movimenti popolari e chomsky

Negli USA di solito le manifestazioni politiche sono trattate molto negativamente dalla stampa, a prescindere dalle loro motivazioni, perchè dimostrano alla gente che è possibile fare qualcosa, che non è obbligatorio essere passivi e isolati: una lezione del genere non è prevista, tutti devono essere convinti della proprioa impotenza e dell’impossibilità di fare qualunque cosa.

Per le istituzioni di potere è fondamentale mantenere le persone isolate in modo che siano indifese dall’indottrinamento e incapaci di elaborare il proprio pensiero.

La cultura del narcisismo (anni 70), la Me generation, .. messa in piedi dall’industria delle pubbliche relazioni, che cercava di dire ai giovani: Ecco, è così che sei.. a te non interessano tutte queste sciocchezze sulla solidarietà, sulla partecipazione, sull’aiuto del prossimo. Questo era ciò che volevano ottenere. D’altra parte, non avrebbero preso lo stipendio se non avessero fatto qualcosa di simile. E dobbiamo aspettarci che lo facciano, dobbiamo aspettarci che ci dicano: Voi non potete fare niente, siete soli, disuniti; non avete mai ottenuto nulla e non otterrete mai nulla. E’ naturale che ce lo dicano, e che ci dicano anche: Voi non volete ottenere nulla, volete solo consumare di più. Finchè il potere è concentrato in poche mani, ci sentiremo dire: Non serve darsi da fare per aiutare gli altri, non farti carico del prossimo, pensa a te stesso.

Una delle tecniche per limitare il potere del popolo è quella di cancellare dalla storia i veri agenti del cambiamento, di fare in modo che non siano riconosciuti. Per far questo è necessario distorcere la storia e far credere che siano stati i grandi uomini a fare tutto. In questo modo la gente impara che non è in grado di fare alcunchè, che è senza speranza, che deve attendere che appaia qualche grande uomo a risolvere tutti i problemi.

La cultura dominante non riconoscerà mai i nostri successi, dirà sempre che abbiamo fallito. La versione ufficiale, infatti, su quanto è successo negli anni sessanta dice che c’era in giro un branco di pazzi schiamazzanti che davano fuoco alle università per pura isteria, o perchè avevano paura di essere mandati a combattere in Vietnam o altre sciocchezze del genere..
Quei movimenti hanno perso, dovevano perdere, erano solo un branco di pazzi.
La gente non deve capire che può cambiare le cose. Se ci sono stati cambiamenti è solo perchè “noi, che siamo l’èlite, siamo tanto magnanimi da concederli”.
Quando devono cedere a qualche pressione, lo presentano come effetto della loro benevolenza: abbiamo abolito la schiavitù perchè la nostra alta statura morale ci ha fatto decidere che la schiavitù non ci piace, mentre la causa furono le rivolte degli schiavi e il movimento abolizionista.

La reticenza a impegnarsi in attività politiche nasce dall’idea che la natura umana è corrotta, egoista, egocentrica, antisociale e così via, quindi, come risultato, nella società ci saranno sempre oppressori e oppressi, ci saranno sempre una gerarchia, lo sfruttamenteo dell’altro, la spinta dell’interesse personale.. la gente non è disposta a partecipare attivamente perchè si sente impotente, data la sua opinione della natura umana.

Perchè non porsi un’altra domanda? perchè non chiedersi innanzi tutto che diritto abbiano di esistere le organizzazioni assolutiste? perchè una grande impresa – che tecnicamente è un’organizzazione fascista dal potere enorme – ha il diritto di dirvi quale tipo di lavoro dovete svolgere? Se un re vi dicesse di quale lavoro dovete occuparvi non sarebbe fare lo stesso?

Quelli trascritti qui sopra sono sette estratti dal libro “Capire il potere” di Noam Chomsky, un libro ILLUMINANTE che consiglio a tutti (cazzo costa solo 10 euro!!). Si tratta di conferenze tenute durante gli anni 90 su diversi argomenti di attualità: la guerra del golfo, il conflitto tra israele e palestina, il terrorismo libico, il sistema di controllo dell’informazione negli stati uniti, i movimenti popolari, le tendenze moderne sul consumismo, l’imperialismo americano, i meccanismi del sistema, del potere..

Ora un paio di domande: a che servono i telegiornali pieni di notizie “alla cogne”? alla “novi ligure”? che effetto hanno sulla coscienza popolare?
marco travaglio dice che servono a distogliere l’attenzione da “altri fatti” politicamente rilevanti (es. processi a berlusconi)
chomsky dice che servono ad infondere senso di insicurezza, paura e sfiducia nel prossimo che serve a tenere separata e disunita la popolazione, così non rompe le palle
in effetti che senso ha gonfiare notizie statisticamente irrilevanti? ci sono decine di morti in italia ogni giorno, un sacco di omicidi. perchè prenderne alcuni, parlare solo di quelli? fare le ricostruzioni, le interviste, i plastici della scena del delitto a porta a porta?

