101 idee per cambiare il mondo

AGGIORNATO! v. in fondo!

Un semplice prontuario

A chi non è mai capitato di aver costituito una solida organizzazione, avere una certa quantità di persone ben determinate a fare di questo mondo un mondo migliore, una sede per riunirsi, solide risorse economiche, e poi fermarsi di fronte alla domanda “che possiamo fare?!”

Questo “prontuario” fornisce una piccola serie di spunti positivi per chi è “a corto di idee”

1. Fare teatro politico nelle strade e nelle piazze con le tecniche del teatro dell’oppresso.

2. Tradurre in inglese gli editoriali di Minzolini al tg1 e aggiungere i sottotitoli ai video in youtube.

3. Costituire una “scuola del tutto” in un quartiere disagiato e mettersi a disposizione dei ragazzi che vogliono apprendere spontaneamente ciò che più gli interessa.

4. Fondare un’ “impresa etica” con cui finanziare le attività della tua associazione. Potrebbe essere una mensa vegan a 200 mt da un’università, una cooperativa di installazione di pannelli fotovoltaici e termici, o una fattoria che produce e vende verdure biologiche.

5. Fornire alla suddetta fattoria un accesso comodo al mercato attraverso un GAS.

6. Creare dei gruppi di studio su tematiche politiche ed ecologiche e agire un po’ come un think tank che cerca di influenzare le decisioni amministrative delle istituzioni.

7. Fare un’indagine di recupero della memoria storica e della vita di una città intervistando persone di distinte generazioni, poi elaborare i contenuti in un libro o un film.

(altro…)

Published in: on 31 luglio 2010 at 01:58  Lascia un commento  

attilio-mondobastardo 1-0

(sottotitolo “ricerche sull’economia del gratis“)

Ieri mi sono preso una delle soddisfazioni che probabilmente sono in pochi a potersele permettere: avere cosi’ tanto tempo libero da.. buttarlo!

squatto, e per soddisfare il mio bisogno di dormire non girano soldi.

riciclo il cibo che i supermercati buttano, nonostante sia ancora buono: e per il mio bisogno di mangiare non circolano soldi.

e se ne ho voglia, lavoro anche gratis!
ho lavorato non-pagato per una fiera del commercio equo:
perche’ non c’e’ bisogno di ricevere soldi per lavorare,
perche’ non c’e’ bisogno di ricevere soldi per avere soddisfazione,
perche’ per altri ho buttato il mio tempo, e invece nell’economia del gratis ho fatto la cosa piu’ normale del mondo: da una parte ti arriva cio’ di cui hai bisogno, dall’altra dai per altri a cui puoi essere utile,
perche’ non e’ detto che deve girare tutto intorno al denaro, che odio odio odio come le catene dell’umanita’.

denaro soldi stipendi paghe costi prezzi comprare vendere commercio lavoro salariato dipendenti padroni capitalisti capitali interessi debiti mutui casa bisogni sofferenza fatica dovere sforzo catene capo chino ingranaggi macchina il sistema odio odio odio quello che siamo diventati!

fiammaWWOOF COUCHSURFING BANCA DEL TEMPO ECONOMIA DEL DONO GRATUITA’ COOPERATIVE SUSSISTENZA!

non si scherza col lavoro. non si scherza con la vita.

RICORDIAMO CHE I BISOGNI SONO BISOGNI E VANNO SODDISFATTI anche se mancano quei dischetti dorati chiamati soldi!! non si da’ un prezzo ai diritti! non si monetarizza l’aria!

VOGLIO UN MONDO SENZA SOLDI!!

Published in: on 23 novembre 2008 at 01:51  Comments (1)  
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verso un’economia “gratis”..

buonasera a tutti e a tutte, cio’ che provero’ a raccontare e’ qualcosa di non ancora ben strutturato. e’ piuttosto un insieme di concetti, una nuvola di idee affini attraverso cui si intravede qualcosa di bello, ma che ancora -vuoi per una logica troppo coi piedi per terra- non riesco ad afferrare per bene.

sto parlando dell’economia “gratuita”, dell’economia “senza denaro”, della freeconomy.

qualcosa c’e’ gia’ a questo mondo: l’ospitalita’. se andate su couchsurfing.com scoprirete che ci sono quasi un milione di persone che offrono e ricevono ospitalita’ in tutto il mondo. persone che si conoscono, si incontrano, culture che si scambiano, esperienze divertenti che accadono in questo mondo grigio, ci sono sognatori e scroccatori.

poi ho sempre pensato che uno dovrebbe essere libero di spostarsi e avere un facile inserimento in un nuovo posto. per la produzione potrebbero esserci degli “organizzatori”, mentre chi arriva potrebbe “partecipare” al lavoro e ricevere in cambio da mangiare e da dormire. questo esiste gia’, almeno nell’agricoltura, e se andate su wwoof.org scoprirete che e’ possibile scegliere migliaia di posti in tutto il mondo dove lavorare alla pari per un po’, nel campo dell’agricoltura biologica.

