La storia di Wikileaks

Il documentario “Wikirebels” tradotto da Il Fatto Quotidiano:

(poi c’è anche la seconda parte)

(e la terza)

Published in: on 30 dicembre 2010 at 07:15  Comments (1)  
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Con gli occhi di uno straniero

Buon pomeriggio a tutti,

è ormai parecchio tempo che non mi prendo la briga di scrivere su questo blog. Nell’ultimo periodo sono stato occupato ovviamente a riprendere contatto con la mia terra, amici e famiglia, con sorprese sia positive che negative.

Mentre ancora recupero un italiano stentato che a tratti si fonde con i costrutti più frequenti della lingua spagnola, posso raccontarvi che tra le impressioni positive ci sono sicuramente i cambiamenti in terra pugliese, che è stata capace di rieleggere per la seconda volta sindaco e presidente della regione di sinistra. Come saprete non sono particolarmente affezionato al colore delle bandiere, e valuterei questo fatto come irrisorio se non guardassi alle statistiche che celebrano la Puglia come il principale produttore in Italia di energia fotovoltaica.

Mi compiaccio anche per il progetto dei Bollenti Spiriti che seppur integrando la logica economicista (masters, micro-imprenditoria giovanile, ecc.) riesce a premiare “i ragazzi migliori” e a creare un mulinello positivo di speranze, risorse, riconoscimento ed energie nella nostra terra. Disgraziatamente viviamo in un sistema (quello capitalista) che elegge a legge di sopravvivenza quella del profitto, che premia l’incuria verso l’ambiente e sputa in faccia all’altruismo, al fare le cose per il piacere di farle e non per guadagnarci, alla passione e alla solidarietà. Il sistema capitalista ti trasforma, ti snatura, ti strappa dalla naturale semplicità di quand’eri bambino e guardavi il mondo con occhi diversi, meravigliandoti degli sprechi e corrugando le sopracciglia di fronte alla povertà, per ficcarti con le buone o con la forza nel mondo fatto di carriera, vendite, soldi, profitti, potere, successo, dominio e sopraffazione.
Il sistema capitalista sputa in faccia a chi vuole un mondo migliore e premia i saccheggiatori, i ladri e gli stupratori della dignità altrui.

Dopo questa breve digressione, che è servita a spiegare il contesto, non posso che apprezzare un progetto (i Bollenti Spiriti appunto) che parte da un’istituzione e cerca come un secchiello di svuotare il mare. Un secchione in realtà, visto che si tratta di milioni di euro che hanno fatto partire centinaia di progetti e dato un giusto riconoscimento ai “ragazzi migliori”, quelli che ancora pensano che il senso della vita non sia guadagnare fette di mercato ma fare un’attività di cui possa beneficiare la popolazione.

Un altro segno positivo è l’estensione delle piste ciclabili, che alla piena copertura di viale Unità d’Italia aggiunge tutto il perimetro del Parco 2 Giugno (si tratta della 9a pista ciclabile a Bari negli ultimi 5 anni).

Se i segnali positivi giungono dal livello regionale, quelli negativi appartengono tutti al livello nazionale, con le incomprensibili speranze che tante persone stanno affidando a Fini; la violenza verbale di Emilio Fede; l’assoluta normalità con cui Minzolini, direttore del tg1, difende con la propria faccia l’operato del governo; l’aumento delle “necro-novelas”, cioè la strumentalizzazione degli omicidi familiari per distrarre la gente; l’incompetenza con cui vengono trattate materie come il nucleare e l’ecomafia; lo smantellamento dell’istruzione pubblica sotto lo sguardo vagamente indifferente del grande pubblico.

In realtà questi sono pochi dei tanti segnali che mi fanno capire che l’era di Berlusconi è ormai agli sgoccioli, ma non si vedono all’orizzonte prospettive migliori perché non si è ancora sconfitto il vero male del paese: il berlusconismo. Abbagliati quelli che guardano con sospiro di sollievo ad un governo Fini, che blatera di legalità mentre in realtà tutte le leggi-porcata del governo Berlusconi le ha votate lui, dalla Cirami alla Bossi-Fini, dal lodo Alfano al sedere a tavola col governo amico di Dell’Utri, Mangano, Craxi e tanti altri senza farlo mai cadere, sapendo tutto e nonostante questo arrivando persino a fondere i due partiti (AN e FI).
Illusi quelli che accendono un cero ai piedi di Vendola, perché l’ultima cosa di cui abbiamo veramente bisogno, noi italiani distratti e sintonizzati sulle reti Mediaset, ingozzati da una cultura maschilista e sessuofobica, abituati alla corruzione e sopruso nel parlamento come nel luogo di lavoro, incatenati come pecore o schiavi da poteri paralleli non democratici, incazzati col sistema ma fondamentalmente ignoranti, è delegare il compimento delle nostre speranze ad un leader.

La vera risposta sta nell’organizzazione popolare, un concetto assolutamente alieno ad un popolo che si diletta a criticare, a parlare, a chiacchierare, a riempire i blog e facebook di presunta rabbia ed indignazione, ma che nel complesso non è stato capace di impedire che succedesse tutto questo. L’inerzia, la pigrizia, la mancanza di senso pratico e civico, la delizia del criticare il gruppo affine e frantumare tutto in un misero battibecco mentre “loro“, dall’altra parte, i porci, culo e camicia, fanno bottino del paese.
Noi, seguaci della “rivoluzione perfetta”, diasporati da sottili sofismi ideologici, finiamo chini, domati o addomesticati da una massa informe, un vomito multi-partisan che mette insieme la mafia con la Chiesa, i razzisti con gli imprenditori, la massoneria ed i fascisti.

Ma insomma, dove sono finiti quelli che le cose, in questo paese, le vogliono cambiare davvero??

