di sesso, prostituzione, pedofilia e altro..

Non posso fare a meno di pensare che la prostituzione sia l’altra faccia del maschilismo, quello che prima nega il piacere sessuale della donna, e poi le dice anche deve fuggire il sesso perche’ e’ indegno, sbagliato, sporco e che bisogna rispettare il proprio corpo.
Cosi’ la donna nega il proprio desiderio, e l’uomo per fare sesso deve addirittura pagare.

Se scegliamo di non attribuire agli organi sessuali uno status differente dagli altri organi e facolta’ umane allora la prostituzione viene ad essere nient’altro che un lavoro, come tutti gli altri.
Si tratta di mettere a disposizione il proprio corpo per un’attivita’ il cui fine ci e’ indifferente, allo scopo di percepire denaro. Esattamente come qualunque altro lavoro dipendente, che sia fisico o intellettuale.

L’eta’ giusta per il sesso e’: quando sorge il desiderio. Non servono numeri ne’ maggiore eta’ per stabilire un criterio migliore.

Se una coppia giovane e inesperta corre il rischio di un’esperienza sessuale difficoltosa non vedo come possa essere peggiore l’esperienza se ad iniziare il giovane o la giovane c’e’ una persona piu’ grande e con maggiore maturita’ e consapevolezza.

Li chiamano pedofili e alcuni li vorrebbero bruciati vivi. Molti ci nascono, e direi che non e’ sbagliato quello che uno sente, bensi’ cio’ che uno *fa*.

Riesce sempre a stupirmi come la nostra cultura perversa reagisce violentemente alla sovrapposizione di due concetti primari come “bimbi” e “sesso”, suscitando orrore e ripudio. Altre volte invece l’accostamento dei medesimi concetti e’ teneramente compiacente, permettendo addirittura l’esposizione dei seni in pubblico come nel caso dell’allattamento.

Pubblicato in:  on 12 Ottobre 2009 at 00:41 Lascia un Commento

medellin!!

(dove la colombia e’ secoli piu’ avanti dell’italia)

si’, avete ragione, lunga pausa nel blog. avevo pensato anche di chiuderlo; poi pero’ sono arrivato al risultato finale: scriverlo solo quando ho qualcosa da scrivere.

e porto buone notizie e alcune cose incredibilmente interessanti!!

sono arrivato a medellin, in colombia, e la famiglia gay che mi ospita mi ha raccontato cose incredibili sulla storia di medellin.

ma iniziamo dal CSer che mi ospita: e’ attivista gay e vive con altri due, e formano un “trio”, cioe’ una coppia a tre. con uno stanno insieme da 10 anni, e l’altro da 5. dormono tutti e tre insieme e si definiscono “famiglia”.
e mi ha raccontato pure che lui fa educazione popolare, ispirato al metodo freire, genio che mi aveva elettrizzato un mesetto fa!!

mi ha raccontanto che a medellin negli anni 80 e’ successo il casino: da un lato l’alcalde (cioe’ il sindaco), dall’altro le ONG hanno iniziato un processo di democrazia partecipativa, e ora, nel 2009, piu’ avanti di quanto ho visto in tutt’europa, medellin, 4 milioni di abitanti, funziona con BILANCIO PARTECIPATO!! cioe’ sono i cittadini, che riuniti in comitati di quartiere decidono come spendere i soldi pubblici. e infatti ci sono un sacco di aree verdi, spazi pubblici, programmi sociali per lo sport, per gli anziani, pochissima criminalita’, ecc..
e dice che la componente gay ha giocato un ruolo enorme, e infatti e’ una delle pochissime citta’ in america latina dove sono abbastanza riconosciuti: girando in citta’ ho visto un po’ di tutto, da prostitute in centro a travestiti che non si nascondono per essere tali, a coppie gay che si abbracciano in piazza, ecc..
e continuando con la storia della citta’, il CSer mi raccontava che prima qui era una piccola citta’, un po’ provinciale. poi arrivarono i narcotrafficanti, che portarono sia soldi, sia cambiamento culturale. fecero vedere alla gente di qui per la prima volta i centri commerciali, certi prodotti di lusso, la prostituzione, ecc.. questo da un lato puo’ sembrare negativo, dall’altro porto’ ad una certa modernizzazione dei costumi.
e poi c’e’ pablo escobar, il capo mafia per eccellenza, che da un lato si fece ricco con la coca, dall’altro viaggio’ a napoli e si innamoro’ della citta’, e volle trasformare medellin e farla un po’ come napoli. e sempre per amore della sua citta’ inizio’ a costruire campetti da calcio nei quartieri poveri, e spazi verdi, ecc.. insomma posti che la gente potesse usare. per questo fu molto amato, muoveva masse, e quando lo uccisero la gente di qui era a lutto. parteggiava piu’ per lui che per lo stato che tentava di combattere il narco.
e non e’ tutto. la lotta al narco si fece con l’aiuto degli usa, dei paramilitari, e sotto il comando del governo (credo fosse uribe, pero’ non sono sicuro..) alla fine ce la fecero, e un sacco di territori che prima erano zona di guerra ora sono sicuri, e i camionisti ci viaggiano anche di notte quando prima erano tabu’.
insomma la storia di medellin e’ strana: prima arrivo’ la mafia e porto’ soldi, progresso del benessere e cambiamento dei costumi, poi arrivo’ il governo che sbaraglio’ la mafia, lascio’ intatti i benefici e porto’ piu’ sicurezza, e infine arrivo’ anche la gestione partecipata della cosa pubblica!!