poi c’e’ quel piccolo-grande miracolo che e’ wikipedia: qualche anno fa le enciclopedie si chiamavano Omnia ed Encarta, e nulla potevi fare per avere un’enciclopedia al computer se non copiartela (illegalmente). ora wikipedia non solo e’ 10mila volte piu’ grande e ricca, ma e’ anche gratis.
ora che wikimedia foundation sta cercando soldi ha tirato fuori questo motto: “Immagina un mondo in cui ciascuno possa avere libero accesso a tutto il patrimonio della conoscenza umana.” beh, questo rende bene il concetto!

anche linux e’ gratuito! ed esiste perche’ migliaia di programmatori in tutto il mondo hanno donato tempo ed energie per farlo. e’ stato (ed e’ tutt’ora) un regalo all’umanita’, un impegno di alcuni affinche’ in tanti potessero godere di un certo servizio.
idea
mille altri esempi si potrebbero fare a proposito dell’autostop (o se vogliamo car-sharing), bike sharing, e una miriade di servizi urbani tipo accesso gratuito ad internet, libero “godimento” di parchi e spazi verdi, mare, spiagge, paesaggi, mense dei poveri, banche del tempo, LETS (v.), scec (v.) e valute complementari (v.), centri sociali, ciclofficine, cinema, teatro, corsi, tool-sharing, ecc..

~”~

il pubblico non e’ piu’ di moda

un dato che mi sconcerta un po’ e’ che nelle migliori ambizioni degli attivisti contemporanei ci sono forme “utopiche” di economia gratuita, ma tutte rientranti nell’ambito “privato”. sembra che pretendere le cose non sia piu’ di moda.

lo spirito delle iniziative appena citate si limita a pensarle come un dono volontario da parte di alcuni verso altri. sembra che non dobbiamo contare su altre risorse che non siano le nostre.
possiamo fare scambio-lavoro (wwoof), fundraising (fondazioni, wikipedia) o semplice gratuita’ (reti di ospitalita’) ma non pensiamo che certe cose ci spettano, e le paghiamo coi soldi dei ricchi.

puo’ sembrare assurdo (e infatti l’ho scritto in un linguaggio volutamente provocatorio) tuttavia in passato non era cosi’. ragionare in questi termini era.. di moda.
si decise che la scuola dovesse essere libera, pubblica e gratuita.
era appena finita la guerra, e le forze che avevano sconfitto il fascismo (o che gli erano sopravvissute) si riunivano in assemblea costituente per dire che la sanita’ e l’istruzione erano diritti di tutti i cittadini, quindi pubbliche e gratuite.

non: “aspettiamo che ci siano i volontari che insegnano e curano”, ma “usiamo un sistema progressivo di tassazione e con quei soldi pretendiamo che lo stato organizzi un servizio di cui dobbiamo godere tutti in egual maniera”

c’era un tempo in cui si sentiva che i poveri avevano un diritto sulle proprieta’ dei ricchi, e per questo si parlava di “funzione sociale della proprieta’ privata” (art. 42 Cost) e per questo il nostro sistema di tassazione e’ progressivo e non proporzionale (art. 53 Cost).
Per questo esiste il principio di sussidiarieta’ (art. 119 Cost) e io mi ricordo che
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.” (art. 3 Cost)

Sono parole sovversive che oggi non metteremmo in bocca nemmeno al noglobal piu’ radicale. Eppure sono nella costituzione. Sono parole forti: e’ COMPITO della repubblica..

anni e anni di propaganda liberista hanno affermato la legittimita’ della disuguaglianza e della poverta’, e noi popolo ci siamo anche dimenticati di avere certi diritti, pensiamo che certe cose non ci spettino piu’ e ce le dobbiamo “guadagnare col sudore della nostra fronte”. ci siamo dimenticati che ci erano stati promessi nel 1947.

ecco dove sta l’errore: “il sudore della fronte” significa “il lavoro”, a cui corrispondono dei soldi.
e monetizzare una risorsa significa assegnarle un prezzo, il che esclude automaticamente una fascia della popolazione dalla fruizione.
cosi’ e’ per la scuola, la sanita’, l’acqua ed i trasporti.
nel ’47 questo lo si sapeva bene. oggi, dopo 60 anni di “scienza”, a quanto pare ce ne siamo dimenticati.

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so what?

c’e’ da lavorare.. su piu’ fronti.

prima di tutto per non perdere i servizi pubblici che avevamo. fermare la riforma gelmini ammazzascuola, fermare la privatizzazione dell’acqua, ripubblicizzarla e perche’ no, tornare al tempo in cui i biglietti dei treni costavano poco.
difendere il sistema sanitario migliore del mondo.

e poi c’e’ da organizzare altre forme di gratuita’ (assoluta, scambio-lavoro o tramite donazioni a seconda dei casi) in diversi campi, come dicevo all’inizio del post vicino alla lampadina. ideuzz!

I… tanti comandamenti del perfetto consumatore

A volte al supermercato mi sembra di avere piu’ precetti di un ebreo osservante superconvinto!!

