le Peace Brigades e il Movimento

sono i Movimenti -e non gli individui- che cambiano il mondo

un po’ di riflessioni nate rispondendo ad un’email su PBI:

“sappi dal primo momento che PBI non cambia il mondo. al massimo aiuta un po’ la gente, pero’ non cambia il mondo, per quello servono i Movimenti e credo di averlo gia’ scritto..

io lo sto prendendo soprattutto come una scuola, cioe’ un anno di pratica in cui imparo parecchie cose utili: tipo l’organizzazione all’interno dell’ufficio, le decisioni per consenso, l’utilita’ di incontrare autorita’ per fare lobby, un po’ di dinamiche di potere all’interno di una “democrazia”, i problemi tipici dei paesi in via di sviluppo nel mondo globalizzato, la vita comunitaria di convivenza e lavoro, il lavoro di rete con le altre associazioni di difensori dei diritti umani e altri accompagnatori del guatemala, ecc..

poi ovviamente vedo anche un sacco di cose che non vanno bene, ad esempio il macello di lavoro d’ufficio che abbiamo: scrivere report, rivederli, scrivere gli articoli per il bollettino, per il pacchetto mensile, scrivere tutto quello che e’ successo nella settimana e inviarlo alla commissione, leggere che ci rispondono commentarlo e rispondere un’altra volta, insomma tra tutto questo alla fine riusciamo a fare accompagnamenti un paio di volte alla settimana, cioe’ due coppie per un paio di giorni ciascuna. (si’, ste cose le facciamo sempre in coppia)
e bisogna accettarlo cosi’ com’e', piu’ o meno.

poi mi viene da pensare a quando in un’email chiamasti “fregnacce” il lavoro di report, e mi fa pensare che non ti troveresti affatto bene in PBI se non ti sforzi di accettare tutto questo lavoro. pero’ se vuoi provare con PBI devi prenderlo come un: “e’ cosi’ e non lo posso cambiare a mio piacimento. e’ un’organizzazione che esiste in se’ e non si puo’ adattare ai desideri di ogni nuovo arrivato”.. e allora perche’ nonostante tutto ti consiglio di provarlo? ( e te lo consiglio davvero! ) perche’ ci serve per fare movimento, per imparare cose che altrimenti sarebbe difficile imparare, per farsi un po’ le ossa, per avere un’esperienza di organizzazione nel Movimento.
non so come altro dirtelo, pero’ siamo stati dei coglioni -ad esempio nel nostro momento pisano- ad illuderci che “facciamo i veg(etari)ani e cambiamo il mondo!” o “non compriamo le multinazionali e faremo cadere il sistema!” ecc.. tutto come semplici individui. gli individui non cambiano un cazzo e l’evidenza e’ sotto gli occhi di tutti! a meno che tali occhi non siano chiusi!
dice bene chomsky che i poteri forti cercano di nascondere questa verita’ presentando al grande pubblico che in realta’ fu gandhi e gandhi solo -perche’ era molto buono- a liberare l’india, oppure fu martin luther king -che faceva i sogni e parlava molto bene- a “liberare” i neri d’america. il loro sforzo e’ tutto teso ad occultare che non furono i leader bensi’ le organizzazioni a fare il lavoro!

tutti i grandi cambiamenti degli anni 60-70 si ottennero con delle organizzazioni: sindacali, femministe, ambientaliste.. persino la P2 era un’organizzazione, sebbene non democratica e perversa.
ecco, anche questa “nuova idea” sulle organizzazioni la lessi mesi fa in una pagina di chomsky ma e’ qui in guatemala che la sto vedendo per davvero: qui c’e’ un Movimento effervescente e ci sono milioni di sigle per ogni cosa: indigeni, donne, contadini, sindacati, protezione della natura, desaparecidos, ecc…
il buono di PBI e’ che non e’ un movimento, ma ti fa incontrare i movimenti. (e ti fa imparare anche altre cose)
ti consiglio PBI anche perche’ ti permetterebbe di assaggiare un po’ di cio’ che in europa sonnecchia! in europa da un lato abbiamo la rivoluzione istituzionalizzata: i sindacati indeboliti, i partiti delle sinistre senza ideologia e senza coesione, ecc.. dall’altro lato le frange piu’ incazzate che pero’ mancano di una visione profonda e soprattutto organizzazione: studenti di scienze politiche col poster del Che in camera, squatters, post-punk, fan di beppe grillo, fan di travaglio, consumatori critici, risparmiatori energetici, hippie, new age e coltivatori delle “alternative”, bloggers indipendenti, ecc.. tutti col grande difetto di essere INDIVIDUI e non aver ancora capito che bisogna unirsi e fare lavoro insieme, fare azioni comuni.

altro problema grosso che abbiamo nel nostro continente e’ che sono rotti tutti i ponti inter-generazionali. tu con quanti 68-ttini o 77-ttini hai parlato in vita tua? quanti sindacalisti?  non so tu ma io con quasi nessuno, o forse proprio nessuno. e questa e’ una gran debolezza perche’ rallenta molto il processo: ogni volta dobbiamo scoprire l’acqua calda, come fare una riunione, un comunicato, come organizzare il gruppo, la sede, ma anche le idee, la memoria storica di lotte fatte in passato e che hanno dato frutti e che oggi non si tentano perche’ sembrano troppo difficili, ecc..
senza contare altri ostacoli, tipo paure e paranoie tipo “siamo tutti sotto controllo” “ho scritto ‘anarchia’ sul mio blog e quindi verranno a prendermi” ecc.. che pure esistono e limitano molto il movimento, soprattutto le menti piu’ capaci! poi vieni in un paese come guatemala dove DAVVERO ti ammazzano se vai contro gli interessi altrui e vedi leader di organizzazioni che sputtanano in piazza i proprietari terrieri facendo nomi e cognomi, e allora pensi: ma vaffanculo!

per questo e per mille altri motivi ti consiglio di fare un’esperienza in PBI sebbene ci sono molti aspetti che un po’ cozzano con la nostra vecchia indole pisana di SENTIRSI “attivisti”  hardcore: noi che vestivamo alternativo, noi che facevamo la spesa alternativa, noi che ascoltavamo i modena o gli ska-p, noi che ci facevamo mille conferenze sull’iraq e i cpt, noi che ci bruciava lo stomaco per la rabbia, noi che dopo la cena ci guardavamo un film di michael moore, noi che si’ eravamo mille volte meglio dei fighetti di corso italia e camminavamo un metro sopra gli altri perche’ sapevamo quanto era ingiusto il sistema capitalista, noi che abbiamo passato anni cercando nuove idee e poi ci chiedevamo “ma perche’ il mondo ancora non cambia?
oddio “attivisti”, che parola grossa. se penso ai nostri vecchi sogni: eravamo rivoluzionari ma coltivavamo le nostre idee nel segreto delle 4 mura domestiche. mi verrebbe da chiamarci “passivisti”!

ecco: per capire le differenze tra l’alternative-fashion dei cazzoncelli universitari europei e il vero Movimento, quale doveva essere ad esempio il movimento sindacale degli anni ‘70 e che non potendolo riprodurre se non in impolverate nostalgie, e avendolo a disposizione in altre parti del mondo dove si’ si sta lottando davvero, per tutto questo ti consiglio di provare PBI.

se poi riesci a trovare un’organizzazione piu’ figa di PBI, con un miglior equilibrio tra presenza sul campo e lavoro d’ufficio, tra l’energia rebelde che ti permette di assorbire e le cose che ti fa imparare relative al mandare avanti un’associazione, ecc.. se trovi un’organizzazione cosi’ ben venga.. e fammelo sapere!!

alla fine non e’ importante se si chiama PBI o amnesty o human rights watch o greenpeace. l’importante per te ora -credo- e’ fare almeno un’esperienza in un’organizzazione e capire che ci dev’essere un Gruppo a portare avanti una lotta!
(a proposito di greenpeace, ho saputo che si sono un po’ seduti sulla poltrona e da loro e’ nata una costola piu’ giovane e estremista chiamata earth first!)”