Published in: on 28 novembre 2010 at 10:38  Comments (1)  
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101 idee per cambiare il mondo

AGGIORNATO! v. in fondo!

Un semplice prontuario

A chi non è mai capitato di aver costituito una solida organizzazione, avere una certa quantità di persone ben determinate a fare di questo mondo un mondo migliore, una sede per riunirsi, solide risorse economiche, e poi fermarsi di fronte alla domanda “che possiamo fare?!”

Questo “prontuario” fornisce una piccola serie di spunti positivi per chi è “a corto di idee”

1. Fare teatro politico nelle strade e nelle piazze con le tecniche del teatro dell’oppresso.

2. Tradurre in inglese gli editoriali di Minzolini al tg1 e aggiungere i sottotitoli ai video in youtube.

3. Costituire una “scuola del tutto” in un quartiere disagiato e mettersi a disposizione dei ragazzi che vogliono apprendere spontaneamente ciò che più gli interessa.

4. Fondare un’ “impresa etica” con cui finanziare le attività della tua associazione. Potrebbe essere una mensa vegan a 200 mt da un’università, una cooperativa di installazione di pannelli fotovoltaici e termici, o una fattoria che produce e vende verdure biologiche.

5. Fornire alla suddetta fattoria un accesso comodo al mercato attraverso un GAS.

6. Creare dei gruppi di studio su tematiche politiche ed ecologiche e agire un po’ come un think tank che cerca di influenzare le decisioni amministrative delle istituzioni.

7. Fare un’indagine di recupero della memoria storica e della vita di una città intervistando persone di distinte generazioni, poi elaborare i contenuti in un libro o un film.

(altro…)

Published in: on 31 luglio 2010 at 01:58  Lascia un commento  

le flic dans la tête

Mi piacerebbe proporvi un estratto di una pagina web sul teatro dell’oppresso, una tecnica di teatro politico inventata da Augusto Boal diversi anni fa.

“Boal, come racconta auto-ironicamene negli stage, arriva in Europa nel 1976 abituato a confrontarsi con oppressioni molto visibili e concrete, basate sulla violenza, la forza, la prevaricazione. Propone i suoi stage in Francia e poi ovunque e gli occidentali portano in essi oppressioni a lui sconosciute: solitudine, impotenza, confusione, malessere interiore… Boal prima rifiuta di trattare queste questioni e chiede <ma dove sono i poliziotti? Dove sono gli oppressori?> e infine si arrende alla realta’ e afferma <anche qui in Europa ci sono oppressioni, ma sono piu’ nascoste, piu’ sottili; anche qui la gente sta male, al punto che si toglie la vita per questo; dobbiamo scoprire gli oppressori; essi sono nella testa>. Da qui nascono le prime tecniche come “I poliziotti e i loro anticorpi”, “L’arcobaleno del desiderio”, “L’immagine analitica” ecc. che esplorano l’interiorita’ della persona per far emergere e portare in scena, ma visibili a tutti, gli oppressori interni; oppressori che sono stati, in passato, persone in carne ed ossa che il protagonista ha incontrato e che ora sono nascosti nella sua testa sotto forma di immagini di divieto, terrore, seduzione, impotenza, ecc.

Le tecniche mirano a portare fuori questi Flic perché il protagonista possa riconoscerli e affrontarli teatralmente, ma anche perche’ il gruppo possa lavorare e allenarsi a lottare contro questi impedimenti.

Le tecniche sono tutte basate su un racconto iniziale del protagonista a cui segue la costruzione di immagini proposte da lui e/o dal pubblico e successive improvvisazioni in un caleidoscopio di relazioni e di piani (reale e simbolico e fantastico e grottesco…) che permettono un’esplorazione ricca di suggestioni.”
——
il testo è tratto da: http://ospiti.peacelink.it/giolli/giolli_it/node5.html

•♥•

Oggi sono ispirato da una vecchia idea (v. questo post) che col tempo si è evoluta e che ho potuto elaborare con la preziosa esperienza acquisita negli ultimi mesi.

Si comincia a Bari, ottobre 2010! 😀

Published in: on 16 aprile 2010 at 15:49  Lascia un commento  
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cooperazione allo sviluppo? collettivo di avvocati!!

un paio di giorni fa mi trovavo a parlare con un leader comunitario (una forma di governo autonomo locale) sul movimento sociale guatemalteco.

mi commentava che la forma di cooperazione più efficace che si possa pensare in sostegno all’attività che stanno svolgendo sarebbe un collettivo di avvocati. nello spazio di un secondo pensai ai miliardi di buone intenzioni, associazioni “umanitarie”, ONG e così via che pensano di aiutare un paese costruendogli un paio di scuole, o ospedali, pozzi, progetti di turismo o commercio equo e solidale. insomma tutte quelle forme di “cooperazione” che si accontentano di una visione grezza e approssimativa del contesto politico e sociale di un paese e propongono soluzioni tanto superficiali che non toccano le radici dei problemi. già tempo fa mi ero occupato di qualcosa di simile, e parlare con questo signore mi ha confermato una cosa tanto banale quanto dimenticata.

quello che succede in guatemala, come in tanti altri paesi del mondo, è che la gente è già in grado di provvedere al proprio futuro -il che è anche abbastanza coerente con una visione non-paternalistica dei rapporti tra paesi. il problema è che le classi industriali e latifondiste si oppongono alle rivendicazioni degli strati più bassi, ad esempio dei contadini. se non capisci questo banalissimo dato di fatto non hai capito un cazzo di quello che sta succedendo, e delle forze che si oppongono al miglioramento di un paese.
le classi economicamente favorite (che sono anche quelle che controllano la politica, i partiti e gli affari del paese) pur di preservare il proprio dominio ricorrono a tutti gli strumenti che hanno a disposizione, incluso quelli che lo stato gli mette in mano.