Scrivo con ironia, ma e’ davvero cosi’ che dovremmo comportarci per contrastare (o almeno non-contribuire) ad un sistema perverso, che riesce a vendere l’impossibile e l’indecente solo perche’ costa di meno, o perche’ e’ attraente.
L’economia moderna e’ la dimostrazione di come il capitalismo possa produrre danni enormi sulle persone e sull’ambiente e tutto solo per inseguire la legge del profitto.

Se Mose’ fosse ancora vivo, Dio gli avrebbe dato le “Tavole 2.0”, che qui trascrivo:

1. Non comprerai cio’ che contiene pezzi di animali o loro derivati

2. Non comprerai da multinazionali, cio’ che e’ sotto boicottaggio o comunque cio’ che e’ fatto da grosse aziende

3. Non comprerai frutta e verdura fuori stagione, i frutti tropicali o comunque cio’ che viene da troppo lontano

4. Non comprerai OGM, e cercherai di tenerti sul biologico

5. Non comprerai cio’ che e’ confezionato singolarmente, cio’ che ha troppi imballaggi e comunque troppo packaging

6. Non comprerai cio’ che ha conservanti, coloranti, glutammato monosodico e altre cazzate

7. Non comprerai cio’ che e’ fatto da lavoratori malpagati, sfruttati o comunque in pessime condizioni di lavoro

8. Non comprerai cio’ di cui non hai stretto bisogno, o comunque cio’ che fa parecchia pubblicita’

9. Preferirai lo zucchero di canna, il riso e la farina integrali a quelli raffinati. Preferirai la verdura fresca a quella surgelata; l’insalata intera a quella lavata e imbustata; la frutta fresca alla marmellata

10. Non comprerai cio’ che e’ fatto con processi produttivi spreconi e inquinanti

stupidopilo e le elezioni

Arrivò il tempo delle elezioni e Stupidòpilo si trovò a dover scegliere quale candidato votare. Nonostante morisse dalla voglia di andare all’Auchan a contribuire alla spirale dell’economia, tuttavia decidette di sedersi davanti alla tv e da buon cittadino scegliere chi avrebbe contribuito di più a far crescere i fatturati di questo paese.

Per primo parlò un omino. Prometteva la privatizzazione di beni e servizi, come l’acqua ad esempio. E Stupidòpilo rifletteva: dare un prezzo all’acqua?! Mi sembra un’assurdità inconcepibile!
Ma poi pensò: così facendo, qualcuno potrà venderla, guadagnarci, fatturare, sono soldi, mercato, crescita, PIL!! i suoi occhi brillarono di commozione..
Introducendo il denaro magari i prezzi dell’acqua sarebbero aumentati, e qualcuno non avrebbe potuto permettersela, ma il mercato era avvantaggiato e Stupidòpilo se ne rallegrava.

Poi parlò l’omino delle grandi opere. Disse che erano cose importanti per stare al passo coi tempi, che incrementavano i trasporti e il commercio.
Per un attimo Stupidòpilo si chiese come queste cose potessero giovare alla sua vita quotidiana, se alla fine gli sarebbe entrato in tasca qualcosa o avrebbe ricevuto dall’affare solo più inquinamento e più rumore..
Ci pensò solo per un attimo, poi il potere ipnotico delle parole “commercio” e “sviluppo” lo fece immediatamente desistere da queste idee da disfattista e sovversivo.
A dir la verità un po’ si chiese se avesse senso un fiume di soldi per la mafia, e se servisse costruire un ponte in un’area dove la Salerno-Reggio Calabria è in costruzione da trent’anni; gli venne qualche dubbio, ma il politico dalla tv ripeteva di nuovo e a voce più alta che l’opera era importante per la crescita e questo bastò a fugare ogni dubbio, perchè finchè c’è crescita c’è speranza.

Apparve un omino a parlare di equità sociale. Diceva che non ha senso produrre se la ricchezza non arriva a tutti. Proponeva alte tasse per i ricchi e servizi sociali gratuiti per tutti.
Stiamo scherzando?! Questa cosa Stupidòpilo proprio non la concepiva!! Chissenefrega a chi va la ricchezza, l’importante è che il PIL cresca!!
Forse ci saranno i super-ricchi che andranno nelle cliniche private e manderanno i figli nelle scuole private, saranno protetti da polizia privata e avranno la loro personalissima assicurazione-che-copre-tutto; e dall’altra parte i poveracci precari sfruttati e malpagati, senza accesso agli ospedali, con i figli nelle scuole peggiori.. insomma un po’ come funziona negli USA.. ma guarda che PIL!! puoi comprare e vendere di tutto e ci sono milioni di poveri.. sono la superpotenza mondiale e gli ospedali ti sbattono la porta in faccia se non sei assicurato.

Ascoltò un po’ tutti i comizi e alla fine si sentiva un po’ confuso. Tuttavia si rallegrò che tutti i politici avessero a cuore il tema della “crescita”: ciò gli toglieva l’imbarazzo della scelta e si sentiva leggero.
Sembrava che ogni colore politico affogasse nell’utopia della crescita ogni ideologia e disputa: quando si cresce si sta bene tutti.
“Per fortuna che – almeno in questo paese – non devo temere quei pazzi della decrescita!! Per  fortuna quelli lì non hanno rappresentanza tra questi partiti!!”