–|@|–

vedi anche: movimenti popolari e chomsky, come ottenere i cambiamenti sociali, Peace Brigades

Pubblicato in:  on 20 Ottobre 2009 at 23:40 Commenti (2)

un altro paio di video

il primo e’ il trailer di un film-documentario che sta per uscire negli stati uniti e in europa a proposito delle violazioni dei diritti umani e dell’ambiente legate all’industria petrolifera nella foresta amazzonica. sotto accusa sono texaco e chevron oil.
per girarlo ci sono voluti 3 anni di lavoro, e a giudicare dal trailer sembra mooolto interessante.

il secondo filmato e’ stato girato qualche giorno fa sull’isola di lesvos, in grecia, da attivisti del “no border camp” che sono entrati nel CPT e hanno riportato condizioni spaventose:
Stanzoni giganteschi con 150 persone a stanza (capienza massima 40) e un solo bagno. Letti dappaertutto. Un unica grossa finestra. Un caldo soffocantissimo dentro.
Tutti con strane malattie della pelle per via delle condizioni igeniche pietose. (una sola doccia, un solo rubinetto per 150 persone, e a volte manca anche l’acqua)… e il medico un volta alla settinana a visitare tutti i 900 detenuti del centro. Assurdo.

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Avevo gia’ pubblicato l’articolo quando in tardo pomeriggio mi sono imbattuto in questa perla..

Io comunque so che ragazza sono, conosco i miei valori, e quindi la notorieta’ non mi spaventa affatto
Vertigine da popolarita’? per quale merito speciale, quello di zoccola presidenziale?

E’ stata una sorpresa.. yeah it’s very surprise
‘ndo l’ha ‘mbarato l’inglese, da topo gigio?

Pubblicato in:  on 8 Settembre 2009 at 10:06 Commenti (2)

il venezuela di chavez (parte seconda)

Dopo aver cantato le lodi del governo Chavez, ecco le critiche che ho potuto raccogliere in quasi tre settimane.
Lungi dal pretendere di aver fatto un lavoro troppo serio (che richiederebbe quanto meno di compiere verifiche, dati alla mano in un lavoro di ricerca dal rigore montanelliano) posso al massimo trascrivere cio’ che mi e’ stato raccontato. Relata refero, dicevano i latini.

Chavez controlla l’opinione pubblica attraverso la censura dei mezzi di comunicazione.
Ha chiuso un canale televisivo e diverse decine di emittenti radio che erano apertamente contro il governo. Dopo questi fatti i rimanenti canali hanno dovuto seguire una linea meno ostile.

La presenza del partito dappertutto. Se non sei nel PSUV non lavori (negli incarichi pubblici). Professori antichavisti ora guidano taxi, e c’e’ gente -magari ingegneri- pagati dal governo per raccogliere firme e organizzare marce, eventi, manifestazioni, propaganda per il governo.
Ah, gia’, chiaro, non c’e’ distinzione tra “partito” e “governo”, ormai si identificano. D’altro canto c’e’ da dire che l’opposizione non esiste; e non perche’ ci sia repressione o persecuzione politica: super-divisa si’ e’ annichilita da sola. E anche gli antichavisti confessano che quasi non sanno se e’ peggio Chavez o l’opposizione, ladri e corrotti come e forse peggio dell’attuale presidente.

Quando dico “presenza del partito” mi riferisco anche ad un’altra impressione che ho avuto parlando con molte persone: che Chavez preferisca il colore alla qualita’. Meglio avere persone di fiducia nei posti che contano, meglio avere dei servi che persone di qualita’. Ad esempio quando l’industria del petrolio serro’ gli impianti per due mesi nel tentativo di destabilizzare il paese e rovesciare Chavez, egli subito dopo aver dominato lo sciopero liquido’ i vertici delle suddette industrie e li rimpiazzo’ con personale non all’altezza, per cui si perdettero molti contatti commerciali internazionali, e molto know-how manageriale, il che rende ora l’industria petrolifera (cosi’ come molti apparati dello stato) parecchio inefficienti.
O si pensi al fatto che i vertici delle forze armate e di polizia (si’, a queste latitudini non c’e’ tanta distinzione..) sono pagati molto profumatamente, in modo da tenersi buoni ed evitare qualsiasi tentativo di rovesciamento.
Incarichi dirigenziali pubblici, sono tutti in mano al partito. E nel settore pubblico quasi conta piu’ l’ideologia (e l’adesione al capo) che la professionalita’. Questo chiamo “la presenza appiccicosa del paritito”.

Altra cosa che si nota e’ l’uso di una propaganda (in piazza, in tv, sui muri..ovunque!) scevra di contenuti politici, ricca di slogan tipo “uh, ah, si va!“. L’organizzazione di apparizioni pubbliche, concerti, raduni col solo scopo di fare pubblicita’ al partito e rafforzare il consenso.

La presenza del partito (ad esempio sotto forma di manifesti propagandistici) nei luoghi che in un regime “democratico” dovrebbero essere neutrali, come prefetture, caserme di polizia, ecc..

Ha ampliato l’accesso all’universita’, pero’ al prezzo di introdurre contenuti “politici” (cioe’ indottrinamento) anche in corsi tipo medicina o biologia.

L’elevato tasso di corruzione all’interno del governo e dell’apparato pubblico: polizia, uffici pubblici. Occorre pagare per avere un passaporto, perche’ se non paghi te lo rilasciano dopo mesi. Per l’ospedale bisogna attendere, pero’ se “conosci” passi prima, ecc..

La politica del “dare il pesce senza insegnare a pescare” ha fatto si’ che la gente si sieda ad aspettare cio’ che il governo da’. Ci sono borse di studio per chi si iscrive all’universita’, pero’ occorre solo la firma, e ora molta gente si trova con soldi in mano senza aver fatto nulla.
Mi pare di capire che c’e’ anche un sussidio di disoccupazione che e’ di poco inferiore ad uno stipendio minimo, e per questo molta gente preferisce non lavorare piuttosto che faticare ore e guadagnare solo un pochino di piu’.