in un paese corrotto come guatemala un processo ai danni di un’impresa può tardare anni e forse non sarà mai preso in considerazione. quando è invece un ricco industriale a portare in tribunale un gruppo di contadini questi possono finire in carcere per anni in quattro e quattr’otto, a volte persino in mancanza di prove.
ora, una strategia purtroppo molto di moda è la cosiddetta “criminalizzazione della protesta sociale“: accusare un leader di un movimento di furto o omicidio o qualsiasi altro delitto lo costringe a presentarsi in tribunale e se il giudice è abbastanza corrotto può anche metterlo in carcere per anni. ovviamente questo paralizza l’associazione sia perché gli manca un elemento essenziale, sia perché gli altri membri avranno molta più paura ad esporsi, con il rischio di finire in galera e lasciare la propria famiglia senza un sostegno economico e affettivo.

c’era un tempo -negli anni ’80- in cui giravano i terribili squadroni della morte a mietere centinaia o migliaia di anime che reclamavano la propria terra o un salario migliore. ora già no, non sarebbe possibile con il livello di interdipendenza tra gli stati e il lavoro delle associazioni di diritti umani. ora la tecnica si fa più sottile e si fonda sul terrorismo. non quello delle torri che vanno giù, bensì quello che ti mette paura per lottare per la tua stessa terra che apparteneva alla tua famiglia da generazioni, e che un bel giorno un grasso latifondista ha deciso di considerare come propria e piantarci canna da zucchero, intimidandoti di abbandonare immediatamente la terra.

in questo contesto il collettivo di avvocati è manna dal cielo per quei contadini citati di fronte al pubblico ministero e che hanno finito i soldi, dopo aver venduto maiali e galline per pagare un avvocato.

.. ma te l’immagini l’agenzia della cooperazione italiana a finanziare un collettivo di avvocati?!

le Peace Brigades e il Movimento

sono i Movimenti -e non gli individui- che cambiano il mondo

un po’ di riflessioni nate rispondendo ad un’email su PBI:

“sappi dal primo momento che PBI non cambia il mondo. al massimo aiuta un po’ la gente, pero’ non cambia il mondo, per quello servono i Movimenti e credo di averlo gia’ scritto..

io lo sto prendendo soprattutto come una scuola, cioe’ un anno di pratica in cui imparo parecchie cose utili: tipo l’organizzazione all’interno dell’ufficio, le decisioni per consenso, l’utilita’ di incontrare autorita’ per fare lobby, un po’ di dinamiche di potere all’interno di una “democrazia”, i problemi tipici dei paesi in via di sviluppo nel mondo globalizzato, la vita comunitaria di convivenza e lavoro, il lavoro di rete con le altre associazioni di difensori dei diritti umani e altri accompagnatori del guatemala, ecc..

poi ovviamente vedo anche un sacco di cose che non vanno bene, ad esempio il macello di lavoro d’ufficio che abbiamo: scrivere report, rivederli, scrivere gli articoli per il bollettino, per il pacchetto mensile, scrivere tutto quello che e’ successo nella settimana e inviarlo alla commissione, leggere che ci rispondono commentarlo e rispondere un’altra volta, insomma tra tutto questo alla fine riusciamo a fare accompagnamenti un paio di volte alla settimana, cioe’ due coppie per un paio di giorni ciascuna. (si’, ste cose le facciamo sempre in coppia)
e bisogna accettarlo cosi’ com’e’, piu’ o meno.

poi mi viene da pensare a quando in un’email chiamasti “fregnacce” il lavoro di report, e mi fa pensare che non ti troveresti affatto bene in PBI se non ti sforzi di accettare tutto questo lavoro. pero’ se vuoi provare con PBI devi prenderlo come un: “e’ cosi’ e non lo posso cambiare a mio piacimento. e’ un’organizzazione che esiste in se’ e non si puo’ adattare ai desideri di ogni nuovo arrivato”.. e allora perche’ nonostante tutto ti consiglio di provarlo? ( e te lo consiglio davvero! ) perche’ ci serve per fare movimento, per imparare cose che altrimenti sarebbe difficile imparare, per farsi un po’ le ossa, per avere un’esperienza di organizzazione nel Movimento.
non so come altro dirtelo, pero’ siamo stati dei coglioni -ad esempio nel nostro momento pisano- ad illuderci che “facciamo i veg(etari)ani e cambiamo il mondo!” o “non compriamo le multinazionali e faremo cadere il sistema!” ecc.. tutto come semplici individui. gli individui non cambiano un cazzo e l’evidenza e’ sotto gli occhi di tutti! a meno che tali occhi non siano chiusi!
dice bene chomsky che i poteri forti cercano di nascondere questa verita’ presentando al grande pubblico che in realta’ fu gandhi e gandhi solo -perche’ era molto buono- a liberare l’india, oppure fu martin luther king -che faceva i sogni e parlava molto bene- a “liberare” i neri d’america. il loro sforzo e’ tutto teso ad occultare che non furono i leader bensi’ le organizzazioni a fare il lavoro!