Proprio mentre pensava queste parole, lo spirito della madre terra si impossessò del televisore e parlò:
“Bestia! Mi sono rotta i coglioni di sopportare quello che mi state facendo! Tagliate i miei fratelli alberi e mi immerdate di rifiuti!!
Ho disposto altri 30 anni di petrolio, poi non avrete più energia!
Smaniate per la crescita ma state impazzendo tutti, e quando smetterò di rifornirvi di rame e ferro,  quando non saprete come trasportarvi, come concimare, come arare, allora col cazzo che parlerete di crescita!”

Stupidòpilo ascoltava la scatoletta posseduta ed era esterrefatto. Non aveva parole.

Il racconto che avete appena letto appartiene alla “Saga di Stupidòpilo

In rete ho trovato un ottimo filmato che si chiama La storia delle cose. Parla di come funziona il sistema, cos’è il consumismo, l’impatto delle cose che acquistiamo, i rifiuti..
Lo trovate qui, e questo è il link diretto: download.

sono tornato!

Buongiorno a tutti e a tutte, cari lettori un po’ trascurati del mio blog!! 🙂

Sono a Pisa, ospite di Stefy e Marco e sto passando un periodo di riflessione. Sono stato dagli elfi, poi a fare un corso di agricoltura sinergica vicino Bologna, ed ora nella città della torre pendente.
Ho incontrato persone, fatto cose (no, non è un film di Nanni Moretti..), imparato di nuove, mi sono illuminato un po’ di più, e ho assistito all’interminabile giro della ruota delle emozioni 🙂 !

Ora sono in fase di lettura, di studio, un po’ meno naturalista, un po’ più ascetico-meditativo.. e mi va bene così!
Un po’ meno sud america, un po’ più india.. chissà che un giorno mi decido ad andarci davvero!

*

Libri

Qualche consiglio. Ho letto di recente gli scritti di Tolstoj. Ma non quello di Anna Karenina o di Guerra e pace, bensì degli ultimi tempi, cioè di quando ebbe una svolta nella sua vita e decise di abbandonare i lussi per fare la scuola ai figli dei contadini.
Scrisse di stato, anarchia e autogoverno, di ciò che noi chiameremmo “disobbedienza civile”, o “resistenza passiva”, scrisse di igienismo, di alimentazione vegetariana, delle guerre e del potere, e i suoi libri furono di grande ispirazione per Gandhi. Si può dire che Gandhi nasce da Tolstoj. Ovviamente il Mahatma nasce anche dai testi vedici, Thoreau, il vangelo, più -credo- un miliardo di altri libri e soprattutto l’esperienza diretta col miracoloso mondo su cui tutti viviamo.
Di Tolstoj in italiano si trovano “Il regno di Dio è in voi”, “Tolstoj verde” e “Una rondine fa primavera” (quest’ultimo è quello che ho letto io)

Un’altro libro carino che ho trovato è “Il mercante d’acqua” di Francuccio Gesualdi. (lo stesso autore di Sobrietà, di cui avevo parlato in un altro post)
Si tratta di un romanzo, molto molto carino. Potrei definirlo politico come La fattoria degli animali di Orwell, profondo come Il piccolo principe (e diciamolo anche, il calibro stilistico di un elenco telefonico. diciamo che non è il massimo come opera letteraria)
Nonostante tutto Gesualdi fa un prodigio, cucina una prelibatezza esaltante e capace di trasmettere emozioni fino a commuovere, con gli ingredienti suoi soliti: il nostro mondo, i consumi, i valori, lo stile di vita, la sfida del cambiamento..
Davvero davvero bello.

*

Piccola riflessione..

.. sui tempi che corrono, of course. Il raccontino ce lo metto io, la riflessione ce la mettete voi.

– Mi dica Sire, mi ha fatto chiamare?

– Voglio sapere se tutto è sotto controllo. Cosa vogliono i miei sudditi?

– Lavoro.

– Cos’hanno?

– Paura.

– E cosa fanno?

– Consumano, mio Sire.

– Perfetto!

Sobrietà

sobrietàCiao a tutti e a tutte!

Sto leggendo un libro fantastico! Sobrietà, di Gesualdi (sì, lo stesso della Guida al consumo critico)
A confronto No logo di Naomi Klein gli fa un baffo..

Peccato soltanto che abbia un titolo così.. sobrio! Il guaio è che suona male, ma il libro in sè è potentissimo. Come sintesi, ampiezza e vigore degli argomenti è paragonabile al Manifesto del partito comunista di Marx ed Hengels.
Consumismo, ricchezza, spreco, divario Nord-Sud, problemi ambientali, problemi sociali delle nostre città atomistiche, proposte alternative, distretti solidali, economia partecipata, banche del tempo, comitati di quartiere.. questi ed altri sono i temi trattati nel libro.
Racconta davvero di un “nuovo modello di sviluppo”. Propone alternative, iniziative..