Molta gente e’ arrabbiata col sistema del cambio con le valute esterne. Dopo le nazionalizzazioni (di alcune industrie come quella petrolifera) il governo si trovo’ indotto ad approvare alcune riforme per evitare la fuga di capitali dal paese. L’acquisizione di dollari e’ fortemente controllata, cosi’ come l’esportazione di capitali.
Ora il tasso di cambio non e’ libero bensi’ fissato a poco piu’ di 2 bolivares per dollaro, e soprattutto la gente non e’ libera di cambiare quanti dollari desidera bensi’ e’ soggetta ad una limitazione di 2500 dollari annuali.
Si e’ sviluppato un mercato nero dei dollari, che si possono comprare pagandoli fino a 6 bolivares.
Una conseguenza negativa di avere il bolivar cosi’ sopravalutato (a 2 invece che a 6) e’ che deprime le esportazioni, e quindi l’industria nazionale non trova sbocchi sui mercati internazionali e non si sviluppa.
Occorre dire che l’unico prodotto esportato dal Venezuela e’ il petrolio, mentre in campo alimentare e’ un fortissimo importatore (sia per scarsa produzione interna, sia per abbondanza di petrodollari che rendono piu’ comodo comprare cereali e formaggi piuttosto che faticare per produrli). Cio’ ovviamente produce dipendenza alimentare, e soprattutto dipendenza dal petrolio che e’ una risorsa non rinnovabile, nonostante il governo continui a dire che il Venezuela dispone della piu’ grande riserva mondiale.
Inoltre, restringere l’accesso ai dollari e ai capitali internazionali debilita le importazioni (che ovviamente vanno pagate in dollari): cosi’ che molti prodotti che prima erano di facile accesso (indumenti colombiani, marche, prodotti di moda, ma anche tecnologia straniera) ora si fanno piu’ difficili da conseguire.
Resta quindi da chiedersi a che serve un cambio cosi’ sopravalutato. Dopo aver rivolto la risposta a parecchie persone, tra cui studenti o professionisti dell’economia, la risposta piu’ valida che ho ottenuto e’: per mostrare che il Venezuela e’ un paese forte, che il governo funziona e che il bolivar e’ forte, che e’ come dire che non serve svalutarlo, perche’ non e’ vero che gli investitori esteri stanno scappando dal paese perche’ non c’e’ fiducia nella redditivita’ degli investimenti.

Lo stato di “quasi guerra civile” in cui versa la popolazione, troppo polarizzata tra i sostenitori e l’opposizione; e tra i due gruppi c’e’ parecchia tensione.

Ho incontrato parecchia gente tanto alienata dal conflitto (che si fa mediatico, sociale -gia’ perche’ ci sono manifestazioni e scontri-, e poi la presenza ossessionante del dittatore, che ha pure un carattere forte e una certa maniera di presentarsi in pubblico) che preferisce ignorare il problema: spegnere il televisore, dichiararsi neutrale, o non interessata, odiare Chavez senza essere parte dell’opposizione, essere esasperata dal suo potere crescente e dalla sua onnipresenza: nella tv, nella gestione della cosa pubblica, nella vita quotidiana, fino a considerare di lasciare il paese.

Negli ultimi anni sono migliaia le persone che hanno lasciato il paese: verso gli Stati Uniti (Miami e’ l’idolo delle folle, specie quelle che quotidianamente invadono i centri commerciali), l’Europa, o qualunque angolo del mondo.
Sono molti giovani, laureati, fuga di cervelli insomma.
E l’unica ragione per cui spesso ritornano -disillusi- e’ l’attaccamento alla famiglia e il fatto che nei posti dove vanno le distanze sociali sono troppo grandi e la gente che li circonda e’ troppo fredda, troppo rigida e organizzata. La nostalgia li ricaccia nel loro vecchio paese.

Si mormora (ma non ho ancora nessuna conferma ufficiale) che sia in preparazione una legge per cui i figli saranno potesta’ dello Stato. Probabilmente e’ una voce di corridoio messa in giro dai media (in gran parte schierati con l’opposizione, cioe’ l’elite economica e vecchia padrona del Venezuela) per terrorizzare la gente e fomentare il malcontento.

Altro fenomeno preoccupante e impressionante e’ l’aumento dei crimini negli ultimissimi anni. Nei paesini dove fino a cinque o dieci anni fa la gente si sedeva per strada ad approfittare della frescura serale, ora la gente ha paura, e vive rinchiusa in casa a partire da una certa ora.
Furti, omicidi, gente armata: cose che prima non c’erano.
E nella capitale e’ ancora peggio: se prima camminavi “con gli occhi aperti” ora cammini “con paura”.
Quello che prima era uno scontro verbale, o al massimo fisico, ora si risolve a colpi di pistola. E la gente ammazza come nulla fosse, e non c’e’ punizione. Chiaro, non sto parlando della gente comune, quella e’ buona in tutto il mondo; mi riferisco a “quei pochi” per colpa dei quali tutto il resto ha paura.

Ho cercato spiegazioni e non ne ho trovato nessuna soddisfacente, cioe’ che colleghi il cambio di governo con l’aumento della criminalita’ non organizzata.
C’e’ chi dice che ora la gente si e’ trovata soldi in mano e ne vuole di piu’. C’e’ chi dice che regna l’impunita’ e che dopo aver ammazzato impunemente la prima volta, ora ci provano gusto e tornano a farlo per estorcere denaro o per il desiderio di dominare. C’e’ chi dice che e’ aumentata la corruzione nelle forze dell’ordine, che sono loro stessi i ladroni, o magari parenti dei criminali. C’e’ chi adduce spiegazioni ancora piu’ fantasiose.

Insomma una situazione davvero pesante, in un paese che mi sembra in declino. I successi di cui parlava Keegan nella sua lettera appaiono come deboli spiragli di luce in un contesto di mala gestione del paese.
Non so se l’ALBA portera’ a qualcosa (di certo me lo auguro), ne’ so se questa forma di educazione popolare e’ piu’ capace di elevare il popolo o di indottrinarlo. Di sicuro l’asfissia berlusconiana e la rabbia che porto dentro non mi fanno tollerare che si metta il bavaglio sui mezzi di comunicazione. Infine, la fallimentare gestione economica e’ un errore che prima o poi si paghera’.
Non e’ facile costruire la prosperita’ di un paese, ma in un paese ricco di risorse come il Venezuela questa dovrebbe trattarsi di un obiettivo di non difficile portata, per una classe dirigenziale rivoluzionaria che ambisca a chiamarsi tale.

Pubblicato in:  on 1 Settembre 2009 at 00:47 Commenti (3)
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il venezuela di chavez (parte prima)

Analizzare il Venezuela e’ un lavoro incredibilmente difficile, e cio’ lo si deve principalmente al fatto che:

  • il processo rivoluzionario va avanti da piu’ di 10 anni, ed e’ difficile cogliere le verita’ in circa due settimane;
  • l’opinione dei cittadini e’ fortemente polarizzata. la gente o ama chavez o lo odia, e non ci sono mezze misure;
  • ogni fenomeno complesso (e un movimento politico di questa portata lo e’ sicuramente) presenta aspetti positivi e negativi.

Nonostante cio’ desidero riportare qui almeno quei pochi frammenti che sono riuscito a raccogliere. Lo faro’ iniziando dagli aspetti positivi, e lo faro’ traducendo un’email di un amico australiano che sintetizza perfettamente i motivi per cui si dovrebbe essere entusiasti della rivoluzione chavista.