e sapete come lo ottennero il recupero delle zone degradate? costruendo delle gigantesce funicolari (come a napoli!!) che arrivavano fin nei quartieri “dove il sole del buon dio non da’ i suoi raggi” direbbe de andre’. e queste dove prima vigeva il coprifuoco, ora sono piene di gente che cammina nelle strade. ogni angolo e’ pieno di famiglie, ragazze, ragazzi, che passeggiano.
ci sono citta’ dove nelle periferie non c’e’ un cazzo, e mi spiegava un’amica che studia architettura che il successo di un urbanista si vede se la gente passeggia la sera, e se ci sono negozi. qui queste cose ci sono anche nelle periferie.
certo ci sono quartieri che sono ancora depressi, pero’ ci stanno lavorando sopra, con la funicolare e con i programmi pubblici.. incredibile!

.. e lo sapevate che in colombia le coppie omosessuali hanno gli stessi diritti di quelle etero?? stabilito dalla corte costituzionale alcuni mesi fa!! sono esattamente equivalenti (diritti patrimoniali, assistenza medica, pensione, ecc..), solo gli manca l’adozione di bambini, pero’ vabe’, capisco che e’ un passo grosso..
insomma i progressi sociali e culturali fatti dalla colombia polverizzano il vetusto bigottismo italiano e qualsiasi timido sforzo semiprogressista accennato due anni fa dal governo prodi, quando naufragarono prima i pacs e poi i dico.. per non parlare del bilancio partecipato!!
incredibile sta colombia.. mi sorprende ogni giorno di piu’!!

ripensare la nonviolenza

Intro

Gran parte del Movimento si riconosce nell’ideale della Nonviolenza e questa parola viene spesso usata nelle riunioni e nei libri.
Tuttavia nonostante gli sforzi pluridecennali le istanze rinnovatrici non sembrano fare breccia nella fortezza del “sistema”.

I tempi cambiano, i problemi restano. Il Movimento si trova oggi obbligato a creare nuove forme di lotta politica sperabilmente efficaci e che rimangano aderenti al valore condiviso della nonviolenza.

Il punto e’: cosa puo’ dirsi nonviolento oggi? Quali azioni politiche oltre al rispettare l’incerta definizione di nonviolenza possono dirsi efficaci? Tutto e’ nonviolento, ma cos’e’ Satyagraha?

Proviamo a sfilacciare la corda bipolare violenza/nonviolenza, una visione “classica” che deriva da rappresentazioni libresche della storia. Proviamo a scomporre l’idea di nonviolenza per poi ricomporre i fili alla luce di nuovi profili come ad esempio la credibilita’, la Verita’, l’impatto mediatico-reputazione, ecc..

Il punto di partenza

Il postulato numero uno e’: siamo gia’ nel “dominio” di nonviolenza. Ormai i movimenti non vedono piu’ la rivoluzione armata come qualcosa di possibile o utile, e le idee si forgiano gia’ nell’enorme cornice del non-violento.

Il postulato numero due e’: dire “nonviolenza” e’ dire che la banana e’ una non-pera; non e’ detto che la semplice assenza di armi sia garanzia di successo o della migliore strategia possibile.

Prendiamo alcuni esempi di movimenti non-armati che, nel bene o nel male, hanno provocato degli effetti nel mondo. Tutti gli esempi citati rientrano nella gigantesca cornice della non-violenza, eppure…

Animal Liberation Front

Animal Liberation Front

- L’Animal liberation front e l’Earth liberation front sono gruppi animalisti e ambientalisti che hanno usato strategie forti come l’incursione notturna nei laboratori di esperimenti sugli animali liberando conigli, cavie e cani, oppure l’incendio di macelli e TIR di grosse aziende dell’industria della carne.
Queste strategie, conformi al canone della nonviolenza contro persone (il sabotaggio e’ violenza contro cose), hanno provocato l’emanazione di speciali leggi anti-terrorismo.

- L’azione del Black block viene spesso strumentalizzata dai media per denigrare le cause che portano in piazza migliaia di persone, fino ad indurre a pensare che i giovani incappucciati siano infiltrati della polizia ed in fin dei conti strumenti del sistema.
Anche in questo caso l’azione di violenza contro oggetti e’ piu’ simile al sabotaggio che non alla violenza contro persone.

- Il blocco delle strade e autostrade (vedi Scanzano o la recente protesta degli autotrasportatori). Produce un danno indiretto alla popolazione tutta, risponde al canone della nonviolenza, ha ottenuto diversi risultati, puo’ essere usato da governi stranieri e gruppi politici per indurre instabilita’.

- Lo sciopero selvaggio (extra leges). Viola i regolamenti sugli scioperi, rimane uno dei pochi strumenti per “farsi sentire”.

- Il consumo critico. A differenza del boicottaggio (che e’ una campagna organizzata, con un inizio, una fine e degli obiettivi che si chiedono all’azienda) mira a strangolare l’azienda, e’ un’offesa permanente.

- La P2 ed il piano di rinascita democratico di Gelli, che a partire dagli anni ‘70 e’ stato messo in pratica per prendere il controllo della vita civica italiana. Anche questa puo’ definirsi in senso lato una presa del potere “nonviolenta”.

- La propaganda dell’ideologia neoliberista, l’etica del lavoro-consumo, l’induzione del nostro stile di vita ed il conseguente controllo sociale che ne deriva (il “regime sottile”). Non passa attraverso le armi bensi’ attraverso la TV. Meno bastone e piu’ carota.

