il lavoro soddisfacente
.. e la rivoluzione stipendiata
ieri notte mi sono fermato a pensare a quello che sto facendo, al lavoro e al tempo libero.
l’impatto PBI e’ forte: nonostante si tratti del periodo di formazione tuttavia ci sono parecchie cose da fare e il tempo libero scarseggia. soprattuto per quelli come me che fino a due settimane fa erano liberi cazzeggiatori a spasso per il mondo. a volte mi piacerebbe sentire di non avere cosi tante cose da fare (impegni in sospeso ecc..)
pero’ poi penso a quello che significava lavorare in un ristorante di londra, essere pagati una miseria per fare un lavoro da robot: lavare i piatti lasciando il cervello a casa, un insulto all’intelligenza e alla cultura, al cuore e a tutte le facolta’ umane che vanno piu’ in la’ dell’assicurarsi se il vassoio e’ ancora unto.
penso anche alla frustrazione di lavorare in un call-center e utilizzare le proprie facolta’ per impinguare il borsellino della vodafone, e sentirsi una parte della macchina capitalista: l’olio che lubrifica gli ingranaggi e fa si’ che i clienti non scappino via.
penso anche al possibile futuro lavoro nel campo dell’informatica, che mi permetterebbe di guadagnare abbastanza da poter coltivare i progetti politici e cosi’ via in una catena senza fine che si perde in un “non avere mai abbastanza tempo per fare tutto”. e il risultato e’: perche’ mai!?
se tanto esiste il fund-raising..
no, per il futuro mi oriento sicuramente nel campo dove sono: if you really want to change the world, just do it!
(ora lo so!)
e devo ammettere di essere davvero fortunato: essere pagato per lavorare per i diritti umani, cioe’ una piccola parte del grande cambio che tutti vogliamo vedere. poter usare finalmente il cervello, poter riflettere, analizzare, discutere. poter agire al fianco delle persone che davvero stanno lottando per delle condizioni migliori, o per una natura incontaminata, o per una rivoluzione culturale.
avere finalmente la possibilita’ di essere a scuola e imparare come funziona il mondo, poter ricostruire il puzzle delle cose umane pero’ questa volta da un altro punto di vista.
.. e tutto questo senza contare gli altri ragazzi del gruppo: gente buona che mi sta accogliendo davvero bene e che mi fa sentire come in una famiglia!
cos’ho di speciale per meritarmi tutto questo? assolutamente nulla! ho solamente fatto quello che tutti sono in grado di fare ma che spesso non fanno, per paura, per cultura o per mille altri motivi: rischiare il certo per l’incerto.
i sogni sono molto piu’ vicini di quanto siamo siamo abituati ad immaginare.
primi giorni (e orto botanico!!)
e’ gia’ passata la prima settimana con PBI e non ho ancora scritto nulla, come giustamente mi fa notare erica.
sono nel periodo di formazione e ho partecipato ad un paio di riunioni interne. col gruppo va tutto bene e ci sono stati anche parecchi momenti di svago (feste di commiato, lezioni a domicilio di salsa, ecc..)
si puo’ approssimatamente definire il team come “una gabbia di matti” e fa parte anche questo del gioco
a parte gli scherzi continuo a pensare che si tratta di un’esperienza unica e preziosa e che mi fara’ davvero da scuola per un sacco di cose che ho intenzione di realizzare nel futuro.
un piccolo timore e’ quello relativo all’immensa mole di dati che dovremmo studiare: la situazione in guatemala, le associazioni che accompagnamo, la loro storia, i vari attori in gioco, milioni di sigle, agenzie, istituzioni, entita’ e “cose” non meglio specificate..
staremo a vedere
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il dominio tk: si’, pare che sia andato a farsi benedire e quindi da oggi non si arriva piu’ al mio blog attraverso www.blogattilio.tk bensi’ solo con l’indirizzo diretto di wordpress: piccoloverdeelfo.wordpress.com
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inutile ripetere che la premiazione di obama con il nobel per la pace mi lascia un po’ allibito.. ma il nobel lo si vince con quello che si dice o quello che si fa?!
ci vuoleva il buon riccio a ricordarmi su facebook che anche a kissinger fu dato il nobel per la pace nel ‘73, cioe’ quando gli USA facevano il colpo di stato in cile.
