Cascavano le torri e in risposta ad un bambino che chiedeva spiegazioni, Bush affermava “E’ successo questo perche’ gli altri sono invidiosi della nostra liberta’”.
Sara’ che non sta bene rispondere al presidente “Sei un idiota”; sara’ che le nuove generazioni risultano stordite dall’uso di psicofarmaci e sedativi a merenda; fatto sta che il silenzio del bambino non mi dispenso’ dal ritenere che la risposta di Bush fosse poco soddisfacente.
Breve storia del Guatemala
Conquistata l’indipendenza dalla Spagna nel lontano 1821, in Guatemala si avvicendarono per oltre un secolo governi autoritari, spesso militari.
Questi convertirono l’economia del paese verso l’esportazione di un solo prodotto: il caffe’. Privatizzarono le terre che in passato erano coltivate in forma collettiva dagli indigeni. Approvarono leggi che costringevano, di fatto, gli indigeni e le fasce piu’ povere della popolazione latina al lavoro forzato nelle piantagioni. Instaurarono veri e propri governi del terrore, di stampo totalitario e repressivo.
Tutto cio’ non manco’ di provocare malcontenti presso la popolazione, che provo’ piu’ volte a ribellarsi. Dapprima nel decennio 1920-31; ma fu solo nel 1944 – anche in forza delle speranze sollevate dalla rivoluzione messicana – che si arrivo’ ad un significativo passo in avanti col governo di Juan Jose’ Arevalo. Questi favori’ la piccola industria; inizio’ una riforma bancaria e monetaria; approvo’ il riconoscimento di organizzazioni di impresari e lavoratori; emano’ la nuova costituzione, nella quale non solo si aboliva il lavoro obbligatorio degli indigeni nelle piantagioni, veniva loro riconosciuto -persino- il diritto alla inalienabilita’ delle terre comuni.
Il cambiamento piu’ significativo fu l’avvio della riforma agraria, che prevedeva l’espropriazione del latifondo e l’assegnazione alle famiglie piu’ povere. A quel tempo lo 0.1% delle famiglie piu’ ricche possedeva il 41% delle terre.
Insomma sembrava avviata una nuova fase che nutriva le speranze di milioni di contadini e “senza terra”; dopo secoli di violenza per la prima volta un governo stava approvando delle iniziative a loro favore.
Nel 1954 un colpo di stato organizzato dalla CIA e dalla classe imprenditoriale e proprietaria terriera pone al governo il colonnello Carlos Castillo Armas.
La riforma agraria subisce una battuta d’arresto. Comincia la repressione di tutti i sindacati, partiti politici e gruppi culturali. Fu rafforzato lo sfruttamento, il lavoro forzato e l’alienazione delle terre a svantaggio degli indigeni e a vantaggio dei grossi propretari terrieri. Si rafforza l’ideologia razzista e di oppressione nei confronti degli indigeni.
Nel 1960 circa un terzo dei militari si ribella, indignato per l’alto livello di corruzione all’interno dell’esercito. Riuscirono a conquistare alcune basi militari.
Col sostegno militare degli Stati Uniti le truppe del governo sconfissero i ribelli, dei quali alcuni fuggirono in Honduras e formarono un gruppo armato rivoluzionario. Inizia la guerriglia.
L’ex presidente Arevalo si trovava in esilio fuori dal paese, e i militari al governo con l’aiuto degli Stati Uniti cercavano di impedirne il rientro.
A partire dal ‘66 si verificano le prime “sparizioni” selettive: rapimenti di leader sindacali, partiti politici, organizzazioni di resistenza, organizzazioni studentesche. I sopravvissuti racconteranno di torture ed esecuzioni sommarie.
Nel corso della guerra civile appaiono anche i primi “squadroni della morte“: reprimettero il movimento anti-governativo e furono responsabili dell’uccisione di migliaia di persone, molte delle quali semplici cittadini.
Nel frattempo due nuove organizzazioni guerrigliere, e poi una quarta, nascevano nel paese.
Reagan riesce a convincere il Congresso a intraprendere un aiuto militare diretto nel paese. Nel frattempo vanno avanti le cosiddette “campagne di terra bruciata”: centinaia di villaggi indigeni vengono cancellati dalla faccia della terra.
La guerra civile, nel complesso e’ durata 36 anni, e solo nel 1996 ne e’ stata dichiarata la cessazione, mediante dei negoziati tra il fronte guerrigliero ed il governo. Gli accordi di pace sancivano alcune importanti misure sul fronte sociale, agricolo, dei diritti umani e della ricostruzione storica.
Da allora parecchi fatti concernenti le violazioni dei diritti umani sono stati accertati e consegnati alla memoria storica. Le violenze sono andate avanti in maniera molto sporadica (sparizioni, uccisione di attivisti, vescovi impegnati..)
Parecchi sfratti sono stati compiuti ai danni di popolazioni indigene.
Il governo attuale (Alvaro Colom) sembra incapace di far fronte alle necessita’ rinnovatrici del popolo guatemalteco, e dopo un iniziale periodo di sforzi in campo sociale e assistenziale sembra aver dissolto parte della propria efficacia.
A cio’ si aggiunge che parecchie sedi istituzionali (autorita’ locali, rami della polizia) sono infiltrate dalla mafia, dalla criminalita’ organizzata, dai narcotrafficanti e da altre “forze reazionarie”.