- La c.d. “guerra di bassa intensita’” e la criminalizzazione della protesta sociale. Non gli squadroni della morte a reprimere i movimenti, bensi’ i media, la diffamazione e la propaganda.

Nuovi profili

Ora la corda originaria, frutto della foto ingiallita di Gandhi, e’ sufficientemente scomposta. Possiamo passare a citare alcuni fattori buoni per separare l’utile dal non-utile. Abbandonato il criterio vetusto dell’ “armato/non-armato”, questi nuovi valori possono fungere da filtro per la valutazione delle azioni da intraprendere.

CREDIBILITA’-APPARENZA vs criminalizzazione-stigmatizzazione. Ancor prima di valutarne l’etica, la strategia del black block e’ semplicemente controproducente.

La VERITA’ costruisce, la menzogna e’ forza distruttiva. La “neo-nonviolenza” deve mirare con mezzi democratici a far venire i nodi al pettine: le ipocrisie, il dominio e lo sfruttamento di chi ha il potere.

Lo scontro armato e’ l’occasione per far vedeer quanto sei pericoloso e malvagio; l’azione nonviolenta e’ l’occasione di mettere a nudo le falsita’ dell’altra parte (v. sopra, “verita’”).

Il modo piu’ facile per inibire l’uso delle armi dell’avversario e’ disarmarsi.
Equivalente a: armati e genererai tanta paura e risentimento che troverai un dispiegamento di armi di fronte a te.

Colpire dei nonviolenti (disarmati) ha un enorme costo politico.

Tutto qui?

Chiaramente no :) ! Questo e’ solo l’inizio dell’opera: fare nonviolenza nel 2009 richiede un’enorme fantasia creativa. Quello che ho detto e’ buono a malapena per un quadro teorico, il resto si fa nelle riunioni di quartiere dopocena. E’ li’ che si scrive la storia.

Pubblicato in:  on 9 Maggio 2009 at 19:01 Lascia un Commento
Tags: ,

storie vicine e lontane..

amici impegnati in lotte sociali e politiche, chi in russia, chi in palestina, chi in messico, chi in colombia..

tante occupazioni, tanto lavoro. i soldi che girano.

e mi chiedo: ma non potrebbero essercene di piu’ di lavori cosi’? in fondo nella vita non serve molto piu’ che sopravvivere. e -come si sa- tutto quello che ci serve per vivere ci viene dato piu’ che in abbondanza.

perche’ abbiamo creato un sistema che fa cose inutili e dannose?
gia’ tempo fa parlavo dell’economia sociale svedese, dicendo che i servizi abbondano, i ragazzi lavorano, l’economia gira e gli anziani hanno chi li assiste.
ora mi chiedo: e se tutti i soldi, le risorse, il tempo e le energie lavorative che si spendono nella produzione di oggetti superflui fossero utilizzati invece a fini sociali.. in che mondo vivremmo?

quanti ragazzi sarebbero piu’ soddisfatti a lavorare nel sociale che non nel marketing, nel volantinaggio, nelle pulizie o nella ristorazione?

tempi di terremoto, e gli italiani sull’onda emotiva dei servizi giornalistici strappalacrime stanno donando l’inverosimile: tempo, soldi, scavi a mani nude, camper, roulotte, cibo, vestiti, medicine. il cuore c’e’. nasce nello stomaco e sgorga dal cuore.

come puo’ la stessa gente creare un sistema cosi’ brutale e cattivo?!

c’e’ una sola risposta: la gente e’ pecora, e fa quello che le viene detto di fare. paura della disoccupazione, cerchi lavoro disperatamente e se ti chiedono di appioppare carte di credito in un centro commerciale o vendere contratti adsl per telefono lo fai e basta, e poco ti curi se gli acquirenti sono vecchietti rincoglioniti che non si rendono bene conto di quello che sta succedendo.

beh, pecora per pecora, se queste pecore hanno un cuore e una coscienza (addormentata) quanto sarebbe meglio il mondo se le energie venissero convogliate verso robe utili per la collettivita’?

Pubblicato in:  on 7 Aprile 2009 at 22:24 Commenti (3)

De gentium stupiditate

(piu’ qualche commento su Brian di Nazareth)

Avevo iniziato a rispondere ad Alessandro sotto forma di commento. Non per contraddire, ma semplicemente lasciandomi ispirare da quello che mi aveva fatto venire in mente. Scribacchiando scribacchiando, ne e’ nato un post; eccolo:

Passo ore ad interrogarmi sul “perche’ pensiamo quello che pensiamo?”

Ultimamente uso l’aggettivo “stupido” non tanto con riferimento all’intelligenza o all’istruzione, quanto piuttosto all’insieme delle SCELTE di una persona o un popolo e alle conseguenze di queste scelte.

In un ipotetico “De gentium stupiditate” potrei annoverare, tra le tante:

- l’enorme progresso scientifico, tecnologico, nelle comunicazioni, nella conoscenza globale storica, naturale-biologica-ecologica, ecc.. EPPURE nonostante questo grandioso balzo in avanti il “sistema umanita’” nel complesso non sta che deturpando il mondo dal quale si nutre, sta segando il ramo dell’albero sui cui e’ seduto. Non e’ Ridicolo che aumentano la conoscenza e la comunicazione e nel complesso “siamo” un essere Stupido che tra soli 20-30 anni si trovera’ a rimpiangere cio’ che ha rovinato?