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saluto con piacere la sentenza della corte costituzionale che definisce “charta pro culo” il lodo alfano e riporta berlusconi in tribunale.
ricordo poi al popolo italiano -o almeno a quel paio di amici che ancora non si sono stancati di leggermi- che manca ancora qualche passo prima di cantar “vittoria”:
- berlusconi viene condannato per almeno un paio di ragioni delle tante che ha ostacolato in questi anni;
- cade il governo;
- chi si siede sulla poltrona cancella le leggi-porcata di questi 15 anni di governo piduista e mafioso;
- magari si fa anche qualcosa di buono, ad esempio quello che avevamo detto qualche tempo fa..
solo allora potro’ dirmi contento. la strada e’ lunga, ma almeno il primo passo e’ stato fatto.
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e ora un po’ di foto!! dell’orto botanico che ho visitato oggi, primo giorno libero da quando e’ iniziata la formazione e dell’angolino dove dormo nella mia stanzetta. (come sempre cliccare per ingrandire)
a poche ore dal guatemala
a poche ore da un viaggio di 24 ore per arrivare in guatemala..
a poche ore da un anno come volontario con peace brigades, qualcosa che non ho mai fatto prima, che un po’ mi spaventa e un po’ sono mesi che lo aspetto.
qualcosa che mi mettera’ alla prova e mi fara’ faticare, ma che comunque vada – anche nel caso piu’ disastroso – mi insegnera’ tanto.
raga, me lo fate un augurio??
foto arretrate
ho passato l’ultimo mese in due soli posti (caracas e pereira), segno che sono ormai stanco di vagabondare senza sosta.
oggi e’ l’ultimo giorno in colombia. oggi finisce il viaggio, o almeno questa fase durata gia’ cinque mesi. (il viaggio della vita, quello, non finisce mai!)
finalmente riesco a caricare un po’ di foto scattate nelle ultime settimane. come sempre cliccare per ingrandire:
un paio di video
un paio di video per i miei fedeli lettori
il primo ritrae alcune case popolari costruite da Chavez per famiglie che vivevano nelle baraccopoli, in case di lamiera e cartone. Sono moduli prefabbricati, delle villette unifamiliari in lotti di terra organizzati che includono centri di assistenza medica, educativa e per riunioni cittadine locali.
il secondo l’ho girato mentre facevo l’autostop, a bordo di un pickup in un estenuante viaggio da merida a barquisimeto, in venezuela.
e non vi perdete la seconda parte del racconto sul venezuela, pubblicato esattamente qui sotto!
il venezuela di chavez (parte seconda)
Dopo aver cantato le lodi del governo Chavez, ecco le critiche che ho potuto raccogliere in quasi tre settimane.
Lungi dal pretendere di aver fatto un lavoro troppo serio (che richiederebbe quanto meno di compiere verifiche, dati alla mano in un lavoro di ricerca dal rigore montanelliano) posso al massimo trascrivere cio’ che mi e’ stato raccontato. Relata refero, dicevano i latini.
Chavez controlla l’opinione pubblica attraverso la censura dei mezzi di comunicazione.
Ha chiuso un canale televisivo e diverse decine di emittenti radio che erano apertamente contro il governo. Dopo questi fatti i rimanenti canali hanno dovuto seguire una linea meno ostile.
La presenza del partito dappertutto. Se non sei nel PSUV non lavori (negli incarichi pubblici). Professori antichavisti ora guidano taxi, e c’e’ gente -magari ingegneri- pagati dal governo per raccogliere firme e organizzare marce, eventi, manifestazioni, propaganda per il governo.
Ah, gia’, chiaro, non c’e’ distinzione tra “partito” e “governo”, ormai si identificano. D’altro canto c’e’ da dire che l’opposizione non esiste; e non perche’ ci sia repressione o persecuzione politica: super-divisa si’ e’ annichilita da sola. E anche gli antichavisti confessano che quasi non sanno se e’ peggio Chavez o l’opposizione, ladri e corrotti come e forse peggio dell’attuale presidente.