tutti i grandi cambiamenti degli anni 60-70 si ottennero con delle organizzazioni: sindacali, femministe, ambientaliste.. persino la P2 era un’organizzazione, sebbene non democratica e perversa.
ecco, anche questa “nuova idea” sulle organizzazioni la lessi mesi fa in una pagina di chomsky ma e’ qui in guatemala che la sto vedendo per davvero: qui c’e’ un Movimento effervescente e ci sono milioni di sigle per ogni cosa: indigeni, donne, contadini, sindacati, protezione della natura, desaparecidos, ecc…
il buono di PBI e’ che non e’ un movimento, ma ti fa incontrare i movimenti. (e ti fa imparare anche altre cose)
ti consiglio PBI anche perche’ ti permetterebbe di assaggiare un po’ di cio’ che in europa sonnecchia! in europa da un lato abbiamo la rivoluzione istituzionalizzata: i sindacati indeboliti, i partiti delle sinistre senza ideologia e senza coesione, ecc.. dall’altro lato le frange piu’ incazzate che pero’ mancano di una visione profonda e soprattutto organizzazione: studenti di scienze politiche col poster del Che in camera, squatters, post-punk, fan di beppe grillo, fan di travaglio, consumatori critici, risparmiatori energetici, hippie, new age e coltivatori delle “alternative”, bloggers indipendenti, ecc.. tutti col grande difetto di essere INDIVIDUI e non aver ancora capito che bisogna unirsi e fare lavoro insieme, fare azioni comuni.

altro problema grosso che abbiamo nel nostro continente e’ che sono rotti tutti i ponti inter-generazionali. tu con quanti 68-ttini o 77-ttini hai parlato in vita tua? quanti sindacalisti?  non so tu ma io con quasi nessuno, o forse proprio nessuno. e questa e’ una gran debolezza perche’ rallenta molto il processo: ogni volta dobbiamo scoprire l’acqua calda, come fare una riunione, un comunicato, come organizzare il gruppo, la sede, ma anche le idee, la memoria storica di lotte fatte in passato e che hanno dato frutti e che oggi non si tentano perche’ sembrano troppo difficili, ecc..
senza contare altri ostacoli, tipo paure e paranoie tipo “siamo tutti sotto controllo” “ho scritto ‘anarchia’ sul mio blog e quindi verranno a prendermi” ecc.. che pure esistono e limitano molto il movimento, soprattutto le menti piu’ capaci! poi vieni in un paese come guatemala dove DAVVERO ti ammazzano se vai contro gli interessi altrui e vedi leader di organizzazioni che sputtanano in piazza i proprietari terrieri facendo nomi e cognomi, e allora pensi: ma vaffanculo!

per questo e per mille altri motivi ti consiglio di fare un’esperienza in PBI sebbene ci sono molti aspetti che un po’ cozzano con la nostra vecchia indole pisana di SENTIRSI “attivisti”  hardcore: noi che vestivamo alternativo, noi che facevamo la spesa alternativa, noi che ascoltavamo i modena o gli ska-p, noi che ci facevamo mille conferenze sull’iraq e i cpt, noi che ci bruciava lo stomaco per la rabbia, noi che dopo la cena ci guardavamo un film di michael moore, noi che si’ eravamo mille volte meglio dei fighetti di corso italia e camminavamo un metro sopra gli altri perche’ sapevamo quanto era ingiusto il sistema capitalista, noi che abbiamo passato anni cercando nuove idee e poi ci chiedevamo “ma perche’ il mondo ancora non cambia?
oddio “attivisti”, che parola grossa. se penso ai nostri vecchi sogni: eravamo rivoluzionari ma coltivavamo le nostre idee nel segreto delle 4 mura domestiche. mi verrebbe da chiamarci “passivisti”!

ecco: per capire le differenze tra l’alternative-fashion dei cazzoncelli universitari europei e il vero Movimento, quale doveva essere ad esempio il movimento sindacale degli anni ’70 e che non potendolo riprodurre se non in impolverate nostalgie, e avendolo a disposizione in altre parti del mondo dove si’ si sta lottando davvero, per tutto questo ti consiglio di provare PBI.

se poi riesci a trovare un’organizzazione piu’ figa di PBI, con un miglior equilibrio tra presenza sul campo e lavoro d’ufficio, tra l’energia rebelde che ti permette di assorbire e le cose che ti fa imparare relative al mandare avanti un’associazione, ecc.. se trovi un’organizzazione cosi’ ben venga.. e fammelo sapere!!

alla fine non e’ importante se si chiama PBI o amnesty o human rights watch o greenpeace. l’importante per te ora -credo- e’ fare almeno un’esperienza in un’organizzazione e capire che ci dev’essere un Gruppo a portare avanti una lotta!
(a proposito di greenpeace, ho saputo che si sono un po’ seduti sulla poltrona e da loro e’ nata una costola piu’ giovane e estremista chiamata earth first!)”

–|@|–

vedi anche: movimenti popolari e chomsky, come ottenere i cambiamenti sociali, Peace Brigades

Published in: on 20 ottobre 2009 at 23:40  Comments (2)  

un altro paio di video

il primo e’ il trailer di un film-documentario che sta per uscire negli stati uniti e in europa a proposito delle violazioni dei diritti umani e dell’ambiente legate all’industria petrolifera nella foresta amazzonica. sotto accusa sono texaco e chevron oil.
per girarlo ci sono voluti 3 anni di lavoro, e a giudicare dal trailer sembra mooolto interessante.

il secondo filmato e’ stato girato qualche giorno fa sull’isola di lesvos, in grecia, da attivisti del “no border camp” che sono entrati nel CPT e hanno riportato condizioni spaventose:
Stanzoni giganteschi con 150 persone a stanza (capienza massima 40) e un solo bagno. Letti dappaertutto. Un unica grossa finestra. Un caldo soffocantissimo dentro.
Tutti con strane malattie della pelle per via delle condizioni igeniche pietose. (una sola doccia, un solo rubinetto per 150 persone, e a volte manca anche l’acqua)… e il medico un volta alla settinana a visitare tutti i 900 detenuti del centro. Assurdo.

**

Avevo gia’ pubblicato l’articolo quando in tardo pomeriggio mi sono imbattuto in questa perla..