- la capacita’ di eleggere per la terza volta berlusconi nonostante sia evidente che non fa nulla di buono per il paese, anzi, fa di tutto per rincoglionirlo, tenerlo sotto controllo, raccontare bugie e salvare se stesso e la propria cerchia di amici.

- la capacita’ soprannaturale di comprare cose costose, desiderarle, e poi lavorare full-time per ottenerle. Adottare stili di vita costosi (v. automobile = rate+benzina+assicurazione+bollo+manutenzione+parcheggio = vivi per mantenerla) e poi non avere piu’ tempo per fare le cose che portano gioia. O peggio ancora, essersi dimenticati come si fa a stare bene con poco e ritrovarsi con un mare di chincaglie che scattano foto a 10Mpixel, fanno musica in dolby surround, proiettano immagini nitidissime nello spessore di 4cm, ecc..
calore freddo.

- la capacita’ squisitamente tipica di molti credenti di tralasciare i messaggi delle loro religioni per attaccarsi -come una cozza allo scoglio- alla persona che li ha pronunciati o, e qui mi stupisco persino, all’integrita’ del buco da cui e’ uscito il loro profeta.
E’ soprattutto su questo che punta il film Brian di Nazareth che, lungi dal voler essere offensivo nei confronti della religione cristiana o dal non rispettare la figura del profeta in se’ per se’, e’ piuttosto un monumento alla stupidita’ umana.

Ci sono scene deliziose in cui Brian -che non e’ Gesu’- mentre cerca di fuggire dalla folla che lo crede il messia perde accidentalmente un sandalo, e prontamente c’e’ chi si alza a dire “ci ha dato un segno! facciamo come lui, togliamoci una scarpa!” e chi subito risponde “no! significa che dobbiamo raccogliere scarpe da terra!” e gran baruffa!

Altra scena epica e’ quando tutto il popolo si riunisce sotto casa di Brian -sempre perche’ lo crede il messia- e questi fa tutto un discorso per mandarli via, dicendo che devono ragionare con la loro testa e che la cosa sbagliata e’ farsi dire da qualcun altro cosa devono fare. volete sapere come reagisce il popolo? grida in perfetta sincronia “grazie! ora dicci qualcos’altro!”
E quando Brian aggiunge “siete tutti degli individui” e una voce sola accenna “ma quindi..” allora tutti lo zittiscono immediatamente.

Questo e’ Brian di Nazareth! Una riflessione acutissima e spassosa sulla stupidita’ umana, che riguarda non solo la dabbenaggine nel campo religioso, ma fa anche una critica spietata dei Movimenti e dei gruppi di attivisti (leggi: la nostra sinistra e la nostra area extra-parlamentare): sempre divisi tra di loro (nel film c’e’ una sola cosa che il fronte popolare DI GIUDEA odia piu’ dei romani: il fronte popolare GIUDAICO), troppo persi in chiacchiere e poco volti all’azione, l’esaltazione del martirio, gli atteggiamenti formali, ecc..

Ritornando al commento di Alessandro, non so esattamente perche’ delle vignette su maometto in danimarca provocano malumori nel mediterraneo, ne’ perche’ quando calderoli (all’epoca ministro) si fa la maglietta con le suddette vignette e la mostra in tv allora delle suore italiane vengono uccise in libia.
Penso a questo: in tanti si sono indispettiti ma solo tre o quattro -contrariamente ad ogni insegnamento divino- hanno commesso un atto violento. beh, cos’avevano queste persone nella testa se non cinque etti di segatura? qual e’ la differenza tra tutto un popolo che storce il naso e quei soli tre o quattro idioti che ben decidono di assassinare degli innocenti?

“Stupidita’” sono solito chiamarla forse con improprieta’ di linguaggio, ma con abitudine ormai consolidata da ogni volta che -ad esempio- trovo del cibo perfetto nella spazzatura.

Ennesimo capitolo del De gentium stupiditate. So perfettamente ad ogni singolo passaggio della catena produttiva cos’e’ successo: gli ordini, il magazzino, le leggi sulla sicurezza alimentare, ecc.. eppure nel complesso il “sistema” ha impiegato del tempo, del denaro, delle risorse, della fatica umana per produrre quelle cose, per trasportarle, per metterle in bella mostra, per pubblicizzarle in tv, per farle desiderare ai bambini, dei genitori hanno detto “no”, EPPURE dopo tutto questo prodigio del capitalismo moderno chili e chili di banane, pomodori, formaggio, carne (col suo impatto ecologico 10 volte superiore ai vegetali) si trovano abbandonati nel cassonetto, alla fine della catena produttiva dove sono ormai rassegnati ad essere sprecati.

E c’e’ gente che fa lo straordinario.. e c’e’ chi muore di fame.. e c’e’ chi mangia solo al discount.. e c’e’ chi ha il macchinone..

Anche in tutto questo ci vedo un pelo di Stupidita’. Della comunita’ umana.

Pubblicato in:  on 7 Febbraio 2009 at 15:35 Commenti (3)

riflessione delle 15.02

davide non divento’ vegetariano aspettando che tutto il mondo diventasse come lui, davide non si mise a boicottare o a fare consumo critico, non diede l’esempio aspettando perennemente e invano che una piccola goccia nel mare diventasse oceano. no, niente di tutto questo.

davide prese una cazzo di fionda, una cazzo di pietra e colpi’ nell’occhio golia.