Mi piace soprattutto perchè mentre lo leggo mi ispira, mi fa pensare, mi fa immaginare a cosa si potrebbe fare per..
Dà idee, spunti, racconta fatti e problemi. E poi mette dentro davvero tante cose!

L’ho quasi finito.. a chi lo passo dopo? E’ da un po’ di tempo che ho deciso che non voglio conservare i libri che leggo: non mi è mai capitato di rileggere un libro.
Da ora in poi preferisco passarli, per farli leggere, perchè è meglio che le idee cìrcolino. Chi lo riceve può o tenerselo o darlo a sua volta a qualcun altro..
allora, chi lo vuole?

Published in: on 11 febbraio 2008 at 19:27  Comments (5)  
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cenere e fiori

ovvero

Come il fallimento del sistema “capitalista” porta alla formazione di nuovi principi-guida

(un altro di quei post che può indurre sonnolenza)

voglio riassumere i principali princìpi a cui si dovrebbe ispirare il mondo degli ecovillaggi, delle comuni agricole e dei neorurali.
quello in crisi è il sistema capitalista, ma potremmo anche chiamarlo: cittadino, liberista, grigio, borghese, consumista, perbenista.
non sono in crisi i “ricchi”.. loro se la spassano. quelli che stanno male sono le persone e l’ambiente. insomma il sistema capitalista ha deluso le speranze dell’umanità e rappresenta una seria minaccia per la sopravvivenza del pianeta.
non mi va di parlare di crisi, tutti hanno qualcosa di cui lamentarsi. preferisco parlare di alternative. eccone le basi:

anarchia. ma se avete problemi con le parole possiamo chiamarla panarchia, o meglio assenza di un governo centrale così come lo conosciamo oggi (democrazia rappresentativa), autogestione, decentralizzazione.
nessun pensatore illuminista ha mai teorizzato la democrazia elettiva e questo sgorbio è un incidente di percorso sulla marcia umana verso la libertà.
i risultati si vedono: in italia sì è creata una casta lontana dalla vita quotidiana della gente. sanno che anche se perdono devono solo aspettare qualche anno per tornare al potere.
un altro difetto è che si votano le persone e non le proposte, quindi se non trovo un partito che mi rispecchia in campo economico, di diritti civili, ecc.. non sono realmente rappresentato. inoltre la lotteria avviene una volta ogni 5 anni, poi si delegano le decisioni e si torna a casa sperando che l’italia vinca i mondiali.
ancora peggiore è la situazione negli stati uniti, dove la gente può scegliere tra due partiti che differiscono nelle sfumature.

la guerra in iraq ha messo in evidenza come i governi possano procedere in azioni belliche (ricordiamo che la guerra è una delle cose più brutte che ci siano) anche contrariamente alla volontà di milioni di persone schierate contro, oltre che quel pezzetto di carta chiamato costituzione

il problema è che i cittadini non hanno la possibilità di autogoverno. troppo potere in troppe poche mani.
chi manderebbe i propri parenti in iraq, se potesse sceglierlo? chi farebbe la guerra se dovesse spendere per farla?

la soluzione è la democrazia diretta. consultazione referendaria su rari casi di interesse nazionale. per la normale amministrazione e la gestione dei servizi: assemblee di quartiere, di città, regionali. si può ammettere la delega, ma può essere ritirata in qualsiasi momento, e in ogni caso il rappresentante che va a parlare all’assemblea regionale deve sottostare al mandato e alle decisioni del comitato cittadino che l’ha nominato.

nel livello micro tutto ciò si traduce nell’assenza di cariche elettive o stabili. ogni comunità prende le decisioni per consenso, tutti partecipano all’assemblea alla pari e ognuno ha il diritto di veto e di espressione.

come si vede l’anarchia non è caos o assenza di regole, anzi è fortissima organizzazione. solo che anzichè delegare, ogni cittadino prende parte alle decisioni (panarchia).

autoproduzione, autoconsumo. ciò ha essenzialmente tre ragioni. il primo è legato alla possibilità di controllare la qualità del cibo, possibilmente biologico. chi, dovendo mangiare il proprio cibo, lo appesterà con prodotti chimici e OGM? quello lo fanno ora le grandi aziende, incuranti della salute della gente. quello che conta nel sistema capitalista è il mio profitto, il resto sono esternalità.

la seconda ragione è la limitazione degli spostamenti della merce. limitare i trasporti e gli sprechi di carburante. non certo per spirito ascetico, bensì per necessità. i combustibili fossili sono in via di esaurimento, ma il fantastico sistema capitalista fa giungere le mele dalla nuova zelanda, i jeans dalla cina e le auto dal giappone perchè tanto c’è qualcuno che se le compra. è vero, costano meno, ma non è detto che i lavoratori siano felici lì. e di certo non lo sono qui da noi quando perdono il posto.