Io comunque so che ragazza sono, conosco i miei valori, e quindi la notorieta’ non mi spaventa affatto
Vertigine da popolarita’? per quale merito speciale, quello di zoccola presidenziale?

E’ stata una sorpresa.. yeah it’s very surprise
‘ndo l’ha ‘mbarato l’inglese, da topo gigio?

Published in: on 8 settembre 2009 at 10:06  Comments (2)  

il venezuela di chavez (parte seconda)

Dopo aver cantato le lodi del governo Chavez, ecco le critiche che ho potuto raccogliere in quasi tre settimane.
Lungi dal pretendere di aver fatto un lavoro troppo serio (che richiederebbe quanto meno di compiere verifiche, dati alla mano in un lavoro di ricerca dal rigore montanelliano) posso al massimo trascrivere cio’ che mi e’ stato raccontato. Relata refero, dicevano i latini.

Chavez controlla l’opinione pubblica attraverso la censura dei mezzi di comunicazione.
Ha chiuso un canale televisivo e diverse decine di emittenti radio che erano apertamente contro il governo. Dopo questi fatti i rimanenti canali hanno dovuto seguire una linea meno ostile.

La presenza del partito dappertutto. Se non sei nel PSUV non lavori (negli incarichi pubblici). Professori antichavisti ora guidano taxi, e c’e’ gente -magari ingegneri- pagati dal governo per raccogliere firme e organizzare marce, eventi, manifestazioni, propaganda per il governo.
Ah, gia’, chiaro, non c’e’ distinzione tra “partito” e “governo”, ormai si identificano. D’altro canto c’e’ da dire che l’opposizione non esiste; e non perche’ ci sia repressione o persecuzione politica: super-divisa si’ e’ annichilita da sola. E anche gli antichavisti confessano che quasi non sanno se e’ peggio Chavez o l’opposizione, ladri e corrotti come e forse peggio dell’attuale presidente.

Quando dico “presenza del partito” mi riferisco anche ad un’altra impressione che ho avuto parlando con molte persone: che Chavez preferisca il colore alla qualita’. Meglio avere persone di fiducia nei posti che contano, meglio avere dei servi che persone di qualita’. Ad esempio quando l’industria del petrolio serro’ gli impianti per due mesi nel tentativo di destabilizzare il paese e rovesciare Chavez, egli subito dopo aver dominato lo sciopero liquido’ i vertici delle suddette industrie e li rimpiazzo’ con personale non all’altezza, per cui si perdettero molti contatti commerciali internazionali, e molto know-how manageriale, il che rende ora l’industria petrolifera (cosi’ come molti apparati dello stato) parecchio inefficienti.
O si pensi al fatto che i vertici delle forze armate e di polizia (si’, a queste latitudini non c’e’ tanta distinzione..) sono pagati molto profumatamente, in modo da tenersi buoni ed evitare qualsiasi tentativo di rovesciamento.
Incarichi dirigenziali pubblici, sono tutti in mano al partito. E nel settore pubblico quasi conta piu’ l’ideologia (e l’adesione al capo) che la professionalita’. Questo chiamo “la presenza appiccicosa del paritito”.

Altra cosa che si nota e’ l’uso di una propaganda (in piazza, in tv, sui muri..ovunque!) scevra di contenuti politici, ricca di slogan tipo “uh, ah, si va!“. L’organizzazione di apparizioni pubbliche, concerti, raduni col solo scopo di fare pubblicita’ al partito e rafforzare il consenso.

La presenza del partito (ad esempio sotto forma di manifesti propagandistici) nei luoghi che in un regime “democratico” dovrebbero essere neutrali, come prefetture, caserme di polizia, ecc..

Ha ampliato l’accesso all’universita’, pero’ al prezzo di introdurre contenuti “politici” (cioe’ indottrinamento) anche in corsi tipo medicina o biologia.

L’elevato tasso di corruzione all’interno del governo e dell’apparato pubblico: polizia, uffici pubblici. Occorre pagare per avere un passaporto, perche’ se non paghi te lo rilasciano dopo mesi. Per l’ospedale bisogna attendere, pero’ se “conosci” passi prima, ecc..

La politica del “dare il pesce senza insegnare a pescare” ha fatto si’ che la gente si sieda ad aspettare cio’ che il governo da’. Ci sono borse di studio per chi si iscrive all’universita’, pero’ occorre solo la firma, e ora molta gente si trova con soldi in mano senza aver fatto nulla.
Mi pare di capire che c’e’ anche un sussidio di disoccupazione che e’ di poco inferiore ad uno stipendio minimo, e per questo molta gente preferisce non lavorare piuttosto che faticare ore e guadagnare solo un pochino di piu’.