Pubblicato in:  on 26 Dicembre 2008 at 17:06 Commenti (3)

brevi racconti (e ricordi) di repressione sessuale

repressione sessuale, un termine cosi’ altisonante, quasi uscito da un volantino propagandistico degli anni ‘70.. ma cos’e’ davvero?

cosi’ onnipresente che neanche sappiamo di esserci dentro (l’ultima cosa che un pesce scoprirebbe e’ l’acqua).

quelli che riporto qui sono episodi che affiorano alla memoria quando penso agli sforzi che dobbiamo fare ogni giorno per celare/nascondere/dimenticare/tappare tutto quello che ha a che fare col sesso.

raccontero’ tutto in prima persona – anche dove non sono il protagonista – cosi’ non si offende nessuno.

1.

sono lesbica, ma non lo dico a nessuno perche’ ho paura.
i miei secondo me lo sospettano, pero’ non devono sapere nulla.
lo dico a te che sei una persona fidata, ma tu mi raccomando non lo dire a nessuno.

2.

tutte le ragazze si masturbano, ma sono pochissime quelle che lo ammettono, persino al proprio partner.

3.

per anni il tormentone tra compagni di scuola e’ stato accusarsi a vicenda di essere gay.
da bambino ricordo che ti toccavano dietro l’orecchio, e tu dovevi toccarti subito la fronte, altrimenti voleva dire che eri gay.
la gente del sud e’ terrorizzata dall’essere gay, non si spiega altrimenti tanto accanimento.

4.

sono una ragazza, giovane.
sul mio blog scrivo -riferendomi ad altro- “sto godendo, non pensate a male!!”
risponderei: no cara amica, non penseremo male di te perche’ godere e’ un tuo diritto! da sola, con un uomo o con una donna!

5.

sono di nuovo una ragazza, 24 anni, e sul mio blog scrivo:
penso che i genitori di oggi quando vedono la figlia uscire di casa mezza nuda dovrebbero dirle che anche se lei lo fa in buona fede, questo porta l’altro sesso a giudicarla un puro oggetto del sesso, e non dovrebbe farle molto piacere…oltre ad essere pericoloso in quanto, nei confronti di un oggetto, capita a volte di essere violenti e/o non curarsene minimamente
se un ragazzetto tratta una ragazzetta come un oggetto.. e’ PURE colpa della ragazzetta?!

~

cinque storie per oggi bastano, e ora propongo un gioco:

riuscite a dare una definizione di “nudo” che non sia la negazione di qualcos’altro? (es. “senza vestiti”)

Il sacro obbligo di lavorare

“chi puo’ permettersi di lavorare deve farlo”. giusto! e’ quello che penso anch’io! .. pero’ UN LAVORO DECENTE!!

erica, tu parli di sudore della fronte, ma non penso che tu abbia molto da sudare col tuo lavoro. vieni a lavare piatti e vedi poi quanta gioia di lavorare ti rimane!

il punto e’ che viviamo in un sistema sbagliato! un sistema che posiziona la gente in una piramide, in cui la base fa lavori indegni, sottopagati e che abbrutiscono! e il suddetto sistema guardacaso mette alla base della piramide immigrati e poveracci. io ho voluto provare che significa stare qui sotto, e anche se non immediatamente, comunque so come tirarmene fuori. e probabilmente e’ quello che faro’ ritornando a studiare.
pero’ il cazzo di problema di fare in questo modo e’ che io singolarmente mi sposto all’interno della piramide (e tra qualche anno potrei ritrovarmi in una scrivania accanto alla tua), ma se non ci saro’ io a lavare i piatti ci sara’ qualcun altro. qualcun altro che DAVVERO ha il sudore sulla fronte!

questo qualcun altro potrebbe stare in condizione ancora peggiore della mia: potrebbe essere costretto a pagare un affitto, e sapendo il rapporto stipendi/affitti qua a londra, potrebbe non riuscire a mettere nulla da parte. lavorerebbe per sopravvivere, passerebbe ore della sua giornata a servire il resto della piramide. una vita quotidiana fatta di lavoro manuale senza alcuna soddisfazione, senza alcun uso del cervello. insomma una gran vita di merda!

io mi sono rotto il cazzo di parlare quattro lingue, una laurea in mano, smanettare potentemente col computer e passare ore a lavare i piatti. eppure tu mi dici che devo lavorare. e allora vacci te a lavare i piatti!!
tu mi dici che qualcuno quel lavoro deve pur farlo, e allora ti rispondo facciamo a cambio e io mi prendo il lavoro creativo e intellettuale, mentre tu stai zitta per 11 ore di fila a maneggiare acqua bollente e sapone.

no! non se ne esce da questa diatriba. occhio per occhio e il mondo diventa cieco.
la verita’ e’ che non possiamo sostenere un mondo in cui ci sono le persone che usano il cervello e si ammalano nel fisico, e quelle che usano le braccia e si abbrutiscono nell’ignoranza!

non e’ che non mi piace lavorare! ho zappato letamato e vangato per mesi, e pure gratis, ma era il lavoro piu’ nobile del mondo perche’ lo facevo insieme agli altri e mangiavo con loro il cibo che loro stessi avevano fatto mesi prima.

se il sistema mi mette a lavare piatti e pavimenti alle dipendenze di un manipolo di ricconi che non mi parlano neanche e non mi danno un attimo di sosta per ore ed ore di fila.. beh, permetti che mi faccia un po’ schifo! e che rifugga con tutti i mezzi questo stato indegno che tralascia, castra tutte le attitudini individuali di una persona!