la terza ragione, già accennata, è il cercare di favorire i piccoli produttori, la piccole aziende e artigiani.
consumare locale serve a tenere “in casa” i capitali, affidandoli ai piccoli contadini, alle aziende locali piuttosto che alle multinazionali dai profitti miliardari i cui tre hobbies principali sono 1. fottere i consumatori col marketing 2. fottere i lavoratori e le loro organizzazioni sindacali 3. lucrarci nel mezzo

l’autoproduzione assoluta (v. autarchia) è probabilmente impossibile da raggiungere. ma è comunque una meta verso cui dobbiamo tendere, rispetto allo stato attuale dei flussi di merce.
ogni oggetto bisogna cercare di comprarlo dal posto più vicino, e solo quando non lo si trova, ricorrere altrove.
per quanto riguarda il cibo non possiamo pensare di consumare frutta fuori stagione o tropicale.

vita rurale. evitare le città ed il loro impatto ecologico ed economico.
la città succhia una quantità enorme di energia: tutti i manufatti e le merci devono esservi trasportate e provengono da lontano. la città non è autosufficiente in campo alimentare, non può fare compostaggio, deve portare altrove i suoi rifiuti.
inoltre è lo stile di vita cittadino intrinsecamente inquinante: è fatto di negozi, di supermercati, di packaging, imballaggi, confezioni usa e getta, trasporti che ogni giorno bruciano tonnellate di una risorsa non rinnovabile come il petrolio.

quando uno vive in campagna tutto ciò non accade. in campagna: fai orari diversi e non ci sono luci accese tutta la notte (corrente elettrica); non ci sono ascensori, metropolitane, automobili o autobus; i contenitori vengono riutilizzati e non si buttano quasi mai; la maggior parte delle cose di cui hai bisogno viene da vicino (cibo); gli scarti sono essenzialmente di natura biologica e puoi compostarli in giardino. in campagna è più facile consumare meno.

c’è anche da dire che la vita cittadina è indissolubilmente legata alla circolazione di denaro e al commercio. e ovunque c’è lavoro salariato e commercio c’è anche concentrazione progressiva di capitale (oltre che squilibri sociali dati dalla legge del profitto)

convivialità. coltivare i rapporti umani, la vita comunitaria. è la base della società, il fatto che le persone si parlino tra di loro. convivialità è questo al cubo.
la vita moderna è improntata all’atomismo, alla disgregazione del tessuto sociale, alle villette a schiera da sogno stile suburbo americano, tutte uguali, tutte col garagino, la macchinina, il giardinino e la staccionata bianca da dipingere la domenica, poi ti chiudi in casa e non sai neanche chi abita accanto, o qual era il suo sogno da bambino.
individualismo, il Proprio curriculum, la Propria carriera, i Propri acquisti.. io-da-solo-nel-mondo.

e invece in una comunità si può trovare gioia, divertimento, conforto, affetto.. cose preziosissime e sempre più rare.

ci sono due modi di divertirsi: la pleistescion e Serge che suona la fisarmonica; due modi di passare il tempo: fare una passeggiata con un’amica o guardare la tv; altri due modi di passare il tempo: fare l’amore o dare denaro in cambio di cose che non è che ne avevamo proprio bisogno ma le mettono anche gli altri (=fare shopping); due modi di consolarsi: affogare tutto nella nutella o farsi abbracciare.
non è nelle cose che costano che troviamo la nostra felicità, anzi, molto spesso è proprio il sistema consumista che ci ha offerto una risposta posticcia per bisogni umani che eravamo già in grado di soddisfare in maniera molto più genuina.

libertà, dei costumi, degli stili di vita.
il perbenismo borghese impone i suoi valori e guarda male chi non vi si omologa. il lavoro, il profitto, la carriera, il successo, il denaro, la famiglia, i consumi.. sono i feticci dei nostri tempi.

libertà è quando ognuno si sente a proprio agio e viene accettato così com’è.
non più emarginazione, ma piena dignità per: chi è omosessuale, chi ha i capelli ingarbugliati, chi non si veste bene, chi vuole vivere da solo, chi fa scelte etiche a tavola, chi la pensa in qualsiasi maniera, chi non ci sta tanto bene con la testa, chi vuole solo viaggiare, chi va a letto e non sta insieme, chi prende le droghe, chi non usa le scarpe, chi ama la natura e le parla, chi esplora, chi sperimenta, eccetera eccetera..

lavoro: non-divisione tra lavoratori manuali e intellettuali, rotazione delle mansioni, non più il feticcio della carriera.
anche gandhi sosteneva che ad ogni essere umano spetta di dedicarsi sia al lavoro manuale sia a quello intellettuale. non possiamo avere operai e contadini ignoranti e intellettuali che lavorano solo col pensiero e con la parola atrofizzando i muscoli del corpo. è una necessità fisica oltre che sociale.

la rotazione è importante per non creare gerarchie di persone indispensabili e persone di serie B.

non dipendenza dal resto del mondo. contrario alla specializzazione del lavoro. i saperi tradizionali artigianali sono da recuperare e ognuno dovrebbe padroneggiarli.
non dipendere da una determinata tecnologia, da un certo prodotto che fanno altri, imparare la falegnameria, la carpenteria, tecniche di muratura, agricoltura, panificazione, rimedi naturali..

quante più tecniche si padroneggiano tanto meno si è schiavi dello scambio con l’esterno e tanto meglio si riesce ad auto-rispondere ai bisogni della propria comunità.

