ieri sera ho avuto un’interessante conversazione con una tipa a proposito dei movimenti degli anni ‘80 e ‘90, con raffronti coi corrispettivi degli anni ‘60 e ‘70 e i tempi attuali.
lei, che ha partecipato a quelli degli anni ‘80, rimprovera alla nostra generazione di essere muta, persa nel silenzio, lobotomizzata dai vari gingilli (tv, facebook, ecc..) e sostanzialmente tacere senza essere in grado di proporre alcun movimento politico.
non posso che darle ragione. anzi, questa conversazione mi ha portato a riesaminare meglio il fenomeno dello spegnimento del Movimento: com’e’ stato possibile che col passare degli anni la contestazione si sia abbassata, e’ cambiata la testa, adesso sono in pochi quelli che capiscono che c’e’ qualcosa di sbagliato.
allo stesso tempo ho cercato di guardare “a noi stessi” con occhio distaccato, per capire cosa ci ha formato, cosa ci ha portato ad essere quel poco che siamo.

Palmiro Togliatti durante un comizio

Pane e comunismo nel dopoguerra
“abbiamo perso il nutrimento“, e’ quello che mi viene da pensare. passati i tempi in cui si masticava pane e comunismo, in cui si occupavano le terre (1950-53) per riscattarle ai latifondisti. passati i tempi del libretto rosso, di de andre’ e guccini, passati i tempi in cui anche la televisione cercava di educare il popolo, passati i tempi della FGCI, la mamma di tutte le discussioni e la fucina della nuova cultura, passati i tempi del PCI e dei comizi in cui ancora si parlava di classe lavoratrice, passati i tempi dei comizi di fabbrica -vuoi anche per il mutare delle condizioni economiche, vedi la crisi degli anni ‘80- passati i tempi insomma in cui era nell’aria la discussione a proposito della giustizia sociale, ci troviamo oggi orfani e disinformati. abbandonati senza quella cultura che ancora pensava ai problemi del mondo.
quello che rimane oggi – e mi riferisco ai settori movimentista/noglobal e terzomondialista – non e’ che le briciole di quello che doveva essere 40 anni fa.

Giovani della FGCI
siamo i figli di gino strada, con mamma emergency che fa magliette e salva vite.
siamo figli di berlusconi, che da quando abbiamo iniziato ad aprire gli occhi non abbiamo visto che lui per sette anni al potere. le sue riforme della scuola, le leggi-vergogna, gli inciuci con la mafia, le fughe dai tribunali e sempre quella sua imperante arroganza di chi vuole approfittare della cosa pubblica e avere anche ragione. siamo figli di berlusconi anche imprenditore, le sue tv, la sua cultura e le sue pubblicita’.
siamo figli di jovanotti che andava in tv e cantava “cancella il debito” e “salvami!”
siamo figli di bono e dei live 8, di pavarotti and friends e di telethon,
e di tutte le altre forme di buonismo che fanno musica.
siamo figli delle maestre che alle elementari ci facevano fare i temi sugli ebrei, e poi si parlava dei valori e dell’ “attualita’”.
siamo figli della moratti. svezzati dall’afghanistan ed educati a roma contro l’iraq. la nostra rabbia e’ cresciuta ricordando genova, ed ecco che era gia’ pronto cancun, e poi rostock e tanti altri G8..
alcuni dei miei amici sono figli dei modena, altri di bandabardo’. giu’ da noi queste cose non arrivavano. noi ascoltavamo la macarena.
(e i 99 posse per noi cantavano solo “quello che”)
siamo figli di dio secondo la chiesa di roma, dell’essere buoni e dare un po’ di soldini come elemosina. e basta.
siamo figli di nanni moretti e dei girotondi.
siamo figli delle bandiere arcobaleno appese ai balconi; di scanzano, acerra, val di susa e tanti altri..
siamo figli di zanotelli, delle marce perugia-assisi e della guida al consumo critico.
siamo figli del servizio civile e delle ONG.
siamo figli di naomi klein. poi si e’ aggiunto anche michael moore.

L'editto bulgaro
siamo figli della guzzanti, della dandini, di fazio, paolo rossi e luttazzi.
mi viene da pensare che siamo orfani, che siamo cresciuti da soli e che questo e’ quel poco che abbiamo trovato. non molto. si e’ rotto il ponte generazionale e quando parliamo di “cambiare il mondo” e’ perche’ ci siamo arrivati da soli, eremiti solitari in un percorso tortuoso e contro tendenza.
la “rivoluzione” e’ una parola che neanche si nomina, perche’ gia’ sei un alieno cosi’. se poi dici quelle cose sei pure vecchio, pericoloso, strampalato e utopista.
a questo punto rischio di apparire bugiardo se oso dire e a noi e’ andata perfino bene!!
gia’ noi siamo quel poco di gente che cerca “vietnam” su wikipedia, significa che c’e’ un minimo di interesse e cerchiamo di ricostruire le fila come gli ultimi sopravvissuti.
c’e’ gente (il 98% direi) che questi problemi non se li e’ mai posti e vive la sua vita beata fatta di ignoranza ed egoismo, alle prese con le normalita’ che non mi sporco neanche la bocca a pronunciare: mode, carriera, consumi, ecc..
ecco: loro sono a digiuno di queste cose fin dalla nascita. e se ne hanno sentito parlare e’ stato a malapena attraverso la tv commerciale di berlusconi, o i film crea-pregiudizi di hollywood. nessuna meraviglia dunque!