Molta gente e’ arrabbiata col sistema del cambio con le valute esterne. Dopo le nazionalizzazioni (di alcune industrie come quella petrolifera) il governo si trovo’ indotto ad approvare alcune riforme per evitare la fuga di capitali dal paese. L’acquisizione di dollari e’ fortemente controllata, cosi’ come l’esportazione di capitali.
Ora il tasso di cambio non e’ libero bensi’ fissato a poco piu’ di 2 bolivares per dollaro, e soprattutto la gente non e’ libera di cambiare quanti dollari desidera bensi’ e’ soggetta ad una limitazione di 2500 dollari annuali.
Si e’ sviluppato un mercato nero dei dollari, che si possono comprare pagandoli fino a 6 bolivares.
Una conseguenza negativa di avere il bolivar cosi’ sopravalutato (a 2 invece che a 6) e’ che deprime le esportazioni, e quindi l’industria nazionale non trova sbocchi sui mercati internazionali e non si sviluppa.
Occorre dire che l’unico prodotto esportato dal Venezuela e’ il petrolio, mentre in campo alimentare e’ un fortissimo importatore (sia per scarsa produzione interna, sia per abbondanza di petrodollari che rendono piu’ comodo comprare cereali e formaggi piuttosto che faticare per produrli). Cio’ ovviamente produce dipendenza alimentare, e soprattutto dipendenza dal petrolio che e’ una risorsa non rinnovabile, nonostante il governo continui a dire che il Venezuela dispone della piu’ grande riserva mondiale.
Inoltre, restringere l’accesso ai dollari e ai capitali internazionali debilita le importazioni (che ovviamente vanno pagate in dollari): cosi’ che molti prodotti che prima erano di facile accesso (indumenti colombiani, marche, prodotti di moda, ma anche tecnologia straniera) ora si fanno piu’ difficili da conseguire.
Resta quindi da chiedersi a che serve un cambio cosi’ sopravalutato. Dopo aver rivolto la risposta a parecchie persone, tra cui studenti o professionisti dell’economia, la risposta piu’ valida che ho ottenuto e’: per mostrare che il Venezuela e’ un paese forte, che il governo funziona e che il bolivar e’ forte, che e’ come dire che non serve svalutarlo, perche’ non e’ vero che gli investitori esteri stanno scappando dal paese perche’ non c’e’ fiducia nella redditivita’ degli investimenti.

Lo stato di “quasi guerra civile” in cui versa la popolazione, troppo polarizzata tra i sostenitori e l’opposizione; e tra i due gruppi c’e’ parecchia tensione.

Ho incontrato parecchia gente tanto alienata dal conflitto (che si fa mediatico, sociale -gia’ perche’ ci sono manifestazioni e scontri-, e poi la presenza ossessionante del dittatore, che ha pure un carattere forte e una certa maniera di presentarsi in pubblico) che preferisce ignorare il problema: spegnere il televisore, dichiararsi neutrale, o non interessata, odiare Chavez senza essere parte dell’opposizione, essere esasperata dal suo potere crescente e dalla sua onnipresenza: nella tv, nella gestione della cosa pubblica, nella vita quotidiana, fino a considerare di lasciare il paese.

Negli ultimi anni sono migliaia le persone che hanno lasciato il paese: verso gli Stati Uniti (Miami e’ l’idolo delle folle, specie quelle che quotidianamente invadono i centri commerciali), l’Europa, o qualunque angolo del mondo.
Sono molti giovani, laureati, fuga di cervelli insomma.
E l’unica ragione per cui spesso ritornano -disillusi- e’ l’attaccamento alla famiglia e il fatto che nei posti dove vanno le distanze sociali sono troppo grandi e la gente che li circonda e’ troppo fredda, troppo rigida e organizzata. La nostalgia li ricaccia nel loro vecchio paese.

Si mormora (ma non ho ancora nessuna conferma ufficiale) che sia in preparazione una legge per cui i figli saranno potesta’ dello Stato. Probabilmente e’ una voce di corridoio messa in giro dai media (in gran parte schierati con l’opposizione, cioe’ l’elite economica e vecchia padrona del Venezuela) per terrorizzare la gente e fomentare il malcontento.

Altro fenomeno preoccupante e impressionante e’ l’aumento dei crimini negli ultimissimi anni. Nei paesini dove fino a cinque o dieci anni fa la gente si sedeva per strada ad approfittare della frescura serale, ora la gente ha paura, e vive rinchiusa in casa a partire da una certa ora.
Furti, omicidi, gente armata: cose che prima non c’erano.
E nella capitale e’ ancora peggio: se prima camminavi “con gli occhi aperti” ora cammini “con paura”.
Quello che prima era uno scontro verbale, o al massimo fisico, ora si risolve a colpi di pistola. E la gente ammazza come nulla fosse, e non c’e’ punizione. Chiaro, non sto parlando della gente comune, quella e’ buona in tutto il mondo; mi riferisco a “quei pochi” per colpa dei quali tutto il resto ha paura.

Ho cercato spiegazioni e non ne ho trovato nessuna soddisfacente, cioe’ che colleghi il cambio di governo con l’aumento della criminalita’ non organizzata.
C’e’ chi dice che ora la gente si e’ trovata soldi in mano e ne vuole di piu’. C’e’ chi dice che regna l’impunita’ e che dopo aver ammazzato impunemente la prima volta, ora ci provano gusto e tornano a farlo per estorcere denaro o per il desiderio di dominare. C’e’ chi dice che e’ aumentata la corruzione nelle forze dell’ordine, che sono loro stessi i ladroni, o magari parenti dei criminali. C’e’ chi adduce spiegazioni ancora piu’ fantasiose.

Insomma una situazione davvero pesante, in un paese che mi sembra in declino. I successi di cui parlava Keegan nella sua lettera appaiono come deboli spiragli di luce in un contesto di mala gestione del paese.
Non so se l’ALBA portera’ a qualcosa (di certo me lo auguro), ne’ so se questa forma di educazione popolare e’ piu’ capace di elevare il popolo o di indottrinarlo. Di sicuro l’asfissia berlusconiana e la rabbia che porto dentro non mi fanno tollerare che si metta il bavaglio sui mezzi di comunicazione. Infine, la fallimentare gestione economica e’ un errore che prima o poi si paghera’.
Non e’ facile costruire la prosperita’ di un paese, ma in un paese ricco di risorse come il Venezuela questa dovrebbe trattarsi di un obiettivo di non difficile portata, per una classe dirigenziale rivoluzionaria che ambisca a chiamarsi tale.