siamo PERSONE, non lavatrici!! si lavora per vivere, non si vive per lavorare!!

datemi un lavoro degno e lo faro’ volentieri!

non aspetto neanche che questo lavoro mi caschi dalle nuvole, me lo sto cercando da solo. pero’ cosi’ facendo -ripeto- mi metto apposto io, ma se non ci sono io a fare i lavori di merda ci sara’ qualcun altro. quello che bisogna fare e’ cambiare la forma della piramide!!

quando gandhi fondo’ l’ecovillaggio non ebbe dubbi che tutti i ruoli piu’ umilianti (pulire le latrine era riservato agli intoccabili) dovessero essere svolti A ROTAZIONE.
e non aveva dubbi sul fatto che nel lavoro quotidiano di ognuno ci dovesse essere una parte manuale ed una intellettuale. lui pur essendo direttore di un giornale e con tutto il casino che stava succedendo (sapete com’e’.. un fronte di liberazione nazionale dev’essere una cosa un po’ impegnativa da portare avanti..) non mancava mai alle due ore di filatura quotidiane. arcolaio, lana e gira gira gira.. due ore al giorno. lui che era il tassello centrale della rivoluzione indiana. 300 milioni di abitanti coinvolti. e lui filava e filava..

Pubblicato in:  on 25 Novembre 2008 at 16:49 Commenti (2)

dov’e’ finita la magia??

oggi pome ho fatto un giro per pub, ristoranti e altri posti qui nel quartiere in cerca di lavoro. un tour della speranza a lasciare CV..

sto attraversando un periodo particolare, in cui mi accorgo che la magia e’ andata via.

prima, in questo anno e mezzo che ho passato in viaggio, ogni giorno era una scoperta, gente nuova, posti nuovi, vita semplice, povera.. autostop, couchsurfing, le comuni agricole, la gente come me..

tempesta2ora mi trovo in una citta’ a cercare qualcuno che mi dia lo sterco del demonio, i soldi.

prima esploravo il mondo, e riuscivo ad incantarmi; perche’ succedevano cose belle.
ora mi sforzo di rincorrere una banalita’ ed una routine, e pure in questo rincorrere un lavoro di merda, fallisco.

prima vivevo in un atteggiamento mentale diverso, di scoperta su altri orizzonti.
viaggiavo con Samira, ed era bello, scoprivamo le cose insieme.
viaggiavo da solo, e sulle strade incontravo altri angeli, altri gnomi, qualche fata, troll e folletti.. :)

eppure mi sentivo lontano dalla gente comune, i grigi (v. qui), che pur volevo aiutare. capivo meglio il loro mondo, ma allo stesso tempo ero fuori dalla loro routine.
per questo scelsi di fermarmi nella solare e gaia londra. desiderio di radici..

ora mi sento spento, alienato, costretto a prostituirmi per chi piu’ fotte il mondo.
prostituirmi? si’, ecco la definizione giusta! vendere il mio tempo, le mie energie, il mio contributo e la mia attivita’ a chi puo’ darmi del denaro. (!)
oggi cercavo lavoro nei bar, cioe’ posti in cui muratori polacchi sporchi di calce vanno ad ubriacarsi il venerdi’ sera.
oppure nei pub, dove giovani incoscienti si sottopongono ad una tassazione volontaria dettata da mode. [sono anni che detesto andare nei pub. mi piace la serata a casa, "VHS e se non bastasse su' le casse" dice il profeta]

ho cercato lavoro anche nei negozi, quelli grandi. e piu’ erano grandi piu’ sapevo che avevo maggiori chances di trovarlo. ma i negozi grandi sono anche quelli che piu’ fottono la gente: strangolano i piccoli negozi con i loro prezzi convenienti, sfruttano i lavoratori, essendo multinazionali portano i capitali altrove, ecc..

per non parlare del bistro’ dove lavoro: servono carne.
io, da vegano (o quasi), sto lavorando per degli stronzi che indirettamente contribuiscono alla mattanza di milioni di animali.
io col mio lavoro sostengo il negozio. il negozio compra carne e da’ soldi al macello. sto sostenendo il mercato della carneficina.

insieme al consumo critico (evitare di comprare da aziende dannose) bisognerebbe fare anche il lavoro critico.. ma porca miseria quanto e’ difficile!!!
sembra che tutti i soldi ce li abbiano i peggio stronzi! perche’ dev’essere tutto cosi’ difficile??

torniamo un attimo in dietro. cosa ci faccio qui? cerco soldi per andare in sud america.
sembra che a questo mondo chi mi puo’ portare in sud america cerchi da me del denaro.
si da’ il caso che mi devo procurare questa cosa, e cio’ si fa lavorando.
pero’ quello che voglio io e’ un lavoro pulito! ma questo mondo non sembra darmelo. e allora piano piano sto cedendo ai compromessi, gia’ lavorando in un “grocery” carnazzaro, e poi cercando nei negozi, nei magazzini, nei ristoranti..

ma cosa sono tutti questi? avvoltoi che strumentalizzeranno il natale per fare piu’ soldi, e che mi prenderanno solo perche’ hanno extra-business in quel periodo, e gli serve qualcuno che sposti i pacchi in magazzino. arpie che hanno fatto del cibo una merce e sulle spalle dei sottoposti (camerieri, lavapiatti…) si fanno ricchi. e si permettono anche di buttare un sacco di roba da mangiare, perche’ tanto, alla fine, sono comunque in guadagno..

