Il passo del granchio

Per chi se lo fosse perso, sono impegnato da circa 4 mesi, cioè da quando sono tornato dal Guatemala, nello studio della programmazione informatica (linguaggio PHP, MySQL, CSS, Jquery, Ajax ecc..) e come ai tempi londinesi mi viene da riflettere sul mio ruolo in questo mondo, la funzione lavorativa nella vita, l’uso del mio tempo ecc..

E’ facile farsi tentare dal credere che la programmazione web possa avere un’utilità sociale, specialmente nei giorni in cui si blatera che la protesta libertaria dei paesi arabi sia nata su Facebook. Poi guardo alla mia vita e ricordo che NULLA di importante mi è arrivato tramite internet. Persino Couchsurfing mi era stato consigliato da un amico in carne ed ossa. Lo stesso vale il WWOOF e le esperienze epiche che portarono alla nascita di questo blog.

E’ facile farsi tentare e trovare pretesti per non partecipare alle riunioni delle associazioni, inventando scuse (buone solo per se stessi) sulla loro inutilità, inefficacia o disorganizzazione, mentre pian piano ci si allontana dal mondo impegnato per aderire un po’ di più al “sistema”, mentre cresce la sensazione di prostituzione: sacrificarsi, trasformarsi in una bambola piacente che non seduce con la prosperosità dei propri seni ma con un CV ricco e ben curato. Quando si analizza il fenomeno della prostituzione mediatica nella televisione italiana degli ultimi 30 anni (per intenderci: le vallette, la mercificazione del corpo della donna, il cui apice è Berlusconi e la sua cricca) quello che più risalta è l’interiorizzazione da parte di tante giovani ragazze delle logiche “maschiliste” dei capi e del pubblico. Tante ragazze oggi *desiderano* “spogliarsi” in televisione perchè lo considerano un momento di successo, un obbligo praticamente implicito, l’obbedienza ad una legge naturale come la legge di gravità. Come entrare in ascensore e dover premere “quel” pulsante per salire, nell’universo delle celebrità o nella soddisfazione del necessario bisogno dell’onnipresente lavorare.

Studio l’informatica, aumento le mie conoscenze tecniche non perchè lo consideri una fonte di crescita interiore, ma perchè spero che mi permetta di trovare un lavoro. E con coscienza so che per quanto possa perfezionare le mie abilità nella costruzione di applicazioni perfettissime non sto avanzando di un millimetro nella mia Vita, quella che si scrive con la V maiuscola, quella che è fatta di crescita e maturazione, dell’osservare il mondo con gli occhi di un bambino e trovare vie migliori nel segno del rispetto, della felicità e dell’amore.
Mi sto muovendo lungo una lunghissima linea orizzontale, uno spostamento neutro, come una forza che sposta il suo punto di applicazione perpendicolarmente alla direzione e così facendo non compie lavoro, insomma con la stessa sensazione con cui si afferma “la tecnologia non è nè un bene nè un male, è solo uno strumento”. E’ questo il passo del granchio.

Curiosamente guardo i miei ultimi 7 anni riflessi nel mio CV: le esplorazioni epiche di cui parlavo prima corrispondono a dei buchi, dei vuoti. Chiaramente nel CV non ci sono le traversate in autostop dal Veneto alla Turchia, il fango delle zappe elfiche, i materassi dei couchsurfers, le loro padelle calde ed unte mentre si parlava dei governi e della vita, i boschi della Bosnia, i cardi del Portogallo, i campi di colza della Danimarca, le guacamayas del Venezuela, i machetes del Chiapas e la guanabana della Colombia. Quando la mia vita avanzava il mio CV faceva un posto bianco. Ora invece che dedico le mie giornate ad arrays e funzioni esso diventa più ricco e succoso. Il passo del granchio.

L’unica cosa che mi dà ancora speranza è ricordare ogni giorno ciò per cui sto lavorando; il cammino che ho tracciato sulla mappa che come in tutte le storie che si rispettano conduce al tesoro: fare soldi, poi mandare tutto affanculo, comprare la terra e vivere in una comune agricola.

Annunci
Published in: on 25 febbraio 2011 at 16:06  Comments (2)  
Tags: ,

The URI to TrackBack this entry is: https://piccoloverdeelfo.wordpress.com/2011/02/25/il-passo-del-granchio/trackback/

RSS feed for comments on this post.

2 commentiLascia un commento

  1. Scusa, ma se l’obiettivo è vivere in una comune agricola, perché non vai direttamente sin da una in una comune già esistente (senza bisogno di far soldi)?

  2. A me invece interessano un po’ meno i percorsi che uno si sceglie e che possono essere più o meno “tortuosi” rispetto all’obiettivo da raggiungere (qualora esso esista). Rimango però sempre addolorato quando qualcuno si sente disorientato/demotivato/frustrato/deluso dalla vita, forse perché richiama un vissuto personale.
    Secondo te è così poco stimolante o utile quello che stai facendo? Quali sono le alternative?


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: