vita da squatter

(racconto di un giorno qualsiasi)

yawn.. ma che ore sono? azz, le 12! ammazza!
fare un lavoro fisico con turni di 9 ore mi porta a dormire tutto quello che non lavoro. poco male, in compenso ho dormito benissimo!

buongiorno oscar, isa, juri, come va? dormito bene?

fiocchi d’avena nella coppa, uvetta, acqua dal bollitore (trovato per strada) ed ecco pronta una deliziosa pappina energetica!

controllo la posta, un po’ di cazzeggio su internet. quali ospiti di couchsurfing vengono a trovarmi oggi?

ops. e’ appena tornato cristopher da un centro di aiuto per homeless people. e’ stato li’ a fare una lavatrice e adesso ha anche le mie robe da appendere in camera.

matias? dov’e’? in giro a cercare musica.. e’ un patito dei dischi in vinile!
da quando ha trovato il giradischi (in strada of course) non fa altro che ascoltarli. tutto il giorno.

azz. e’ gia’ ora di andare! via di corsa! metro numero uno, metro numero due, piccadilly circus: eccomi, sono arrivato!
entro nelle segrete di “Yauatcha”, che mi risucchia nelle sue viscere fatte di pentole e vasellame.

“ciao raga!” al lavoro tutti brasiliani (ma non ero venuto qui ad imparare l’inglese?!)
il portoghese ancora non lo so, ma so che quando qualcosa va storto devi gridare “caralho!”

il turno inizia alle 4. a quell’ora il ristorante non e’ affatto busy e il tempo libero abbonda. si fanno due chiacchiere.
poi arriva uno dei manager (brasiliano anche lui) e inizia a tamburellare sulle teglie, poi attaccano anche gli altri a tamburelare e cantare. samba made in UK 🙂 e cosi’ il nostro stanzino si trasforma in un concerto di musica dal vivo. senay, eritreo, balla.

ogni tanto arriva qualche piatto, si sgranocchiano un po’ di avanzi, ma il tempo non passa.

poi ad un certo punto i piatti aumentano, e li’ si inizia a lavorare a ritmi infernali. tac! tac! tac! asciuga il piatto, mettilo in pila, portali a posto. “sorry sorry permesso..” quando e’ busy e’ busy e non si riesce neanche a passare.

poi arriva il momento piu’ brutto: le pulizie finali. smonta la lavatrice, pulisci a terra, scrosta il forno, le friggitrici ma soprattutto.. i cassonetti! pesanti, sporchi e puzzolenti. bucati e che perdono acqua putrida.. uno dopo l’altro su per due rampe di scale e poi lo strappo di reni per buttarli nel bidone.
il resto della giornata e’ tranquillo, ma quando -alla nona ora di lavoro- arriva questo momento un solo prepotente impeto mi sgorga dalle viscere piu’ intime: grido “che lavoro di merda!!”

via. finito. sono stremato ma posso tornare a casa. all’una di notte la metro non funziona. autobus. un’ora. il piu’ delle volte in piedi perche’ e’ zeppo di gente.
i frequentatori del 25 sono essenzialmente di due tipi: lavoratori stanchi, vestiti con gli abiti da lavoro e con lo sguardo smorto; e poi ci sono i ragazzi che sono usciti a bere,  che stanno tornando a casa mezzi ubriachi, e che spesso si improvvisano in dialoghi surreali, comici, fastidiosi certe volte.

ecco, finalmente stepney green, dio sia lodato! minchia che freddo che fa fuori!

arrivo a casetta e sono tutti nelle stanze, tranne oscar e isa che sono andati a riciclare. io li aspetto come il piccolo principe aspetta la volpe.
quando arrivano portano con se’ un mare di roba: panini, merende, biscotti, frutta.. ragazzi ma dove avete trovato tutta questa roba?!
“qui dietro al supermercato”
se radunassimo in un solo punto tutto il cibo che viene buttato ogni giorno a londra formeremmo una montagna immensa. poi dovremmo sederci tutti attorno, in silenzio, mano nella mano in cerchio. guardarla e pensare “minchia! …….. c’e’ qualcosa di maledettamente sbagliato in questo sistema!!”

no. non e’ proprio questo il sentimento in quel momento.
e’ piuttosto di sbigottimento per le cose buttate, ma allo stesso tempo euforia perche’ le abbiamo prese, adesso ce le abbiamo e non le abbiamo neanche pagate!
si mangia un po’ insieme e poi la chiacchierata della sera: seduti in camera si scherza un po’ sui fatti della giornata, le scene, il nostro lavoro di merda e qualcos’altro.

poi tutti a nanna. meritato riposo e un’altra giornata e’ andata.
un’altra giornata sprecata, ma allo stesso tempo fatto un altro passo avanti sulla strada verso il prossimo viaggio. IL viaggio.

nella solitudine del mio letto penso, penso. a cosa sto fecendo qui, a cos’altro potrei fare, a cosa voglio fare, alle persone lontane e a quelle vicine, alle cose del mondo.. poi ad un certo punto smetto di pensare, e spicco il volo nel mondo dei sogni..

buonanotte!

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Published in: on 19 dicembre 2008 at 02:15  Comments (1)  

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One CommentLascia un commento

  1. nove ore???
    beato te!!
    io ne faccio una dozzina!!
    aiuuutoooo. speriamo che le feste volino via in fretta!
    ma la gente non può stare a mangiare a casa?!


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