[l'articolo in lingua originale lo potete trovare qui: http://www.zmag.org/blog/view/3588 ]

Atillo,

che bello sapere che sei in Venezuela. La prima volta che ci andai ero anch’io alla ricerca di un’esperienza di vita reale di cio’ su cui stavo leggendo. Cio’ che leggevo era a proposito di dare potere al povero su una scala locale e riaggiustare l’economia a livello nazionale e internazionale per avere risorse per dare potere al povero e uscire dalle pretese del capitalismo..

Quando sono arrivato li’ ho visto gente per strada (senzatetto), magari non quanto in Colombia, pero’ sicuramente non di meno. Ho visto spazzatura e un’economia informale molto diffusa. Ho visto prezzi molto alti.

Ho visto anche universita’ nuove che sono libere di creare queste istituzioni sotto valori ideologici nuovi, e per me e’ come un miracolo contro l’onda che ha spazzato via l’istruzione gratuita in Europa e l’ex blocco sovietico.

chavezHo visto cliniche nuove con medici cubani e studenti venezuelani in posti dove i medici d’elite ci andavano solo se costretti con la forza, come parte dei loro studi. Ho incontrato studenti che come parte dei loro corsi in ingegneria stavano lavorando con progetti nei quartieri poveri. Miracoli.

Ho incontrato dei giovani, figli di genitori poveri, che erano i primi nella storia della loro famiglia ad andare all’universita’. Volevano essere insegnanti, avvocati e dottori.

La polarizzazione e’ in molti casi inevitabile quando la societa’ prende coscienza. Alcuni vanno verso il cambiamento, altri cercano di mantenere quello che hanno. Nella maggior parte dei casi questo accade lungo i binari delle divisioni di classe e razza, ma non sempre. Ci sono un po’ di bianchi chavisti, e un po’ di neri anti-chavisti.. questo si deve alle radici coloniali che non sono mai state rimosse.

All’atto pratico hanno liberato il paese dall’analfabetismo, e le loro missioni per l’educazione sono state lodate dall’Unesco.. ogni individuo in Venezuela ha l’opportunita’ di partecipare a programmi per uscire dall’analfabetismo e studiare fino all’universita’ gratis, durante 10 anni.

I casi di poverta’ sono stati drasticamente ridotti. La salute migliorata. La disuguaglianza combattuta. La qualita’ dell’acqua migliorata. C’e’ ancora molta strada da fare, ma questo governo non ce la fara’. Molti dei processi, specialmente il problema delle case puo’ essere risolto solo dalla partecipazione popolare che sta diventando sempre piu’ utile in un paese la cui popolazione alienata viveva sotto la dominazione neoliberale.

Petrolio, cemento, elettricita’, acqua, telecomunicazioni, strade, sanita’, medicine e educazione: tutto cio’ appartiene ora alla popolazione. In questo senso se le persone elette li gestiscono male, le persone sono sempre piu’ in grado di rimuoverli.

Il loro sistema e’ in fase di costituzione verso una democrazia partecipativa, per farla finita con il sistema di elezioni ogni 4-7 anni con zero possibilita’ di partecipazione tra un’elezione e l’altra. Una delle maniere piu’ efficaci e’ che ogni carica eletta puo’ essere rimossa dalla sua posizione.. incluso il presidente. Per farlo le persone devono raccogliere delle firme, se non sbaglio il 15% degli aventi diritto al voto, cosi’ da invocare un referendum per rimuovere o mantenere l’eletto in questione. Successe proprio con Chavez, pero’ vinse di una misura molto maggiore della prima elezione, cosi’ non hanno ripetuto il referendum.. magari lo faranno l’anno prossimo quando passa la meta’ del mandato.

Chavez in se’ e’ una figura chiave in Venezuela, ma la rivoluzione comincio’ con Caracazo nel 1989. Fu il primo e piu’ forte rigetto del neoliberalismo che il mondo ha visto. Migliaia furono uccisi nella repressione e ci furono danni per milioni di dollari, il popolo aveva parlato e il governo aveva risposto. Fu sulla cresta di quest’onda che Chavez guadagno’ l’appoggio nel 1992, quando tento’ un colpo di stato militare. Gli fu dato un minuto per parlare in tv, e in quel minuto divento’ un eroe nazionale. Fu imprigionato e rilasciato dal presidente, in un tentativo di legittimare se stesso e il sistema, con un popolo sempre piu’ inquieto che si agitava li’ sotto. Quando fu rilasciato giro’ il paese quattro volte, insieme ai movimenti sociali, e fu scelto come candidato di una larga coalizione. La coalizione fu una benedizione e una maledizione, perche’ eredito’ un sacco di burocrati.. Negli ultimi 10 anni il paese e’ uscito dalla fossa dell’economia neoliberale che favoriva le elites con stile di vita di Miami, mentre il resto della popolazione lottava abbandonato nelle proprie macerie.

Quello di Carazco fu l’evento piu’ importante in tutto cio’ (e non fu solo in Caracas, bensi’ anche in molte altre citta’).. in egual misura nel 2002, quando ci fu un colpo di stato il popolo di nuovo si fece sentire. La rivoluzione e’ molto piu’ grande di Chavez. Venezuela non accettera’ mai piu’ il cammino che desiderano le sue elites. I suoi sostenitori (della rivoluzione) sono sempre piu’ istruiti e sono incoraggiati a sviluppare le loro esperienze lette e vissute.. l’istruzione e’ un pilastro del movimento, ancor piu’ delle riforme economiche.

La rivoluzione agricola e il tentativo di creare un paese autosufficiente sono due aspetti che hanno richiamato la mia attenzione. Se hai la possibilita’ di viaggiare per la campagna e visitare una comune o un centro agricolo per favore fammelo sapere. L’agricoltura era allo sbaraglio quando Chavez arrivo’; il governo venezuelano aveva abbandonato il paese in termini di infrastrutture: strade, scuole, sanita’ negli anni 40 perche’ la loro creazione del benessere dipendeva dal petrolio.. L’autosufficienza, e rendere la vita in campagna vivibile e’ stata una delle principali sfide che l’amministrazione Chavez ha scelto. Dal punto di vista ecologico, economico e della difesa, la produzione e’ un fattore chiave, pero’ le personali radici di Chavez in campagna hanno probabilmente qualcosa a che vedere con questo. Caracas e’ ridicola e le citta’ attorno ad essa mantengono la maggior parte della popolazione, mentre pianure vaste e fertili rimangono incolte perche’ la vita li’ non soddisfa i bisogni della gente. Chavez stesso fu costretto ad unirsi all’esercito, e andare nella citta’ per ricevere l’istruzione. Egli ama la campagna e vede il bisogno di un’inversione del trend della migrazione urbana. Personalmente questa e’ una delle componenti piu’ ambiziose e importanti della rivoluzione. Io voglio vivere lo stesso processo, e penso che e’ fondamentale per creare un pianeta vivibile.

Potrei continuare tutto il giorno, mate.

Il mondo sta andando nella direzione sbagliata, il capitalismo richiede competizione per le risorse e guerra. Un pacifista che vive contento sotto il capitalismo non e’ un vero pacifista. Il capitalismo nel suo bisogno di consumismo strappa via le culture e le lingue nella stessa maniera in cui l’agricoltura crea deserto dalla terra fertile e estingue specie senza neanche venire a conoscenza della loro esistenza.

