete con le altre associazioni di difensori dei diritti umani e altri accompagnatori del guatemala, ecc..

poi ovviamente vedo anche un sacco di cose che non vanno bene, ad esempio il macello di lavoro d’ufficio che abbiamo: scrivere report, rivederli, scrivere gli articoli per il bollettino, per il pacchetto mensile, scrivere tutto quello che e’ successo nella settimana e inviarlo alla commissione, leggere che ci rispondono commentarlo e rispondere un’altra volta, insomma tra tutto questo alla fine riusciamo a fare accompagnamenti un paio di volte alla settimana, cioe’ due coppie per un paio di giorni ciascuna. (si’, ste cose le facciamo sempre in coppia)
e bisogna accettarlo cosi’ com’e’, piu’ o meno.

poi mi viene da pensare a quando in un’email chiamasti “fregnacce” il lavoro di report, e mi fa pensare che non ti troveresti affatto bene in PBI se non ti sforzi di accettare tutto questo lavoro. pero’ se vuoi provare con PBI devi prenderlo come un: “e’ cosi’ e non lo posso cambiare a mio piacimento. e’ un’organizzazione che esiste in se’ e non si puo’ adattare ai desideri di ogni nuovo arrivato”.. e allora perche’ nonostante tutto ti consiglio di provarlo? ( e te lo consiglio davvero! ) perche’ ci serve per fare movimento, per imparare cose che altrimenti sarebbe difficile imparare, per farsi un po’ le ossa, per avere un’esperienza di organizzazione nel Movimento.
non so come altro dirtelo, pero’ siamo stati dei coglioni -ad esempio nel nostro momento pisano- ad illuderci che “facciamo i veg(etari)ani e cambiamo il mondo!” o “non compriamo le multinazionali e faremo cadere il sistema!” ecc.. tutto come semplici individui. gli individui non cambiano un cazzo e l’evidenza e’ sotto gli occhi di tutti! a meno che tali occhi non siano chiusi!
dice bene chomsky che i poteri forti cercano di nascondere questa verita’ presentando al grande pubblico che in realta’ fu gandhi e gandhi solo -perche’ era molto buono- a liberare l’india, oppure fu martin luther king -che faceva i sogni e parlava molto bene- a “liberare” i neri d’america. il loro sforzo e’ tutto teso ad occultare che non furono i leader bensi’ le organizzazioni a fare il lavoro!

tutti i grandi cambiamenti degli anni 60-70 si ottennero con delle organizzazioni: sindacali, femministe, ambientaliste.. persino la P2 era un’organizzazione, sebbene non democratica e perversa.
ecco, anche questa “nuova idea” sulle organizzazioni la lessi mesi fa in una pagina di chomsky ma e’ qui in guatemala che la sto vedendo per davvero: qui c’e’ un Movimento effervescente e ci sono milioni di sigle per ogni cosa: indigeni, donne, contadini, sindacati, protezione della natura, desaparecidos, ecc…
il buono di PBI e’ che non e’ un movimento, ma ti fa incontrare i movimenti. (e ti fa imparare anche altre cose)
ti consiglio PBI anche perche’ ti permetterebbe di assaggiare un po’ di cio’ che in europa sonnecchia! in europa da un lato abbiamo la rivoluzione istituzionalizzata: i sindacati indeboliti, i partiti delle sinistre senza ideologia e senza coesione, ecc.. dall’altro lato le frange piu’ incazzate che pero’ mancano di una visione profonda e soprattutto organizzazione: studenti di scienze politiche col poster del Che in camera, squatters, post-punk, fan di beppe grillo, fan di travaglio, consumatori critici, risparmiatori energetici, hippie, new age e coltivatori delle “alternative”, bloggers indipendenti, ecc.. tutti col grande difetto di essere INDIVIDUI e non aver ancora capito che bisogna unirsi e fare lavoro insieme, fare azioni comuni.