il lavoro critico..
a norimberga il dato piu’ agghiacciante fu che gli ufficiali nazisti, quando gli fu chiesto “perche’ lo hai fatto?” rispondevano “obbedivo. me lo hanno detto..”
oggi nel 2008 la gigantesca macchina della nostra societa’ avanza devastando e distruggendo tutto quello che riesce a succhiare da una terra sfruttata e violentata.
quando avremo finito tutto, e troveremo atomi radioattivi nel pesce degli oceani, o mercurio nella mozzarella di bufala campana, quando milioni di occidentali saranno alla fame perche’ non c’e’ piu’ il petrolio che porta il cibo dalla campagna alla citta’, e miliardi nel terzo mondo staranno in fin di vita per la nostra avidita’, quando avremo cacciato tutti i contadini dal brasile, per fare campi di colza per il nostro biodiesel, quando l’aria puzzera’ da far schifo, quando non ci saranno piu’ foreste a raccogliere la nostra anidride carbonica, quando i bimbi saranno tutti allergici ed asmatici, e sulla terra chilometri e chilometri quadri di cemento e asfalto..
..allora..
sara’ la norimberga del terzo millennio.
e ci chiederemo: come cazzo siamo arrivati a tutto cio’?
ci dicevamo piu’ intelligenti degli animali, ma prima abbiamo ucciso loro, e poi abbiamo ucciso noi stessi.
chi e’ responsabile di tutto questo?
l’impiegato dira’: io no, obbedivo. il muratore dira’: io no, avevo una famiglia da sfamare. il politico dira’: io ho fatto, ma la gente mi ha votato. l’azienda dira’: io non posso parlare perche’ non ho bocca, guarda dentro di me. il manager dira’: me l’ha detto il consiglio di amministrazione. il consiglio di amministrazione dira’: io rispondevo solo agli azionisti. e gli azionisti: noi non prendevamo le decisioni, avevamo solo pezzi di carta..

se io-attilio mancassi un solo giorno dal negozio (che ordina un prosciutto al giorno), in quel giorno il negozio si bloccherebbe. [il lavapiatti e' un ruolo fondamentale, anche se e' un lavoro a cervello zero, anche se sono l'ultima ruota del carro, ma la cucina dipende dagli attrezzi che io pulisco]
poi probabilmente il giorno dopo ci sarebbe un altro al mio posto. ma finche’ IO sono li’, quel lavoro in quel negozio (che ordina un prosciutto al giorno) lo sto facendo IO. finche’ ci sono io, sono io che supporto il sistema.

+ [una persona che si definisce ambientalista mi dice "Poi per motivi di lavoro, l'aereo lo prendo piu' spesso, ma lì io non decido, e' tutto gia' prenotato."]

allora? nessuno responsabile?
NO. TUTTI responsabili.

ognuno e’ colpevole di quanto ha danneggiato, e di quanto ha mancato di salvare.
ognuno ha contribuito col suo ruolo allo sfacelo. hai tagliato l’amazzonia? grande figlio di puttana. hai comprato lattine e bottiglie di plastica? piccolo figlio di puttana.
ma poi, chi ha tagliato l’amazzonia? chi l’ha ordinato o chi ha preso la motosega in mano?
e se chi ha preso la motosega lo ha fatto perche’ aveva bisogno di soldi per la propria famiglia?
e se chi lo ha ordinato e’ diventato capo perche’ non voleva prendere la motosega e rovinarsi la salute per una paga di merda?

perche’ bisogna fare cose cattive per procurarsi i soldi??

prima, non avevo l’ansia dei soldi (perche’ ce li avevo gia’ in tasca devo dire) e vivevo le mie giornate in un altro stato.
ora sono nel mondo di quelli che lavorano, e oscillo tra rabbia, tristezza, delusione e frustrazione.

-> la magia e’ andata via.. <-

mi chiedo: non staro’ seguendo una strada sbagliata? se questa e’ difficile, triste, grigia ed eticamente scorretta, non staro’ forse sbagliando qualcosa?

non ci sara’ forse “un’altra strada”?

tra il mio “prima” e l’ “adesso” c’e’ solo una differenza di lavoro/nonlavoro, soldi/nonsoldi, business/no-profit, nomadismo/stanzialita’ ?

non mi staro’ perdendo qualcosa?

APPELLO

a: tutti i maghi, fate, streghe e streghette,
fattucchiere, ciarlatani, sciamani e bonzi,
professoroni, sapienti, profeti e artisti,

“cercasi formula della magia perduta”

ne’ cicala ne’ formica, ma tutte e due le cose insieme..

.. senza che la formica devasti il mondo..
.. senza che la cicala sia improponibile..

~~ |.| ~~

per chi ha visto “il pianeta verde”:

qualcosa

la cicala e’ la formica 3.0

La formica da vecchia

Un giorno la formica invecchio’. Si risveglio’ all’improvviso che aveva sessant’anni, e nell’intimo delle sue lenzuola fece una riflessione.

guardo’ al tempo passato e si dispiacque di non aver fatto nulla che lavorare. la sua unica vita a questo mondo, passata ad accumulare e accumulare e accumulare.
insomma spostare oggetti, averne sempre di piu’.. ora poteva darli ai suoi formichini.. ma cio’ non toglieva il senso di inutilita’ della propria vita.

e poi i formichini cosa avrebbero dovuto farne di tutti questi beni?
si’, avrebbero avuto una vita piu’ agiata.. ma che farne se questa era stata svuotata? che senso aveva tutto cio’? avrebbero dovuto anche loro accumulare per trasmettere ai figli? solo questo? tutto qui la vita? una rincorsa continua?