Iniziare con un rifiuto e’ un buon inizio. Da qui devi considerare che i cambiamenti non possono essere forzati e non possono avvenire da un giorno all’altro. La gente deve essere istruita e diventare soggetto nel processo del cambiamento. Chavez non puo’ far nulla, tutto cio’ che puo’ fare e’ provare a creare un ambiente in cui le persone possono appropriarsi di questo sistema sanguisuga. La gente lo sta facendo. E’ la nostra unica speranza. Non esiste il processo perfetto, pero’ in principio sono d’accordo con il processo bolivariano dell’ALBA e il cammino venezuelano.. Sono d’accordo con la via che sta percorrendo, nonostante ha bisogno di continuare per “girare la ruota” lontano dal capitalismo.

Il processo di cambiamento e’ sotto attacco. Principalmente per parte della propria elite e dei media. L’opposizione che vuole il ritorno del modo di sfruttamento e distruzione ha l’appoggio della CIA e di altre ONG che sono sostenute da governi e interessi privati. Anche l’Unione Europea ci mette del suo. La storia e’ chiara su cio’ che succede a chiunque esce dal sentiero dei grandi interessi corporativi.. 10 anni e’ un miracolo. Non credo possa essere annullato.

Ci sono alcune persone povere che sono contro Chavez.. hanno le loro ragioni. Dovresti provare a chiedere a quante piu’ persone puoi cosa pensano. Se incontri qualche colombiano o peruviano che vive li’ potresti ottenere un po’ di verita’.

Se ancora accetti lo stile di vita europeo allora avrai difficolta’ a trovare qualcosa di piacevole in Venezuela. E se lo collochi nel contesto della situazione globale attuale credo che ti risultera’ difficile non vedere che e’ il processo piu’ ricco di speranze che il mondo abbia visto negli ultimi duecento anni.

Il mio piccolo contributo condensato come ho potuto!
Keegan

Un sito interessante:
http://www.venezuelanalysis.com/indicators
http://www.venezuelanalysis.com/

Qui sotto un video che ritrae alcune case popolari costruite da Chavez per famiglie che vivevano nelle baraccopoli, in case di lamiera e cartone. Sono moduli prefabbricati, delle villette unifamiliari in lotti di terra organizzati che includono centri di assistenza medica, educativa e per riunioni cittadine locali.

Questo articolo continua qui:
http://piccoloverdeelfo.wordpress.com/2009/09/01/il-venezuela-di-chavez-parte-seconda/

Pubblicato in:  on 29 Agosto 2009 at 00:30 Commenti (5)
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utopisti, pragmatici e deficienti..

oggi pensavo accordi di lome’, di cotonou, che reggono le relazioni economiche tra europa e africa, e pensavo a quanto siamo ignoranti noi pseudo-attivisti in europa, persi coi nostri neroogle, newage, consumo critico, buonismo e boiate simili..
non siamo utopisti, siamo deficienti.

i veri utopisti sono i neoliberisti, che credono che un sistema basato sull’egoismo e sul profitto individuale possa portare al benessere collettivo.

a questo punto gli unici rivoluzionari sono gli stra-pragmatici che in questo momento stanno studiando i suddetti accordi, carta alla mano, e la storia delle istituzioni monetarie e finanziarie di europa, stati uniti, germania e giappone degli ultimi 50 anni..

Pubblicato in:  on 29 Luglio 2009 at 19:19 Commenti (8)

medellin!!

(dove la colombia e’ secoli piu’ avanti dell’italia)

si’, avete ragione, lunga pausa nel blog. avevo pensato anche di chiuderlo; poi pero’ sono arrivato al risultato finale: scriverlo solo quando ho qualcosa da scrivere.

e porto buone notizie e alcune cose incredibilmente interessanti!!

sono arrivato a medellin, in colombia, e la famiglia gay che mi ospita mi ha raccontato cose incredibili sulla storia di medellin.

ma iniziamo dal CSer che mi ospita: e’ attivista gay e vive con altri due, e formano un “trio”, cioe’ una coppia a tre. con uno stanno insieme da 10 anni, e l’altro da 5. dormono tutti e tre insieme e si definiscono “famiglia”.
e mi ha raccontato pure che lui fa educazione popolare, ispirato al metodo freire, genio che mi aveva elettrizzato un mesetto fa!!

mi ha raccontanto che a medellin negli anni 80 e’ successo il casino: da un lato l’alcalde (cioe’ il sindaco), dall’altro le ONG hanno iniziato un processo di democrazia partecipativa, e ora, nel 2009, piu’ avanti di quanto ho visto in tutt’europa, medellin, 4 milioni di abitanti, funziona con BILANCIO PARTECIPATO!! cioe’ sono i cittadini, che riuniti in comitati di quartiere decidono come spendere i soldi pubblici. e infatti ci sono un sacco di aree verdi, spazi pubblici, programmi sociali per lo sport, per gli anziani, pochissima criminalita’, ecc..
e dice che la componente gay ha giocato un ruolo enorme, e infatti e’ una delle pochissime citta’ in america latina dove sono abbastanza riconosciuti: girando in citta’ ho visto un po’ di tutto, da prostitute in centro a travestiti che non si nascondono per essere tali, a coppie gay che si abbracciano in piazza, ecc..
e continuando con la storia della citta’, il CSer mi raccontava che prima qui era una piccola citta’, un po’ provinciale. poi arrivarono i narcotrafficanti, che portarono sia soldi, sia cambiamento culturale. fecero vedere alla gente di qui per la prima volta i centri commerciali, certi prodotti di lusso, la prostituzione, ecc.. questo da un lato puo’ sembrare negativo, dall’altro porto’ ad una certa modernizzazione dei costumi.
e poi c’e’ pablo escobar, il capo mafia per eccellenza, che da un lato si fece ricco con la coca, dall’altro viaggio’ a napoli e si innamoro’ della citta’, e volle trasformare medellin e farla un po’ come napoli. e sempre per amore della sua citta’ inizio’ a costruire campetti da calcio nei quartieri poveri, e spazi verdi, ecc.. insomma posti che la gente potesse usare. per questo fu molto amato, muoveva masse, e quando lo uccisero la gente di qui era a lutto. parteggiava piu’ per lui che per lo stato che tentava di combattere il narco.
e non e’ tutto. la lotta al narco si fece con l’aiuto degli usa, dei paramilitari, e sotto il comando del governo (credo fosse uribe, pero’ non sono sicuro..) alla fine ce la fecero, e un sacco di territori che prima erano zona di guerra ora sono sicuri, e i camionisti ci viaggiano anche di notte quando prima erano tabu’.
insomma la storia di medellin e’ strana: prima arrivo’ la mafia e porto’ soldi, progresso del benessere e cambiamento dei costumi, poi arrivo’ il governo che sbaraglio’ la mafia, lascio’ intatti i benefici e porto’ piu’ sicurezza, e infine arrivo’ anche la gestione partecipata della cosa pubblica!!

e sapete come lo ottennero il recupero delle zone degradate? costruendo delle gigantesce funicolari (come a napoli!!) che arrivavano fin nei quartieri “dove il sole del buon dio non da’ i suoi raggi” direbbe de andre’. e queste dove prima vigeva il coprifuoco, ora sono piene di gente che cammina nelle strade. ogni angolo e’ pieno di famiglie, ragazze, ragazzi, che passeggiano.
ci sono citta’ dove nelle periferie non c’e’ un cazzo, e mi spiegava un’amica che studia architettura che il successo di un urbanista si vede se la gente passeggia la sera, e se ci sono negozi. qui queste cose ci sono anche nelle periferie.
certo ci sono quartieri che sono ancora depressi, pero’ ci stanno lavorando sopra, con la funicolare e con i programmi pubblici.. incredibile!