Published in: on 1 settembre 2009 at 00:47  Comments (3)  
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il venezuela di chavez (parte prima)

Analizzare il Venezuela e’ un lavoro incredibilmente difficile, e cio’ lo si deve principalmente al fatto che:

  • il processo rivoluzionario va avanti da piu’ di 10 anni, ed e’ difficile cogliere le verita’ in circa due settimane;
  • l’opinione dei cittadini e’ fortemente polarizzata. la gente o ama chavez o lo odia, e non ci sono mezze misure;
  • ogni fenomeno complesso (e un movimento politico di questa portata lo e’ sicuramente) presenta aspetti positivi e negativi.

Nonostante cio’ desidero riportare qui almeno quei pochi frammenti che sono riuscito a raccogliere. Lo faro’ iniziando dagli aspetti positivi, e lo faro’ traducendo un’email di un amico australiano che sintetizza perfettamente i motivi per cui si dovrebbe essere entusiasti della rivoluzione chavista.

[l’articolo in lingua originale lo potete trovare qui: http://www.zmag.org/blog/view/3588 ]

Atillo,

che bello sapere che sei in Venezuela. La prima volta che ci andai ero anch’io alla ricerca di un’esperienza di vita reale di cio’ su cui stavo leggendo. Cio’ che leggevo era a proposito di dare potere al povero su una scala locale e riaggiustare l’economia a livello nazionale e internazionale per avere risorse per dare potere al povero e uscire dalle pretese del capitalismo..

Quando sono arrivato li’ ho visto gente per strada (senzatetto), magari non quanto in Colombia, pero’ sicuramente non di meno. Ho visto spazzatura e un’economia informale molto diffusa. Ho visto prezzi molto alti.

Ho visto anche universita’ nuove che sono libere di creare queste istituzioni sotto valori ideologici nuovi, e per me e’ come un miracolo contro l’onda che ha spazzato via l’istruzione gratuita in Europa e l’ex blocco sovietico.

chavezHo visto cliniche nuove con medici cubani e studenti venezuelani in posti dove i medici d’elite ci andavano solo se costretti con la forza, come parte dei loro studi. Ho incontrato studenti che come parte dei loro corsi in ingegneria stavano lavorando con progetti nei quartieri poveri. Miracoli.

Ho incontrato dei giovani, figli di genitori poveri, che erano i primi nella storia della loro famiglia ad andare all’universita’. Volevano essere insegnanti, avvocati e dottori.

La polarizzazione e’ in molti casi inevitabile quando la societa’ prende coscienza. Alcuni vanno verso il cambiamento, altri cercano di mantenere quello che hanno. Nella maggior parte dei casi questo accade lungo i binari delle divisioni di classe e razza, ma non sempre. Ci sono un po’ di bianchi chavisti, e un po’ di neri anti-chavisti.. questo si deve alle radici coloniali che non sono mai state rimosse.

All’atto pratico hanno liberato il paese dall’analfabetismo, e le loro missioni per l’educazione sono state lodate dall’Unesco.. ogni individuo in Venezuela ha l’opportunita’ di partecipare a programmi per uscire dall’analfabetismo e studiare fino all’universita’ gratis, durante 10 anni.

I casi di poverta’ sono stati drasticamente ridotti. La salute migliorata. La disuguaglianza combattuta. La qualita’ dell’acqua migliorata. C’e’ ancora molta strada da fare, ma questo governo non ce la fara’. Molti dei processi, specialmente il problema delle case puo’ essere risolto solo dalla partecipazione popolare che sta diventando sempre piu’ utile in un paese la cui popolazione alienata viveva sotto la dominazione neoliberale.

Petrolio, cemento, elettricita’, acqua, telecomunicazioni, strade, sanita’, medicine e educazione: tutto cio’ appartiene ora alla popolazione. In questo senso se le persone elette li gestiscono male, le persone sono sempre piu’ in grado di rimuoverli.

Il loro sistema e’ in fase di costituzione verso una democrazia partecipativa, per farla finita con il sistema di elezioni ogni 4-7 anni con zero possibilita’ di partecipazione tra un’elezione e l’altra. Una delle maniere piu’ efficaci e’ che ogni carica eletta puo’ essere rimossa dalla sua posizione.. incluso il presidente. Per farlo le persone devono raccogliere delle firme, se non sbaglio il 15% degli aventi diritto al voto, cosi’ da invocare un referendum per rimuovere o mantenere l’eletto in questione. Successe proprio con Chavez, pero’ vinse di una misura molto maggiore della prima elezione, cosi’ non hanno ripetuto il referendum.. magari lo faranno l’anno prossimo quando passa la meta’ del mandato.

Chavez in se’ e’ una figura chiave in Venezuela, ma la rivoluzione comincio’ con Caracazo nel 1989. Fu il primo e piu’ forte rigetto del neoliberalismo che il mondo ha visto. Migliaia furono uccisi nella repressione e ci furono danni per milioni di dollari, il popolo aveva parlato e il governo aveva risposto. Fu sulla cresta di quest’onda che Chavez guadagno’ l’appoggio nel 1992, quando tento’ un colpo di stato militare. Gli fu dato un minuto per parlare in tv, e in quel minuto divento’ un eroe nazionale. Fu imprigionato e rilasciato dal presidente, in un tentativo di legittimare se stesso e il sistema, con un popolo sempre piu’ inquieto che si agitava li’ sotto. Quando fu rilasciato giro’ il paese quattro volte, insieme ai movimenti sociali, e fu scelto come candidato di una larga coalizione. La coalizione fu una benedizione e una maledizione, perche’ eredito’ un sacco di burocrati.. Negli ultimi 10 anni il paese e’ uscito dalla fossa dell’economia neoliberale che favoriva le elites con stile di vita di Miami, mentre il resto della popolazione lottava abbandonato nelle proprie macerie.