Altra domanda: che effetto hanno i temi ed i modelli comportamentali del cinema? guardare decine di film che ripropongono egoismo, violenza, interesse personale influenza la mente, a lungo andare?
se telegiornali, cinema e programmi televisivi propongono le stesse idee, da dove dobbiamo prenderle quelle diverse?

Infine (poi non rompo più): milioni di adolescenti guardano i programmi pomeridiani tipo amici di maria de filippi, ecc.. che sotto la veste del “talent show” sono in realtà dei “talk show” in cui i ragazzi a mò di vipere cercano di prevalere attaccando gli altri. che modelli comportamentali vengono trasmessi? che effetti hanno sulle relazioni sociali, dalla vita quotidiana in classe all’associazione politica?

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3 commentiLascia un commento

  1. Hai pubblicato un sacco di idee interessanti e purtroppo per commentarle tutte dovrei passare un pomeriggio alla tastiera.

    Allora almeno dirò questo:
    a) non sono completamente d’accordo sulla prima parte (ad es. si possono ritenere le multinazionali delle “entità pensanti” autonome, una sorta di Leviatano? le multinazionali sono fatte di esseri umani dalla dirigenza fino all’ultimo impiegato; non conterei più di tanto neppure sull’assunto dirigente-esaltato con manie di dominio del mondo)
    b) seconda parte (le domande): hai scritto

    […]a che servono i telegiornali pieni di notizie “alla cogne”? alla “novi ligure”? che effetto hanno sulla coscienza popolare?
    marco travaglio dice che servono a distogliere l’attenzione da “altri fatti” politicamente rilevanti (es. processi a berlusconi)[…]

    Di certo non è una coincidenza che nei giorni passati anch’io abbia riflettuto molto su questo punto. Non posso che abbracciare quanto hai detto sulla disinformazione ma non mi rivolgerei
    Un piccolo inciso per enunciare a modo mio un concetto importantissimo e trascurato della biologia: sin dal concepimento l’ambiente circostante influenza il “come siamo fatti” e nel caso in discussione la sede del pensiero; detto in altri termini le informazioni giunte al tuo cervello oggi ed in passato (ciò che vedi senti tocchi) MODIFICANO il modo di elaborare le nuove informazioni (ad es. le scelte che farai in futuro).
    Interroghiamoci quindi su quali sono i “fattori esterni” che plasmano un individuo “medio” nel mondo (ex) industrializzato. Di certo sono cambiati in questi ultimi decenni e non soltanto molto ma direi radicalmente: diverso il lavoro, diversi i mezzi di comunicazione di massa, diverse le modalità d’intrattenimento nel tempo libero, diverso il volto degli aggregati urbani, ecc. Di fatto la televisione riempie le vite di una buona fetta della popolazione (come mezzo di informazione, intrattenimento, di lavoro, di aggregazione sociale… poveri noi) e diventa dunque più che giusto farne oggetto di approfondita analisi.
    Non voglio dilungarmi ma
    a. prendere in considerazione non soltanto il cosa delle notizie diffuse (Cogne-Novi Ligure) ma anche il come (es. di giornalismo all’italiana: pochi fatti molte opinioni sistemate come nel “panino” del tg1 dove un fetta di “Mortadella” si alterna ad una di “Provolone”, chiacchiere il più possibile fumose di uno aria il più possibile fritta dell’altro); ovviamente oltre alla qualità anche la quantità è ridicola (il respiro internazionale del tg1-tg5: ampio spazio al panda dello zoo di Pechino). Il risultato finale è quello di informare il meno possibile.
    b. considerare il ruolo della pubblicità (e non soltanto quella di prodotti commerciali)
    c. il potere condizionante dell’immagine rispetto alla parola
    d. le possibilità di interazione molto limitate dello spettatore

    A conti fatti le responsabilità di tanti dei fatti di cui si discute non possono essere imputate a singoli uomini ma sono più o meno distribuite. D’altronde anche in epoche nelle quali con ogni mezzo si è cercato di annullare le volontà dei singoli con un accesso alle informazioni estremamente più difficile rispetto ad oggi si sono levate imponenti le voci del dissenso e del cambiamento; forse la parcellizzazione della società (“ognuno per sé”) rende oggi il cambiamento più difficile rispetto al passato ma non ne sono poi sicurissimo.

    Mi dispiace che non ci sia stato il tempo di vedersi e parlare un po’…(sabato sera ero a cena da mia zia e domenica mattina sono partito).

    Ad Erica: sto discretamente bene, grazie. Per me è estremamente vero il detto “tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare”. Però questo forse lo capisco soltanto io.

    Un abbraccio a tutti

  2. Alessandro, perché questo lo capisci soltanto tu? Spiegati meglio.

  3. A proposito di controllo sociale (lo posto qui per non perderlo):
    http://lospigolo.wordpress.com/2011/12/03/le-10-regole-per-il-controllo-sociale-di-noam-chomsky/


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