altro problema grosso che abbiamo nel nostro continente e’ che sono rotti tutti i ponti inter-generazionali. tu con quanti 68-ttini o 77-ttini hai parlato in vita tua? quanti sindacalisti?  non so tu ma io con quasi nessuno, o forse proprio nessuno. e questa e’ una gran debolezza perche’ rallenta molto il processo: ogni volta dobbiamo scoprire l’acqua calda, come fare una riunione, un comunicato, come organizzare il gruppo, la sede, ma anche le idee, la memoria storica di lotte fatte in passato e che hanno dato frutti e che oggi non si tentano perche’ sembrano troppo difficili, ecc..
senza contare altri ostacoli, tipo paure e paranoie tipo “siamo tutti sotto controllo” “ho scritto ‘anarchia’ sul mio blog e quindi verranno a prendermi” ecc.. che pure esistono e limitano molto il movimento, soprattutto le menti piu’ capaci! poi vieni in un paese come guatemala dove DAVVERO ti ammazzano se vai contro gli interessi altrui e vedi leader di organizzazioni che sputtanano in piazza i proprietari terrieri facendo nomi e cognomi, e allora pensi: ma vaffanculo!

per questo e per mille altri motivi ti consiglio di fare un’esperienza in PBI sebbene ci sono molti aspetti che un po’ cozzano con la nostra vecchia indole pisana di SENTIRSI “attivisti”  hardcore: noi che vestivamo alternativo, noi che facevamo la spesa alternativa, noi che ascoltavamo i modena o gli ska-p, noi che ci facevamo mille conferenze sull’iraq e i cpt, noi che ci bruciava lo stomaco per la rabbia, noi che dopo la cena ci guardavamo un film di michael moore, noi che si’ eravamo mille volte meglio dei fighetti di corso italia e camminavamo un metro sopra gli altri perche’ sapevamo quanto era ingiusto il sistema capitalista, noi che abbiamo passato anni cercando nuove idee e poi ci chiedevamo “ma perche’ il mondo ancora non cambia?
oddio “attivisti”, che parola grossa. se penso ai nostri vecchi sogni: eravamo rivoluzionari ma coltivavamo le nostre idee nel segreto delle 4 mura domestiche. mi verrebbe da chiamarci “passivisti”!

ecco: per capire le differenze tra l’alternative-fashion dei cazzoncelli universitari europei e il vero Movimento, quale doveva essere ad esempio il movimento sindacale degli anni ’70 e che non potendolo riprodurre se non in impolverate nostalgie, e avendolo a disposizione in altre parti del mondo dove si’ si sta lottando davvero, per tutto questo ti consiglio di provare PBI.

se poi riesci a trovare un’organizzazione piu’ figa di PBI, con un miglior equilibrio tra presenza sul campo e lavoro d’ufficio, tra l’energia rebelde che ti permette di assorbire e le cose che ti fa imparare relative al mandare avanti un’associazione, ecc.. se trovi un’organizzazione cosi’ ben venga.. e fammelo sapere!!

alla fine non e’ importante se si chiama PBI o amnesty o human rights watch o greenpeace. l’importante per te ora -credo- e’ fare almeno un’esperienza in un’organizzazione e capire che ci dev’essere un Gruppo a portare avanti una lotta!
(a proposito di greenpeace, ho saputo che si sono un po’ seduti sulla poltrona e da loro e’ nata una costola piu’ giovane e estremista chiamata earth first!)”

–|@|–

vedi anche: movimenti popolari e chomsky, come ottenere i cambiamenti sociali, Peace Brigades

Published in: on 20 ottobre 2009 at 23:40  Comments (2)  

il lavoro soddisfacente

.. e la rivoluzione stipendiata

ieri notte mi sono fermato a pensare a quello che sto facendo, al lavoro e al tempo libero.

l’impatto PBI e’ forte: nonostante si tratti del periodo di formazione tuttavia ci sono parecchie cose da fare e il tempo libero scarseggia. soprattuto per quelli come me che fino a due settimane fa erano liberi cazzeggiatori a spasso per il mondo. a volte mi piacerebbe sentire di non avere cosi tante cose da fare (impegni in sospeso ecc..)