.. e lo sapevate che in colombia le coppie omosessuali hanno gli stessi diritti di quelle etero?? stabilito dalla corte costituzionale alcuni mesi fa!! sono esattamente equivalenti (diritti patrimoniali, assistenza medica, pensione, ecc..), solo gli manca l’adozione di bambini, pero’ vabe’, capisco che e’ un passo grosso..
insomma i progressi sociali e culturali fatti dalla colombia polverizzano il vetusto bigottismo italiano e qualsiasi timido sforzo semiprogressista accennato due anni fa dal governo prodi, quando naufragarono prima i pacs e poi i dico.. per non parlare del bilancio partecipato!!
incredibile sta colombia.. mi sorprende ogni giorno di piu’!!

sull’onda del viaggio

spanish_flag (español abajo)

viaggiare e’ un’arte
(che fatico ad imparare)

dopo giorni di infinita noia e solitudine nella turisticissima citta’ di granada (nicaragua) decido finalmente di prendere la via del sud. quattro giorni fa. mi metto in marcia in direzione dell’isola di ometepe e sul traghetto incontro due tipe, una spagnola (ehm.. una catalana. gli spagnoli non dicono mai di essere spagnoli) e una svedese, che vivono in nicaragua e sono in vacanza per una settimana.

iniziamo a chiacchierare e approdati sull’isola la giriamo un po’ insieme, alla ricerca di un alloggo economico e qualche spiaggia da sogno.
non trovando nessuno dei due, dopo aver sguazzato in un acqua talmente sabbiosa che non ti lasciava vedere piu’ in la di 20cm, raggiungiamo la famosa finca magdalena.

passiamo li’ un paio di giorni chiacchierando un po’ di tutto e soprattutto di cose interessanti (finalmente!): il problema ecologico, la ricchezza del viaggiare, che faccio io e che fai tu, ecc..

il calendario stringe e il terzo giorno gia’ prendo la mia via.
dopo un felice autostop incontro alla frontiera tra nicaragua e costa rica una tipa argentina simpatica, in autostop anche lei, verso casa.
iniziamo a chiacchierare, mentre sbrighiamo le formalita’ burocratiche di quei birbacchioni delle autorita’.

erano gia’ le 3 del pomeriggio (qui fa buio alle 6) e non avevo nessun posto per dormire. in piu’ mi avevano detto che gli ostelli in costa rica sono carissimi.
chiacchiera e chiacchiera mi invita a passare la notte dove stava andando lei: a casa di un amico che vive nella capitale, san jose’.
il caso vuole che l’amico era gia’ partito (tornato in argentina), e ad ospitarci al posto suo e’ stata sua madre, una tipa che mi era stata descritta come “alla mano”, ma il cui spirito dovevo ancora conoscere.

imbucatomi in questa casa della mamma dell’amico della mia nuovissima amica, prendo subito posizione sul divano, e la serata si chiude visto che siamo tutti stanchi.

stamattina, appena svegliati, ho avuto il piacere di fare colazione ascoltando i racconti della signora: un’ex-sandinista che nel 79 si dedico’ all’alfabetizzazione del popolo nicaraguense, e come lei decine di migliaia di volontari rivoluzionari accorsi da ogni paese dell’america latina, e coordinati dalla direzione cubana.
in un paese in cui l’80% della gente non sapeva ne’ leggere ne’ scrivere l’analfabetismo fu ridotto A ZERO IN DUE ANNI. il dispiegamento di forze fu impressionante, ogni paesino, ogni villaggio in ogni angolo del paese fu coperto.

e non si tratto’ di mera scuola: fu creazione di coscienza, formazione del popolo e organizzazione dello stesso. fu auto-organizzazione nel senso piu’ autentico di freire.

quel che successe dopo solo alcuni lo sanno. gia’, perche’ a noi europei la storia di questo angolo di mondo ci interessa poco..
la rivoluzione sandinista esplose, ma fu contrastata dai contras e dagli stati uniti, e quello che era un movimento nato per dare la terra ai contadini e l’istruzione alle masse fu represso barbaramente nel sangue con migliaia e migliaia di morti, detenuti politici, esiliati..
(poi non mi venga bush a raccontare che alcuni odiano gli stati uniti perche’ sono invidiosi del loro progresso)

dopo questi racconti abbiamo parlato di tante cose, dal trattato di libero commercio all’organizzazione popolare, dalla situazione miserrima che c’e’ ora in europa alla presenza di ONG nei paesi del sud, al deterioramento del partito sandinista attuale, senza mancare altre storielle piu’ leggere e rilassate..

desidero, intensamente desidero che mille ci siano di giorni come questo durante questo viaggio

l’argentina e’ gia’ partita, e io mi fermo ancora una notte a casa della signora (grandiosa, no?!) per partire domani alla volta di heredia..

spanish_flag la onda del viaje

viajar es un’arte
(que con fatiga aprendo)

(y que me perdonen los errores pero no tengo tiempo para checkar sobre el diccionario)

despues de dias de infinido aburrimiento y solitud en la turistica granada (nicaragua) decido de viajar al sur. hace cuatros dias. empezo el viaje hacia la isla de ometepe y en el barco encuentro dos chicas, una española (ehm.. una catalana. los españoles nunca dices de ser españoles..) y una sueca, que viven en nicaaragua y estan de vacaciones durante una semana.

empezamos a platicar y llegados en la isla caminamos un poquito, en busca de un ospedaje barato y una playa de sueño.
no encuentrando niuno de los dos, despues de aver nadado en un’agua tan sucia que no te vees mas de 20cm, llegamos a la famosa finca magdalena.

nos quedamos alla’ un par de dias, platicando de todo y sobre de todo de cosas interesantes (al final!!): il problema ecologico, la riqueza de los viajes, que ago yo y tu, ecc..

el tercer dia ya me voy.
despues de un feliz autostop encuentro a la frontera entre nicaragua y costa rica una muchacha argentina simpatica, ella tambien viajando de rai, hacia argentina.
empezamos a platicar, hacendo las formalidades burocraticas de las autoridades fronterizas.

ya eran las 3 de la tarde (aqui ya es el noceser a las 6) y no avia niun lugar para dormir. luego, me avian dicho que los hospedajes aqui en costa rica son carisimos!
platicando platicando me invita a pasar la noche con ella, a la casa de un amigo que vive en la capital, san jose’.
su amigo ya se avia ido (regresado a argentina), y nos hospedo’ su madre, que la argentina me avia describido como “muy amable”, pero cuyo espiritu todavia tenia que descubrir.