Quando dico “presenza del partito” mi riferisco anche ad un’altra impressione che ho avuto parlando con molte persone: che Chavez preferisca il colore alla qualita’. Meglio avere persone di fiducia nei posti che contano, meglio avere dei servi che persone di qualita’. Ad esempio quando l’industria del petrolio serro’ gli impianti per due mesi nel tentativo di destabilizzare il paese e rovesciare Chavez, egli subito dopo aver dominato lo sciopero liquido’ i vertici delle suddette industrie e li rimpiazzo’ con personale non all’altezza, per cui si perdettero molti contatti commerciali internazionali, e molto know-how manageriale, il che rende ora l’industria petrolifera (cosi’ come molti apparati dello stato) parecchio inefficienti.
O si pensi al fatto che i vertici delle forze armate e di polizia (si’, a queste latitudini non c’e’ tanta distinzione..) sono pagati molto profumatamente, in modo da tenersi buoni ed evitare qualsiasi tentativo di rovesciamento.
Incarichi dirigenziali pubblici, sono tutti in mano al partito. E nel settore pubblico quasi conta piu’ l’ideologia (e l’adesione al capo) che la professionalita’. Questo chiamo “la presenza appiccicosa del paritito”.
Altra cosa che si nota e’ l’uso di una propaganda (in piazza, in tv, sui muri..ovunque!) scevra di contenuti politici, ricca di slogan tipo “uh, ah, si va!“. L’organizzazione di apparizioni pubbliche, concerti, raduni col solo scopo di fare pubblicita’ al partito e rafforzare il consenso.
La presenza del partito (ad esempio sotto forma di manifesti propagandistici) nei luoghi che in un regime “democratico” dovrebbero essere neutrali, come prefetture, caserme di polizia, ecc..
Ha ampliato l’accesso all’universita’, pero’ al prezzo di introdurre contenuti “politici” (cioe’ indottrinamento) anche in corsi tipo medicina o biologia.
L’elevato tasso di corruzione all’interno del governo e dell’apparato pubblico: polizia, uffici pubblici. Occorre pagare per avere un passaporto, perche’ se non paghi te lo rilasciano dopo mesi. Per l’ospedale bisogna attendere, pero’ se “conosci” passi prima, ecc..
La politica del “dare il pesce senza insegnare a pescare” ha fatto si’ che la gente si sieda ad aspettare cio’ che il governo da’. Ci sono borse di studio per chi si iscrive all’universita’, pero’ occorre solo la firma, e ora molta gente si trova con soldi in mano senza aver fatto nulla.
Mi pare di capire che c’e’ anche un sussidio di disoccupazione che e’ di poco inferiore ad uno stipendio minimo, e per questo molta gente preferisce non lavorare piuttosto che faticare ore e guadagnare solo un pochino di piu’.
Molta gente e’ arrabbiata col sistema del cambio con le valute esterne. Dopo le nazionalizzazioni (di alcune industrie come quella petrolifera) il governo si trovo’ indotto ad approvare alcune riforme per evitare la fuga di capitali dal paese. L’acquisizione di dollari e’ fortemente controllata, cosi’ come l’esportazione di capitali.
Ora il tasso di cambio non e’ libero bensi’ fissato a poco piu’ di 2 bolivares per dollaro, e soprattutto la gente non e’ libera di cambiare quanti dollari desidera bensi’ e’ soggetta ad una limitazione di 2500 dollari annuali.
Si e’ sviluppato un mercato nero dei dollari, che si possono comprare pagandoli fino a 6 bolivares.
Una conseguenza negativa di avere il bolivar cosi’ sopravalutato (a 2 invece che a 6) e’ che deprime le esportazioni, e quindi l’industria nazionale non trova sbocchi sui mercati internazionali e non si sviluppa.
Occorre dire che l’unico prodotto esportato dal Venezuela e’ il petrolio, mentre in campo alimentare e’ un fortissimo importatore (sia per scarsa produzione interna, sia per abbondanza di petrodollari che rendono piu’ comodo comprare cereali e formaggi piuttosto che faticare per produrli). Cio’ ovviamente produce dipendenza alimentare, e soprattutto dipendenza dal petrolio che e’ una risorsa non rinnovabile, nonostante il governo continui a dire che il Venezuela dispone della piu’ grande riserva mondiale.
Inoltre, restringere l’accesso ai dollari e ai capitali internazionali debilita le importazioni (che ovviamente vanno pagate in dollari): cosi’ che molti prodotti che prima erano di facile accesso (indumenti colombiani, marche, prodotti di moda, ma anche tecnologia straniera) ora si fanno piu’ difficili da conseguire.