pero’ poi penso a quello che significava lavorare in un ristorante di londra, essere pagati una miseria per fare un lavoro da robot: lavare i piatti lasciando il cervello a casa, un insulto all’intelligenza e alla cultura, al cuore e a tutte le facolta’ umane che vanno piu’ in la’ dell’assicurarsi se il vassoio e’ ancora unto.

penso anche alla frustrazione di lavorare in un call-center e utilizzare le proprie facolta’ per impinguare il borsellino della vodafone, e sentirsi una parte della macchina capitalista: l’olio che lubrifica gli ingranaggi e fa si’ che i clienti non scappino via.

penso anche al possibile futuro lavoro nel campo dell’informatica, che mi permetterebbe di guadagnare abbastanza da poter coltivare i progetti politici e cosi’ via in una catena senza fine che si perde in un “non avere mai abbastanza tempo per fare tutto”. e il risultato e’: perche’ mai!?
se tanto esiste il fund-raising..

no, per il futuro mi oriento sicuramente nel campo dove sono: if you really want to change the world, just do it!
(ora lo so!)

io mascherato da osservatore :p !

io mascherato da osservatore :p !

e devo ammettere di essere davvero fortunato: essere pagato per lavorare per i diritti umani, cioe’ una piccola parte del grande cambio che tutti vogliamo vedere. poter usare finalmente il cervello, poter riflettere, analizzare, discutere. poter agire al fianco delle persone che davvero stanno lottando per delle condizioni migliori, o per una natura incontaminata, o per una rivoluzione culturale.
avere finalmente la possibilita’ di essere a scuola e imparare come funziona il mondo, poter ricostruire il puzzle delle cose umane pero’ questa volta da un altro punto di vista.

.. e tutto questo senza contare gli altri ragazzi del gruppo: gente buona che mi sta accogliendo davvero bene e che mi fa sentire come in una famiglia!

cos’ho di speciale per meritarmi tutto questo? assolutamente nulla! ho solamente fatto quello che tutti sono in grado di fare ma che spesso non fanno, per paura, per cultura o per mille altri motivi: rischiare il certo per l’incerto.

i sogni sono molto piu’ vicini di quanto siamo abituati ad immaginare.

Published in: on 16 ottobre 2009 at 15:13  Lascia un commento  

Peace Brigades !

A gran richiesta ecco il famoso post su PBI!

sono stato al training e sono tornato entusiasta. come ho detto a simona in un commento, le cose migliori sono difficili da spiegare a parole.
nonostante io abbia sempre qualcosa da ridire sui gruppi e sui movimenti, questa volta, per la prima volta nella mia vita, non riesco neanche ad immaginare cosa possa essere meglio di PBI.

PBI e’ un’associazione internazionale di “accompagnamento” o di “osservatori di diritti umani”, ma in realta’ ogni definizione tralascia qualcosa e per dirla breve diciamo che si occupa di offrire protezione a quegli attivisti, sindacalisti, leader di movimenti e gruppi che sono stati minacciati o che pensano di correre dei rischi a causa della loro attivita’. Questo in paesi come Colombia o Messico dove in risposta alle rivendicazioni sociali ci sono direttamente gli “squadroni della morte”, cioe’ killer assoldati dai ricchi per minacciare – e talvolta eliminare – chi lotta per una condizione migliore.

Per proteggere questi uomini e donne [con le palle cubiche] PBI usa sia l’accompagnamento 24 ore su 24, sia contatti e pressioni sui “mandanti” attraverso agganci diplomatici nei paesi occidentali.

E poi nell’attivita’ di PBI c’e’ molto di piu’, immaginate ad esempio la vita quotidiana di un volontario (e il training e’ servito proprio a darci un’idea di tutto cio’): c’e’ prima di tutto da gestire la convivenza con gli altri volontari, come in una comune, dividere la stanza, mangiare insieme, risolvere i problemi, i conflitti interni, decidere tutto per consenso.. poi ci sono gli incontri con gli attivisti, le ONG, i rappresentanti locali delle istituzioni, la polizia, le gerarchie militari, i paramilitari e la guerriglia.. tutto per assicurare un ambiente pacifico e sicuro alle associazioni che si e’ scelto di accompagnare.