asi’ me encontre’ en la casa de la mama’ de un amigo de mi amiga recien conocida. tomo mi lugar en el sofa y asi’ se acaba la noche, como todos eravamos muy cansados.

hoy por la mañana, recien despiertos, tuve el plazer de desayunar escuchando los cuentos de la señora: una ex-sandinista que en el 79 se dedico’ a la alfabetizacion del pueblo nicaraguense, y con ella decenas de miles de voluntarios revolucionarios llegados de cada pais de america latina, y coordenados por el liderazgo cubano.
en un pais con el 80% de analfabetas, esta porcentaje fue reducida A ZERO EN DOS AÑOS. el desplegue de fuerzas fue enorme, y cada pueblito y cada aldea fue cubierto.

y no se trato’ de mera escuela: fue creacion de conciencia, formacion del pueblo y organizacion de ello. fue auto-organizacion en el sentido mas autentico de freire.

lo que se paso’ despues solo pocos lo saben. ya,que a nosotros los europes no nos interesa mucho la historia de esta esquina de mundo..
la revolucion sandinista empezo’, pero fue contrastada por los contras y por los estados unidos, y lo que era un movimiento nacido para dar tierra a los campesinos y instruccion a las masas fue reprimido brutalmente en la sangre, con miles y miles de muertos, presos politicos, esiliados..
(y que no venga bush a cuentar que hay unos que detestan a los estados unidos porque’ estan celosos de su progreso)

despues de estos cuentos hemos hablado de muchas cosas, desde el tratado de libre comercio hasta la organizacion pobular, desde la misera situacion de los movimientos europeos hoydia hasta la presencia de ONGs en los paises del sur, al deterioro del partido sandinista actual, pero tambien cosas mas ligeras y relajadas..

deseo, fuertemente deseo que miles de dias como esto se pasen otra vez en este viaje

la muchacha argentina ya se fue y yo me quedo una noche mas en la casa de la señora (grande, no?), y mañana me voy a heredia.

Pubblicato in:  on 2 Luglio 2009 at 18:04 Lascia un Commento

riot village

desidero segnalare un evento molto interessante che si terra’ in salento quest’estate. si chiama “riot village” ed e’ un campeggio di studenti che affrontano temi sociali, con un programma molto interessante che si puo’ consultare su www.riotvillage.it

riot_village

Pubblicato in:  on 14 Giugno 2009 at 11:18 Lascia un Commento
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ripensare la nonviolenza

Intro

Gran parte del Movimento si riconosce nell’ideale della Nonviolenza e questa parola viene spesso usata nelle riunioni e nei libri.
Tuttavia nonostante gli sforzi pluridecennali le istanze rinnovatrici non sembrano fare breccia nella fortezza del “sistema”.

I tempi cambiano, i problemi restano. Il Movimento si trova oggi obbligato a creare nuove forme di lotta politica sperabilmente efficaci e che rimangano aderenti al valore condiviso della nonviolenza.

Il punto e’: cosa puo’ dirsi nonviolento oggi? Quali azioni politiche oltre al rispettare l’incerta definizione di nonviolenza possono dirsi efficaci? Tutto e’ nonviolento, ma cos’e’ Satyagraha?

Proviamo a sfilacciare la corda bipolare violenza/nonviolenza, una visione “classica” che deriva da rappresentazioni libresche della storia. Proviamo a scomporre l’idea di nonviolenza per poi ricomporre i fili alla luce di nuovi profili come ad esempio la credibilita’, la Verita’, l’impatto mediatico-reputazione, ecc..

Il punto di partenza

Il postulato numero uno e’: siamo gia’ nel “dominio” di nonviolenza. Ormai i movimenti non vedono piu’ la rivoluzione armata come qualcosa di possibile o utile, e le idee si forgiano gia’ nell’enorme cornice del non-violento.

Il postulato numero due e’: dire “nonviolenza” e’ dire che la banana e’ una non-pera; non e’ detto che la semplice assenza di armi sia garanzia di successo o della migliore strategia possibile.

Prendiamo alcuni esempi di movimenti non-armati che, nel bene o nel male, hanno provocato degli effetti nel mondo. Tutti gli esempi citati rientrano nella gigantesca cornice della non-violenza, eppure…

Animal Liberation Front

Animal Liberation Front

- L’Animal liberation front e l’Earth liberation front sono gruppi animalisti e ambientalisti che hanno usato strategie forti come l’incursione notturna nei laboratori di esperimenti sugli animali liberando conigli, cavie e cani, oppure l’incendio di macelli e TIR di grosse aziende dell’industria della carne.
Queste strategie, conformi al canone della nonviolenza contro persone (il sabotaggio e’ violenza contro cose), hanno provocato l’emanazione di speciali leggi anti-terrorismo.

- L’azione del Black block viene spesso strumentalizzata dai media per denigrare le cause che portano in piazza migliaia di persone, fino ad indurre a pensare che i giovani incappucciati siano infiltrati della polizia ed in fin dei conti strumenti del sistema.
Anche in questo caso l’azione di violenza contro oggetti e’ piu’ simile al sabotaggio che non alla violenza contro persone.

- Il blocco delle strade e autostrade (vedi Scanzano o la recente protesta degli autotrasportatori). Produce un danno indiretto alla popolazione tutta, risponde al canone della nonviolenza, ha ottenuto diversi risultati, puo’ essere usato da governi stranieri e gruppi politici per indurre instabilita’.

- Lo sciopero selvaggio (extra leges). Viola i regolamenti sugli scioperi, rimane uno dei pochi strumenti per “farsi sentire”.

- Il consumo critico. A differenza del boicottaggio (che e’ una campagna organizzata, con un inizio, una fine e degli obiettivi che si chiedono all’azienda) mira a strangolare l’azienda, e’ un’offesa permanente.

- La P2 ed il piano di rinascita democratico di Gelli, che a partire dagli anni ‘70 e’ stato messo in pratica per prendere il controllo della vita civica italiana. Anche questa puo’ definirsi in senso lato una presa del potere “nonviolenta”.

- La propaganda dell’ideologia neoliberista, l’etica del lavoro-consumo, l’induzione del nostro stile di vita ed il conseguente controllo sociale che ne deriva (il “regime sottile”). Non passa attraverso le armi bensi’ attraverso la TV. Meno bastone e piu’ carota.

- La c.d. “guerra di bassa intensita’” e la criminalizzazione della protesta sociale. Non gli squadroni della morte a reprimere i movimenti, bensi’ i media, la diffamazione e la propaganda.

Nuovi profili

Ora la corda originaria, frutto della foto ingiallita di Gandhi, e’ sufficientemente scomposta. Possiamo passare a citare alcuni fattori buoni per separare l’utile dal non-utile. Abbandonato il criterio vetusto dell’ “armato/non-armato”, questi nuovi valori possono fungere da filtro per la valutazione delle azioni da intraprendere.

CREDIBILITA’-APPARENZA vs criminalizzazione-stigmatizzazione. Ancor prima di valutarne l’etica, la strategia del black block e’ semplicemente controproducente.