Resta quindi da chiedersi a che serve un cambio cosi’ sopravalutato. Dopo aver rivolto la risposta a parecchie persone, tra cui studenti o professionisti dell’economia, la risposta piu’ valida che ho ottenuto e’: per mostrare che il Venezuela e’ un paese forte, che il governo funziona e che il bolivar e’ forte, che e’ come dire che non serve svalutarlo, perche’ non e’ vero che gli investitori esteri stanno scappando dal paese perche’ non c’e’ fiducia nella redditivita’ degli investimenti.
Lo stato di “quasi guerra civile” in cui versa la popolazione, troppo polarizzata tra i sostenitori e l’opposizione; e tra i due gruppi c’e’ parecchia tensione.
Ho incontrato parecchia gente tanto alienata dal conflitto (che si fa mediatico, sociale -gia’ perche’ ci sono manifestazioni e scontri-, e poi la presenza ossessionante del dittatore, che ha pure un carattere forte e una certa maniera di presentarsi in pubblico) che preferisce ignorare il problema: spegnere il televisore, dichiararsi neutrale, o non interessata, odiare Chavez senza essere parte dell’opposizione, essere esasperata dal suo potere crescente e dalla sua onnipresenza: nella tv, nella gestione della cosa pubblica, nella vita quotidiana, fino a considerare di lasciare il paese.
Negli ultimi anni sono migliaia le persone che hanno lasciato il paese: verso gli Stati Uniti (Miami e’ l’idolo delle folle, specie quelle che quotidianamente invadono i centri commerciali), l’Europa, o qualunque angolo del mondo.
Sono molti giovani, laureati, fuga di cervelli insomma.
E l’unica ragione per cui spesso ritornano -disillusi- e’ l’attaccamento alla famiglia e il fatto che nei posti dove vanno le distanze sociali sono troppo grandi e la gente che li circonda e’ troppo fredda, troppo rigida e organizzata. La nostalgia li ricaccia nel loro vecchio paese.
Si mormora (ma non ho ancora nessuna conferma ufficiale) che sia in preparazione una legge per cui i figli saranno potesta’ dello Stato. Probabilmente e’ una voce di corridoio messa in giro dai media (in gran parte schierati con l’opposizione, cioe’ l’elite economica e vecchia padrona del Venezuela) per terrorizzare la gente e fomentare il malcontento.
Altro fenomeno preoccupante e impressionante e’ l’aumento dei crimini negli ultimissimi anni. Nei paesini dove fino a cinque o dieci anni fa la gente si sedeva per strada ad approfittare della frescura serale, ora la gente ha paura, e vive rinchiusa in casa a partire da una certa ora.
Furti, omicidi, gente armata: cose che prima non c’erano.
E nella capitale e’ ancora peggio: se prima camminavi “con gli occhi aperti” ora cammini “con paura”.
Quello che prima era uno scontro verbale, o al massimo fisico, ora si risolve a colpi di pistola. E la gente ammazza come nulla fosse, e non c’e’ punizione. Chiaro, non sto parlando della gente comune, quella e’ buona in tutto il mondo; mi riferisco a “quei pochi” per colpa dei quali tutto il resto ha paura.
Ho cercato spiegazioni e non ne ho trovato nessuna soddisfacente, cioe’ che colleghi il cambio di governo con l’aumento della criminalita’ non organizzata.
C’e’ chi dice che ora la gente si e’ trovata soldi in mano e ne vuole di piu’. C’e’ chi dice che regna l’impunita’ e che dopo aver ammazzato impunemente la prima volta, ora ci provano gusto e tornano a farlo per estorcere denaro o per il desiderio di dominare. C’e’ chi dice che e’ aumentata la corruzione nelle forze dell’ordine, che sono loro stessi i ladroni, o magari parenti dei criminali. C’e’ chi adduce spiegazioni ancora piu’ fantasiose.
Insomma una situazione davvero pesante, in un paese che mi sembra in declino. I successi di cui parlava Keegan nella sua lettera appaiono come deboli spiragli di luce in un contesto di mala gestione del paese.