Quello di Carazco fu l’evento piu’ importante in tutto cio’ (e non fu solo in Caracas, bensi’ anche in molte altre citta’).. in egual misura nel 2002, quando ci fu un colpo di stato il popolo di nuovo si fece sentire. La rivoluzione e’ molto piu’ grande di Chavez. Venezuela non accettera’ mai piu’ il cammino che desiderano le sue elites. I suoi sostenitori (della rivoluzione) sono sempre piu’ istruiti e sono incoraggiati a sviluppare le loro esperienze lette e vissute.. l’istruzione e’ un pilastro del movimento, ancor piu’ delle riforme economiche.

La rivoluzione agricola e il tentativo di creare un paese autosufficiente sono due aspetti che hanno richiamato la mia attenzione. Se hai la possibilita’ di viaggiare per la campagna e visitare una comune o un centro agricolo per favore fammelo sapere. L’agricoltura era allo sbaraglio quando Chavez arrivo’; il governo venezuelano aveva abbandonato il paese in termini di infrastrutture: strade, scuole, sanita’ negli anni 40 perche’ la loro creazione del benessere dipendeva dal petrolio.. L’autosufficienza, e rendere la vita in campagna vivibile e’ stata una delle principali sfide che l’amministrazione Chavez ha scelto. Dal punto di vista ecologico, economico e della difesa, la produzione e’ un fattore chiave, pero’ le personali radici di Chavez in campagna hanno probabilmente qualcosa a che vedere con questo. Caracas e’ ridicola e le citta’ attorno ad essa mantengono la maggior parte della popolazione, mentre pianure vaste e fertili rimangono incolte perche’ la vita li’ non soddisfa i bisogni della gente. Chavez stesso fu costretto ad unirsi all’esercito, e andare nella citta’ per ricevere l’istruzione. Egli ama la campagna e vede il bisogno di un’inversione del trend della migrazione urbana. Personalmente questa e’ una delle componenti piu’ ambiziose e importanti della rivoluzione. Io voglio vivere lo stesso processo, e penso che e’ fondamentale per creare un pianeta vivibile.

Potrei continuare tutto il giorno, mate.

Il mondo sta andando nella direzione sbagliata, il capitalismo richiede competizione per le risorse e guerra. Un pacifista che vive contento sotto il capitalismo non e’ un vero pacifista. Il capitalismo nel suo bisogno di consumismo strappa via le culture e le lingue nella stessa maniera in cui l’agricoltura crea deserto dalla terra fertile e estingue specie senza neanche venire a conoscenza della loro esistenza.

Iniziare con un rifiuto e’ un buon inizio. Da qui devi considerare che i cambiamenti non possono essere forzati e non possono avvenire da un giorno all’altro. La gente deve essere istruita e diventare soggetto nel processo del cambiamento. Chavez non puo’ far nulla, tutto cio’ che puo’ fare e’ provare a creare un ambiente in cui le persone possono appropriarsi di questo sistema sanguisuga. La gente lo sta facendo. E’ la nostra unica speranza. Non esiste il processo perfetto, pero’ in principio sono d’accordo con il processo bolivariano dell’ALBA e il cammino venezuelano.. Sono d’accordo con la via che sta percorrendo, nonostante ha bisogno di continuare per “girare la ruota” lontano dal capitalismo.

Il processo di cambiamento e’ sotto attacco. Principalmente per parte della propria elite e dei media. L’opposizione che vuole il ritorno del modo di sfruttamento e distruzione ha l’appoggio della CIA e di altre ONG che sono sostenute da governi e interessi privati. Anche l’Unione Europea ci mette del suo. La storia e’ chiara su cio’ che succede a chiunque esce dal sentiero dei grandi interessi corporativi.. 10 anni e’ un miracolo. Non credo possa essere annullato.

Ci sono alcune persone povere che sono contro Chavez.. hanno le loro ragioni. Dovresti provare a chiedere a quante piu’ persone puoi cosa pensano. Se incontri qualche colombiano o peruviano che vive li’ potresti ottenere un po’ di verita’.

Se ancora accetti lo stile di vita europeo allora avrai difficolta’ a trovare qualcosa di piacevole in Venezuela. E se lo collochi nel contesto della situazione globale attuale credo che ti risultera’ difficile non vedere che e’ il processo piu’ ricco di speranze che il mondo abbia visto negli ultimi duecento anni.

Il mio piccolo contributo condensato come ho potuto!
Keegan

Un sito interessante:
http://www.venezuelanalysis.com/indicators
http://www.venezuelanalysis.com/

Qui sotto un video che ritrae alcune case popolari costruite da Chavez per famiglie che vivevano nelle baraccopoli, in case di lamiera e cartone. Sono moduli prefabbricati, delle villette unifamiliari in lotti di terra organizzati che includono centri di assistenza medica, educativa e per riunioni cittadine locali.

Questo articolo continua qui:
https://piccoloverdeelfo.wordpress.com/2009/09/01/il-venezuela-di-chavez-parte-seconda/

Published in: on 29 agosto 2009 at 00:30  Comments (5)  
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utopisti, pragmatici e deficienti..

oggi pensavo accordi di lome’, di cotonou, che reggono le relazioni economiche tra europa e africa, e pensavo a quanto siamo ignoranti noi pseudo-attivisti in europa, persi coi nostri neroogle, newage, consumo critico, buonismo e boiate simili..
non siamo utopisti, siamo deficienti.

i veri utopisti sono i neoliberisti, che credono che un sistema basato sull’egoismo e sul profitto individuale possa portare al benessere collettivo.

a questo punto gli unici rivoluzionari sono gli stra-pragmatici che in questo momento stanno studiando i suddetti accordi, carta alla mano, e la storia delle istituzioni monetarie e finanziarie di europa, stati uniti, germania e giappone degli ultimi 50 anni..

Published in: on 29 luglio 2009 at 19:19  Comments (8)  
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