La VERITA’ costruisce, la menzogna e’ forza distruttiva. La “neo-nonviolenza” deve mirare con mezzi democratici a far venire i nodi al pettine: le ipocrisie, il dominio e lo sfruttamento di chi ha il potere.

Lo scontro armato e’ l’occasione per far vedeer quanto sei pericoloso e malvagio; l’azione nonviolenta e’ l’occasione di mettere a nudo le falsita’ dell’altra parte (v. sopra, “verita’”).

Il modo piu’ facile per inibire l’uso delle armi dell’avversario e’ disarmarsi.
Equivalente a: armati e genererai tanta paura e risentimento che troverai un dispiegamento di armi di fronte a te.

Colpire dei nonviolenti (disarmati) ha un enorme costo politico.

Tutto qui?

Chiaramente no :) ! Questo e’ solo l’inizio dell’opera: fare nonviolenza nel 2009 richiede un’enorme fantasia creativa. Quello che ho detto e’ buono a malapena per un quadro teorico, il resto si fa nelle riunioni di quartiere dopocena. E’ li’ che si scrive la storia.

Pubblicato in:  on 9 Maggio 2009 at 19:01 Lascia un Commento
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di ritorno dagli zapatisti

non e’ tutt’oro quel che luccica

mentre inizio a disimparare l’italiano provo a gettare due righe sull’esperienza appena passata in una comunita’ zapatista.
con rigore scientifico non si puo’ giudicare un movimento di decine di migliaia di persone, 15 anni di lotta solo sulla base di 15 giorni di villeggiatura. pero’ un’idea me la sono fatta ed e’ abbastanza diversa da quell’alone magico che possiede l’ezln, le cui magliette sono il terzo capo piu’ indossato dai giovai speranzosi, dopo quelle del “che” e la kefia.

in principio viene il conflitto agrario e l’accesso alla terra. immensamente stupido valutare la poverta’ in base al reddito, a queste latitudini. qui sei povero quando non hai la terra. se hai la terra gia’ hai di che mangiare e dormire. e’ una necessita’ primaria, specialmente per gli indigeni che per fattori culturali e storici sono piu’ legati alla vita rurale.

poi viene il movimento zapatista, che e’ una delle possibili maniere per arrivare alla terra: da solo non fai nulla, e per ottenere qualcosa ti devi aggregare ad un gruppo. c’e’ chi lecca il culo ai partiti (il sistema politico-partitico qui in messico e’ persino piu’ clientelare dell’italia degli anni ‘80, e il voto di scambio prevale su qualunque scelta ideologica, almeno nelle zone rurali), chi entra in altre organizzazioni paramilitari, chi fa occupazioni, ecc..

quelli che noi, giovani manifestanti con la bandiera arcobaleno in mano, chiamiamo “zapatisti” solo in piccola parte sono consapevoli dei processi globali, del neoliberismo e del senso “movimentista” della loro lotta. in gran parte sono li’ per ottenere un accesso alla terra.

e poi c’e’ marcos, l’uomo col cappuccio che scrive i racconti del vecchio antonio. lui e il suo entourage hanno fatto il miracolo di creare l’ideologia zapatista, aggiungere un senso su scala globale a quello che stanno facendo, inquadrare le lotte locali zapatiste in un contesto mondiale anticapitalista (o “antisistemico” come si dice da queste parti). hanno messo tutto questo su internet e hanno solleticato l’immaginazione ed il sogno dei giovani -e non solo- che guardano i diari della motocicletta, sognano cuba, inneggiano a chavez e quando gli dici “porto alegre” rispondono con un palpito del loro cuore. sono i no global, quelli che “un mondo migliore e’ possibile”.

questi accorrono numerosi in chiapas per sostenere il movimento e imparare qualcosa da chi la rivoluzione la sta facendo sul serio.
prestano il loro aiuto in molti campi: medico, scolastico, tecnico, ecc.. e gli zapatisti approfittano di questa manna dal cielo per acquisire conoscenze ed esperienze che il governo messicano gli nega. l’aiuto internazionale e’ sapientemente gestito dalla comunita’ locale, che mira all’autonomia: non lasciare che gli internazionali gestiscano le loro scuole e cliniche, bensi’ imparare per insegnare, e rendersi autosufficienti, cioe’ non bisognosi dei servizi che lo stato non fornisce. questo e’ lodevole.

e poi ci sono gli “osservatori internazionali”, cioe’ gente come me che non essendo medico ne’ ingegnere mette a disposizione il proprio status di “occidentale” per fungere da deterrente contro eventuali attacchi, abusi e violazioni dei diritti umani.
bellissimo, in teoria. in realta’ questi quindici giorni passati sono stati abbastanza deludenti. piu’ che osservatori io e l’altro ragazzo ci sentivamo “telecamere a circuito chiuso”, usati come deterrente ma senza alcuna partecipazione. lo “scambio” era ridotto al minimo, non ci dicevano praticamente nulla della situazione, ne’ della storia del posto, ne’ dell’organizzazione.
in piu’ era impossibile entrare in contatto con l’altra parte del conflitto, cioe’ altri contadini aderenti ad altri gruppi e partiti. volevamo farlo per avere un’immagine piu’ completa della situazione, ascoltare entrambe le campane.. no, vietato, potevamo muoverci in uno spazio ristrettissimo e quando uscivamo eravamo accompagnati.

credo che ci sia uno stuolo di persone che arriva in chiapas carica di pregiudizi “di sinistra”. estasiati dal candore del movimento zapatista una miriade di ragazzi non si chiedono cosa sia realmente questo conflitto, non arrivano cioe’ a fare un’analisi come quella che ho fatto all’inizio di questo post.
quando la tv dice che i musulmani sono terroristi, i rom rubano e i rumeni violentano, la gente non si preoccupa di conoscerli davvero o di leggere le statistiche, perche’ gia’ lo sa.
allo stesso modo vedo tanti ragazzi abbagliati dal loro stesso entusiasmo e dalle loro proiezioni mentali (rivoluzionarie) che non si preoccupano di indagare un poco oltre i ruoli manicheisti di buoni e cattivi, di bianco e nero.

lungi dal voler rinnegare la simpatia al movimento -quello che stanno facendo qui ha del fenomenale su tanti piani, tra cui l’autogoverno dal basso, e infatti partecipero’ ad un’altra missione da osservatore tra una settimana- ora capisco un po’ meglio una barzelletta che avevo letto all’inizio degli anni ‘90 e che data la mia giovane eta’ non potevo intendere.

un tale ad un comunista:
- e’ vero che gli elefanti volano?
- ma no, non dire sciocchezze!
- guarda che e’ scritto sull’ Unita’.
- beh, non e’ che volano.. fanno dei luuuuuunghi salti.

PS: influenza porcina in messico?! macche’! era un pretesto per parlar d’altro mentre il governo riforma il codice delle forze armate per dare piu’ poteri ad una polizia invadente e corrotta come quella messicana.
e in italia?? il governo berlusconi dalle mille censure che cosa ha occultato sotto questa preziosa notizia-panico? provvedimenti schiatta-negri? qualche decreto “dio-salvi-la-regina (che sono io)”? qualche leggina intasca-soldi?

Pubblicato in:  on 7 Maggio 2009 at 15:08 Commenti (4)