Non so se l’ALBA portera’ a qualcosa (di certo me lo auguro), ne’ so se questa forma di educazione popolare e’ piu’ capace di elevare il popolo o di indottrinarlo. Di sicuro l’asfissia berlusconiana e la rabbia che porto dentro non mi fanno tollerare che si metta il bavaglio sui mezzi di comunicazione. Infine, la fallimentare gestione economica e’ un errore che prima o poi si paghera’.
Non e’ facile costruire la prosperita’ di un paese, ma in un paese ricco di risorse come il Venezuela questa dovrebbe trattarsi di un obiettivo di non difficile portata, per una classe dirigenziale rivoluzionaria che ambisca a chiamarsi tale.
sull’onda del viaggio
(español abajo)
viaggiare e’ un’arte
(che fatico ad imparare)
dopo giorni di infinita noia e solitudine nella turisticissima citta’ di granada (nicaragua) decido finalmente di prendere la via del sud. quattro giorni fa. mi metto in marcia in direzione dell’isola di ometepe e sul traghetto incontro due tipe, una spagnola (ehm.. una catalana. gli spagnoli non dicono mai di essere spagnoli) e una svedese, che vivono in nicaragua e sono in vacanza per una settimana.
iniziamo a chiacchierare e approdati sull’isola la giriamo un po’ insieme, alla ricerca di un alloggo economico e qualche spiaggia da sogno.
non trovando nessuno dei due, dopo aver sguazzato in un acqua talmente sabbiosa che non ti lasciava vedere piu’ in la di 20cm, raggiungiamo la famosa finca magdalena.
passiamo li’ un paio di giorni chiacchierando un po’ di tutto e soprattutto di cose interessanti (finalmente!): il problema ecologico, la ricchezza del viaggiare, che faccio io e che fai tu, ecc..
il calendario stringe e il terzo giorno gia’ prendo la mia via.
dopo un felice autostop incontro alla frontiera tra nicaragua e costa rica una tipa argentina simpatica, in autostop anche lei, verso casa.
iniziamo a chiacchierare, mentre sbrighiamo le formalita’ burocratiche di quei birbacchioni delle autorita’.
erano gia’ le 3 del pomeriggio (qui fa buio alle 6) e non avevo nessun posto per dormire. in piu’ mi avevano detto che gli ostelli in costa rica sono carissimi.
chiacchiera e chiacchiera mi invita a passare la notte dove stava andando lei: a casa di un amico che vive nella capitale, san jose’.
il caso vuole che l’amico era gia’ partito (tornato in argentina), e ad ospitarci al posto suo e’ stata sua madre, una tipa che mi era stata descritta come “alla mano”, ma il cui spirito dovevo ancora conoscere.
imbucatomi in questa casa della mamma dell’amico della mia nuovissima amica, prendo subito posizione sul divano, e la serata si chiude visto che siamo tutti stanchi.
stamattina, appena svegliati, ho avuto il piacere di fare colazione ascoltando i racconti della signora: un’ex-sandinista che nel 79 si dedico’ all’alfabetizzazione del popolo nicaraguense, e come lei decine di migliaia di volontari rivoluzionari accorsi da ogni paese dell’america latina, e coordinati dalla direzione cubana.
in un paese in cui l’80% della gente non sapeva ne’ leggere ne’ scrivere l’analfabetismo fu ridotto A ZERO IN DUE ANNI. il dispiegamento di forze fu impressionante, ogni paesino, ogni villaggio in ogni angolo del paese fu coperto.
e non si tratto’ di mera scuola: fu creazione di coscienza, formazione del popolo e organizzazione dello stesso. fu auto-organizzazione nel senso piu’ autentico di freire.
quel che successe dopo solo alcuni lo sanno. gia’, perche’ a noi europei la storia di questo angolo di mondo ci interessa poco..
la rivoluzione sandinista esplose, ma fu contrastata dai contras e dagli stati uniti, e quello che era un movimento nato per dare la terra ai contadini e l’istruzione alle masse fu represso barbaramente nel sangue con migliaia e migliaia di morti, detenuti politici, esiliati..