La formichina vuole fare volontariato

Una formichina ando’ un giorno a fare volontariato. Ando’ ad accarezzare i piccoli afidi negri che le facevano tanta tenerezza e che aveva visto un giorno in tv. Porto’ loro anche un po’ di succo dolce.

Ora, dovete sapere che -anche nella realta’- gli afidi producono un succo dolce, detto “melata”. Le formiche “allevano” gli afidi e prelevano la melata. Leggi cosa dice Marco a proposito!

Mentre la formichina donava con grande soddisfazione agli afidini un po’ del succo dolce che loro stessi producevano, un afide un po’ piu’ irriverente degli altri si alzo’ e disse:
“cara formichina, grazie per quello che stai facendo, vedo che il tuo cuore e’ puro.
ma per favore di’ a quella gran baldracca della regina che e’ tutta colpa sua se siamo poveri, perche’ voi formiche ci rubate il succo dolce!!”

la formichina si senti’ offesa e subito rispose “ma come ti permetti..” quando l’afide la interruppe:

“cara amica, forse non lo sai e tu vuoi solo aiutarci. ma devi sapere che noi non avremmo bisogno del vostro ‘aiuto’ se la smetteste di vivere sulle nostre spalle!
cinque secoli fa voi formiche avete iniziato a depredarci, ‘colonialismo’ lo avete chiamato, e venti anni fa, dopo che avevamo strappato con la forza l’indipendenza, ci avete indebitato, e ora lavoriamo per pagare quel debito.
inoltre avete costruito un sistema per cui ci dividete tra noi afidi, e usate alcuni di noi per bastonare tutti gli altri. se uno vuole venire da voi, avete posto un sacco di impedimenti, cosi’ mentre suda per tirarsi fuori dalla merda, lavora per voi a buon mercato. e siccome sono in pochi quelli che ce la fanno, tutti gli altri continuano a lavorare per voi a buon mercato.. e il sistema va avanti, e voi che siete ai vertici ne traete il massimo vantaggio!”

la formichina si senti’ dapprima offesa e indispettita. poi si calmo’ un attimo e cerco’ di capire il discorso dell’afide. quindi rispose:

“ma io sono qui per aiutarvi! vi aiuto.. a svilupparvi!”

e l’afide:

“ho capito che lo fai col cuore, e ti ripeto che non sono arrabbiato con te, perche’ tu sola ci vuoi bene veramente.
sono arrabbiato con l’ipocrisia del sistema. volete ’svilupparci’? bene, smettetela di depredarci!
noo.. voi volete donare al povero per sentirvi grandi. e non sarebbe soddisfacente se non fosse povero! volete tenerci in schiavitu’ e poi sentirvi generosi mentre ci aiutate!
volete aiutarci? bene, dateci quello che avete!

tu sei qui per aiutarci e quello che otterrai e’ farci salire un po’ piu’ su lungo la piramide.
ma finche’ non si cambia FORMA alla piramide, essa avra’ sempre una base, e se non saremo noi sara’ qualcun altro a fare il lavoro sporco per noi!”

La pena della cicala
(lavoro, non-lavoro, le pieghe del sistema)

Quando la cicala inizio’ a lavorare, senti’ una gran pena dentro di se’.
Sentiva che le giornate, le settimane scorrevano velocissime, e non viveva piu’ il tempo come prima.

Prima sentiva ogni minuto che passava, e faceva un sacco di cose, e ne imparava di nuove, conosceva un sacco di gente, e diventava ogni giorno piu’ esperta e piu’ saggia. Eppure non le mancava niente: ne’ da mangiare, ne’ da dormire.

Ora non possedeva piu’ il suo tempo. Il lavoro era noioso e la vita non la riempiva piu’ di gioia, come un tempo.

Prima, quando non lavorava, si chiedeva come potessero gli altri affannarsi tanto, e non prendersi qualche pausa ogni tanto.
Si sentiva anche un po’ in colpa perche’ non stava facendo niente, e qualcun altro stava lavorando per produrre il cibo che lei avrebbe mangiato.

Ora pero’ sentiva che la vita, la gioia, l’energia, stavano su tutta un’altra strada.

Sapete come aveva sopravvissuto la cicala, dopo che la formica le aveva risposto picche?
Aveva notato che dal formicaio buttavano un sacco di cibo ancora buono. Si era avvicinata e aveva mangiato fino a sazieta’.

Ora la sua pena era: in un sistema che produce fino al superfluo, che spreca l’inverosimile, in cui si puo’ vivere senza lavorare, valeva proprio la pena di lavorare?
Se la gioia e la vita stavano altrove, valeva la pena di dedicare la vita alla produzione?!
Valeva la pena di aderire al sistema con le sue leggi di produzione e guadagno, quando COMUNQUE se ne poteva sopravvivere al di fuori, e il sistema avrebbe COMUNQUE prodotto, extra-prodotto, buttato, sprecato un sacco di cose?
Non sarebbe stato piu’ semplice infilarsi nelle pieghe del sistema?

Il sistema riesce a produrre case e poi lasciarle vuote per 20 anni, riesce a produrre cibo e poi gettarlo ancora confezionato, riesce a costruire macchine e farci viaggiare una persona sola.
E poi ti mette al lavoro per due spiccioli.