non intendo limitare i contatti con l’esterno (che palle!) bensì eliminare la schiavitù della necessità. non aver bisogno di un tecnico esterno significa anche non aver bisogno di denaro per pagarlo, cioè uscire un po’ più da una delle peggiori invenzioni dell’umanità.
gli scambi non monetari e le offerte di aiuti tra le comunità sono tutt’altra cosa e non vanno evitate, anzi sono ottime per incrementare la forza della rete.

partecipazione vs ortodossia. affidare l’interpretazione a pochi “tecnici” (politici, studiosi..) è pericoloso. si tratta di fatti sociali e l’analisi è sempre di parte. gli interessi in gioco influenzano l’oggettività dell’interpretazione -direi- almeno su tre livelli: storture involontarie in buona fede, corruzione volontaria, imposizione coatta delle scelte.

i casi degli inceneritori, treni ad alta velocità, discariche, centrali nucleari, partecipazione a guerre, fino ad arrivare agli scontri nell’arena politico-televisiva e alle sviste dei sociologi sono tutti esempi di quanto sia problematico prendere decisioni “in nome della scienza”.

meglio procedere per via partecipativa, cioè tramite incontri delle parti sociali interessate. (mai sentito parlare di post-normal science?)
da notare anche che l’utilizzo del metodo partecipativo favorisce l’applicazione delle decisioni. mi sembra molto sensato che la gente finisca per mettere in pratica quello che ha potuto decidere.

la realtà è intrinsecamente plurale: non sempre è necessario o possibile stabilire l’unica verità scientifica-assoluta. spesso è meglio accettare la pluralità dei punti di vista.

decrescita vs crescita. è l’unica vera soluzione ai problemi ambientali.
dobbiamo smettere di illuderci che la nostra qualità della vita sia accresciuta dalla quantità di oggetti di cui disponiamo: cambiare l’auto ogni quattro anni, avere cellulari strafighi, tv al plasma, il computer da cui stai leggendo, fare un weekend a londra, una settimana in brasile sono tra le attività più costose in termini ecologici che esistono, ma non migliorano di molto la qualità della nostra vita. in più, poichè compromettono la salute del pianeta, rischiano di farci stare ancora peggio tra 10 20 o 30 anni..

viceversa, un vero incremento della qualità della vita è dato: non dalla produzione industriale, bensì dalla presenza dei servizi sociali; non dal possesso di beni materiali, ma dalla vicinanza umana e dai momenti felici; e così via..

la decrescita non sono gli ambientalisti a chiederla, ma il pianeta! amo ripetere che la differenza tra gli ambientalisti e i “consumisti” è che i primi hanno gli occhi più o meno aperti e gli altri no, ma stanno entrambi andando a sbattere contro lo stesso muro. i primi cercano di avvisare il resto e tirare il freno, i secondi non gli credono: pensano siano fanatici, eppure il muro è lì ad aspettarli. e tra non molto ce ne renderemo tutti conto, la natura presenterà la bolletta.

lo sciopero dei trasportatori avrebbe dovuto essere interpretato come l’errore commesso dall’umanità di aver scelto di dipendere dal petrolio (in esaurimento) per far funzionare i trasporti. ridurre le accise è una pezza temporanea; trasportare di meno è più efficace.
il petrolio a 100dollari al barile è un altro indicatore del trend, e dovrebbe farci capire cosa ci aspetta se non limitiamo i consumi. il sistema di auto a idrogeno, e produzione di idrogeno con solare ed eolico è senz’altro meglio della tecnologia attuale, ma non fa i conti con l’esaurimento delle risorse naturali che comunque ci vogliono per produrre auto ad idrogeno, pannelli e eliche.
anche la crisi dei rifiuti a napoli può essere tamponata con l’apertura di nuove discariche, la raccolta differenziata, o l’utilizzo di inceneritori (burlescamente chiamati termovalorizzatori) ma ciò non risolve realmente il problema. oltretutto gli inceneritori provocano un’aumento del tasso di tumori nei chilometri circostanti. così, per poter comprare più cose superflue finiamo per beccarci anche i tumori.

non possiamo pensare di lasciare intatto il corrente sistema consumistico: produce cose superflue e mina le basi della sua stessa sopravvivenza. dice chomsky che il capitalismo insegue il profitto di domani. se guardasse anche al profitto di dopodomani dovrebbe rivedere radicalmente le proprie scelte.
non sono contro il progresso, anzi, voglio salvare l’economia: ricordiamo che l’economia esiste finchè esiste l’uomo, e l’umanità si poggia sulla natura. se l’economia fotte la natura.. non esiste più l’economia!

voluttà edonistica. no stress, vita a misura d’uomo. gioia di vivere.

è connotativamente infelice parlare di stile di vita sobrio. nonostante gesualdi usi questa parola e lo fa correttamente, tuttavia la gente immagina che vivere in campagna sia una rinuncia. crede che noi vogliamo il medio evo, la miseria. lo stesso dicasi per la parola decrescita. invece vivere in campagna è bello, è sano ed è meglio!