(poi non mi venga bush a raccontare che alcuni odiano gli stati uniti perche’ sono invidiosi del loro progresso)
dopo questi racconti abbiamo parlato di tante cose, dal trattato di libero commercio all’organizzazione popolare, dalla situazione miserrima che c’e’ ora in europa alla presenza di ONG nei paesi del sud, al deterioramento del partito sandinista attuale, senza mancare altre storielle piu’ leggere e rilassate..
desidero, intensamente desidero che mille ci siano di giorni come questo durante questo viaggio
l’argentina e’ gia’ partita, e io mi fermo ancora una notte a casa della signora (grandiosa, no?!) per partire domani alla volta di heredia..
la onda del viaje
viajar es un’arte
(que con fatiga aprendo)
(y que me perdonen los errores pero no tengo tiempo para checkar sobre el diccionario)
despues de dias de infinido aburrimiento y solitud en la turistica granada (nicaragua) decido de viajar al sur. hace cuatros dias. empezo el viaje hacia la isla de ometepe y en el barco encuentro dos chicas, una española (ehm.. una catalana. los españoles nunca dices de ser españoles..) y una sueca, que viven en nicaaragua y estan de vacaciones durante una semana.
empezamos a platicar y llegados en la isla caminamos un poquito, en busca de un ospedaje barato y una playa de sueño.
no encuentrando niuno de los dos, despues de aver nadado en un’agua tan sucia que no te vees mas de 20cm, llegamos a la famosa finca magdalena.
nos quedamos alla’ un par de dias, platicando de todo y sobre de todo de cosas interesantes (al final!!): il problema ecologico, la riqueza de los viajes, que ago yo y tu, ecc..
el tercer dia ya me voy.
despues de un feliz autostop encuentro a la frontera entre nicaragua y costa rica una muchacha argentina simpatica, ella tambien viajando de rai, hacia argentina.
empezamos a platicar, hacendo las formalidades burocraticas de las autoridades fronterizas.
ya eran las 3 de la tarde (aqui ya es el noceser a las 6) y no avia niun lugar para dormir. luego, me avian dicho que los hospedajes aqui en costa rica son carisimos!
platicando platicando me invita a pasar la noche con ella, a la casa de un amigo que vive en la capital, san jose’.
su amigo ya se avia ido (regresado a argentina), y nos hospedo’ su madre, que la argentina me avia describido como “muy amable”, pero cuyo espiritu todavia tenia que descubrir.
asi’ me encontre’ en la casa de la mama’ de un amigo de mi amiga recien conocida. tomo mi lugar en el sofa y asi’ se acaba la noche, como todos eravamos muy cansados.
hoy por la mañana, recien despiertos, tuve el plazer de desayunar escuchando los cuentos de la señora: una ex-sandinista que en el 79 se dedico’ a la alfabetizacion del pueblo nicaraguense, y con ella decenas de miles de voluntarios revolucionarios llegados de cada pais de america latina, y coordenados por el liderazgo cubano.
en un pais con el 80% de analfabetas, esta porcentaje fue reducida A ZERO EN DOS AÑOS. el desplegue de fuerzas fue enorme, y cada pueblito y cada aldea fue cubierto.
y no se trato’ de mera escuela: fue creacion de conciencia, formacion del pueblo y organizacion de ello. fue auto-organizacion en el sentido mas autentico de freire.
lo que se paso’ despues solo pocos lo saben. ya,que a nosotros los europes no nos interesa mucho la historia de esta esquina de mundo..
la revolucion sandinista empezo’, pero fue contrastada por los contras y por los estados unidos, y lo que era un movimiento nacido para dar tierra a los campesinos y instruccion a las masas fue reprimido brutalmente en la sangre, con miles y miles de muertos, presos politicos, esiliados..
(y que no venga bush a cuentar que hay unos que detestan a los estados unidos porque’ estan celosos de su progreso)
despues de estos cuentos hemos hablado de muchas cosas, desde el tratado de libre comercio hasta la organizacion pobular, desde la misera situacion de los movimientos europeos hoydia hasta la presencia de ONGs en los paises del sur, al deterioro del partido sandinista actual, pero tambien cosas mas ligeras y relajadas..
deseo, fuertemente deseo que miles de dias como esto se pasen otra vez en este viaje
la muchacha argentina ya se fue y yo me quedo una noche mas en la casa de la señora (grande, no?), y mañana me voy a heredia.





























