poi chiaro che il rischio per loro rimane alto. c’e’ tensione continua, i loro leader spesso girano col giubbotto antiproiettile, e avvistamenti sospetti sono all’ordine del giorno. la tensione e’ sempre alta e ci sono regole che stabiliscono quando i volontari PBI DEVONO prendere le ferie..

veniamo alle impressioni personali:

1. credo che il lavoro di PBI sia eccellente, perche’ va ad offrire aiuto quando questo e’ richiesto (l’accompagnamento si attiva dopo la richiesta dell’ong)
in piu’ non vanno ad interferire con culture indigene (v. certi tipi di turismo pseudo-solidale) o non vanno a mettere al lavoro il terzo mondo per gli sfizi del primo (v. certe forme di commercio pseudo-equo e ego-solidale), non ci sono tentativi “etero-“sviluppisti (es. vi sviluppiamo facendovi il pozzo o l’ospedale) ne’ tantomeno tendenze “dipendentiste” (es. assistenzialismo e aiuti umanitari).
quello che fa e’ sostenere rivendicazioni di cultura simile: sindacali, indigene, di donne, contadini, senza terra, ecc..

quando si mettono le mani al di fuori dell’occidente bisogna fare mooooolta attenzione, perche’ spesso ci sono culture pre-esistenti, indipendenti e totalmente diverse dalla nostra. e non possiamo pensare che debbano adattarsi ai nostri canoni di commerico equo e turismo solidale, per quanto rivoluzionari essi ci possano sembrare.
mi piace ricordare il contrasto tra il cosiddetto sviluppo economico e “tutto cio’ che c’era prima” leggendo un articolo che potete trovare cliccando qui.

secoli di colonialismo e interessi economici hanno fatto un mare di danni (e Latouche e’ li’ a ricordarcelo). e l’ultima cosa che mi piacerebbe fare sarebbe contribuire a questo processo portando piu’ gente nella mercificazione del loro tempo, dei loro prodotti, della loro cultura o del loro paesaggio.
la cooperazione allo sviluppo – come ogni forma di contatto tra due culture – non e’ esente da questo rischio.

per fortuna PBI viaggia su terreno sicuro, perche’ fa sostegno, quindi “al servizio” dei gruppi locali.
gruppi locali che -cosa importante- gia’ esistono, sono nati spontaneamente e fanno il loro lavoro indipendentemente da PBI.
PBI non interviene neanche col loro operato, non partecipa alle loro riunioni ma aspetta pazientemente al di la’ della porta.

inoltre i gruppi scelti per l’accompagnamento (che sono poi anche le cause che PBI sceglie di supportare) sono esattamente quelli in cui credo. detti prima: lavoratori, diritti civili, donne, indigeni, contadini, senza terra..

2. dal punto di vista soggettivo, non potrei immaginarmi a fare nulla di meglio. premesso che non iniziero’ nessun progetto (che sia universita’, o collaborazioni di lungo termine) prima del viaggio in america latina, avevo gia’ in mente di incontrare movimenti tipo gli zapatisti, i sem terra o i NAT.
PBI mi permetterebbe di incontrarli in maniera sistematica, intensa e continuata (mo’ che definizione!) per ben un anno!! e poi tutta gente con le palle!
voglio assorbire le energie, e riciclarle in europa!
voglio guardare e imparare, poi tornare e fare.

penso che a livello di esperienza una botta pari sarebbe solo in bottega con zanotelli o gesualdi. ma come dicevo c’ho la fissa dell’america latina e non inizio nulla prima di aver fatto quello.

PBI sarebbe un’esperienza sul campo diretta. utile per capire un sacco di cose: dal funzionamento di un’organizzazione (anzi due, PBI e gli accompagnati) alle dinamiche di conflitto/interessi nel sud del mondo, dalla nonviolenza attiva alla vita quotidiana nell’altra parte del globo.. tutte cose brillanti e preziose, un tesoro che mi attende e con cui potrei essere premiato. per questo spero di essere scelto..
staremo a vedere..

~~~

per chi vuole approfondire ecco il sito di Peace Brigades: http://www.peacebrigades.org/about-pbi.html

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