è la vita moderna che produce stress, la gente poi si ammala, le allergie dilagano, aumentano l’ansia, l’asma..
la vita di città è fatta di brutture: asfalto, cemento, traffico.. gente che corre qua e là, sconosciuti incazzati, indifferenza, emarginazione, problemi sociali..
la città è brutta anche nei rumori: traffico, motori a scoppio, clacson, suoni metallici.. e poi la puzza!

chi vuole davvero bene a se stesso sceglie la campagna! sceglie di soddisfare i propri bisogni in maniera semplice, e poi godersi il tempo libero! sceglie di rilassarsi, e avere poco. sceglie che godere dell’impagabile dono che la natura ci fa dei profumi quotidiani vale di più di un telefonino.
sceglie che alzarsi la mattina e vedere i boschi è più vitale che vedere blocchi di grigio cemento armato.
sceglie che scorgere un giorno un fiorellino lungo il sentiero vale la pena di non avere l’auto.

ci sono piaceri che non si possono paragonare, e due settimane fa ho scelto di aprire questo blog anche per raccontarli.
essere chiusi in una cucina, ma nonostante questo sentire, o immaginare, che lì fuori c’è un orto che respira, migliaia di minuscoli insettini che saltellano tra l’erbetta, e nel bosco, pensare che qualcosa marcisce ma si trasforma in altro, che qualcuno muore ma viene mangiato da qualcos’altro, e tutta la vita gorgoglia trasformandosi in colori, piante, insetti, profumi, cortecce, alberi, ombra, clorofilla, uccelli che cinguettano, frutti dolcissimi, polline, api, bambini, persone, musica..

allora? già fatte le valigie?

parole a vanvera

Ciao a tutti e a tutte!

oggi pomeriggio pensavo alle parole e al loro significato..
un gruppo anarchico, feroce minaccia per lo stato democratico, potrebbe chiamarsi proprio Movimento per la democrazia, perchè in effetti lavorerebbe solo per riportare il potere e la funzione decisionale presso la gente, sottraendola alla ristrettissima cerchia dei politici, grandi gruppi industriali, banche, ecc..

pensavo anche che anzichè chiamarci Decrescita, parola dalla connotazione negativa e un po’ lugubre, potremmo tranquillamente parlare di Sviluppo e dire che quello industriale-capitalista è solo uno dei tanti tipi di sviluppo. I tipi di sviluppo sono tanti e sono diversi, non esiste uno “avanti” e uno “indietro”, uno “moderno” e un altro “da medioevo”..
solo che quello attuale, basato sull’egoismo e sul profitto, produce catastrofi ambientali, sofferenze, solitudine; mentre l’altro è amico della natura, recupera il rapporto tra le persone, rilassa lo spirito..
con queste democratiche premesse ognuno è libero di giudicare quale sia “avanti” e quale “indietro”, ecc.. 🙂

—–

 

volevo segnalarvi questo video:

è molto indicativo della realtà barese. cambiano i nomi, cambiano i luoghi, ma penso che lo stesso discorso si possa fare per il resto dell’italia, o del mondo.

sono in molti – compreso Latouche in questo libro – a parlare di “occidentalizzazione” del mondo, forse è il più grave danno che stiamo facendo dopo il colonialismo.
non conta la tua classe sociale o la regione geografica, ma quello che hai in testa: la mentalità “borghese”, “fighetta”, “neoliberista”, o 10mila altri sinonimi è ovunque!

i valori “occidentali” (mah..) del profitto, consumo, lavoro, ricchezza materiale permeano le menti e producono “i grigi“.
non la parola “borghesi“, perchè il termine fa riferimento ad una situazione antica;
neanche “capitalisti” perchè la mentalità è anche e soprattutto tra i “proletari“.. operai che prendono 1200 euro al mese, ma anche la macchina a rate, la tv al plasma..
nè “fighetti“, perchè non riguarda solo il vestire firmato o alla moda;
nè “di destra” perchè gli stessi valori ce li hanno pure a sinistra.. eccome!
nemmeno “omologati” perchè non rende bene l’idea: omologati.. a cosa?
non “liquidi” perchè Bauman nessuno sa chi cazzo sia!

bensì Grigi! come l’amichetto alieno che vedete nella foto (grigi su wikipedia).. alieni sono i valori che la specie umana ha ad un certo punto deciso di adottare.. in un altro mondo è dove ci hanno portato..

i grigi: senza colori, senza aspirazioni (soldi, lavoro, casa, potere.. sono aspirazioni?), senza fantasia, ollivud sogna al posto nostro, senza coraggio, lontani dal terreno che tutto ha generato, persi in un mondo fatto di neon, di firme, di curricula vitae, di motorini e cellulari, di affari, acquisti, di carriera, di programmi televisivi e squadre del cuore, tabù, perversioni e luoghi comuni.. il popolo dei centri commerciali..

da oggi in poi li chiamo grigi..

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un nome in più per la comune: luca ha manifestato il suo interesse e la cosa sembra davvero prendere piede..

Published in: on 30 dicembre 2007 at 18:43  Comments (1)  
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