creano, mantengono e impongono il concetto di “presentabile”
pendono dalle labbra dell’apparenza, che inseguono disperatamente insieme agli altri valori “standard”
creano, mantengono e impongono il concetto di “presentabile”
pendono dalle labbra dell’apparenza, che inseguono disperatamente insieme agli altri valori “standard”
empaticamente condivido, ergo copincollo:
“negli ultimi mesi si è rafforzata in me la sensazione che nessun lavoro in questa società potrà mai gratificarmi, a parte forse un lavoro nel sociale, perchè qualunque cosa andrò a fare, dall’umile facchino al mega-fisico-stellare starò comunque alimentando un sistema che non mi piace; quindi non si tratta più di trovare un lavoro che mi gratifichi come persona in questa società ma trovare qualcosa da fare che mi dia almeno l’impressione di stare facendo qualcosa di concreto per cambiare il sistema o perlomeno di non alimentarlo.
E’ proprio il fatto di abitare in città che non mi va giù; cioè da una parte mi piace, hai un sacco di comodità ed è anche bello andare in giro per stradine, guardare gli edifici,i monumenti e tutto il resto, però contemporaneamente so che solo per il fatto che sono qui, sto alimentando il capitalismo e il consumismo, posso stare attento quanto voglio ai prodotti che compro ma alla fine i soldi vanno nelle tasche dei soliti pochi, sto inquinando a bestia solo per il fatto di cagare e pisciare in un sistema fognario che si limita a sprecare acqua potabile,a inquinare i mari e a consumare petrolio a non finire per ridepurare quell’acqua, senza contare la spazzatura che produco, l’inquinamento e le guerre necessarie a darmi il cibo e l’energia per farmi una lavatrice e guardare i simpson in televisione; poi ci sono altre migliaia di cose, il discorso del denaro, il continuo martellare mediatico che ti rincoglionisce e ti indottrina senza che te ne accorgi,etc.etc.”
mo’ che faccio un figlio gli racconto sta storia. (link)
“chi puo’ permettersi di lavorare deve farlo”. giusto! e’ quello che penso anch’io! .. pero’ UN LAVORO DECENTE!!
erica, tu parli di sudore della fronte, ma non penso che tu abbia molto da sudare col tuo lavoro. vieni a lavare piatti e vedi poi quanta gioia di lavorare ti rimane!
il punto e’ che viviamo in un sistema sbagliato! un sistema che posiziona la gente in una piramide, in cui la base fa lavori indegni, sottopagati e che abbrutiscono! e il suddetto sistema guardacaso mette alla base della piramide immigrati e poveracci. io ho voluto provare che significa stare qui sotto, e anche se non immediatamente, comunque so come tirarmene fuori. e probabilmente e’ quello che faro’ ritornando a studiare.
pero’ il cazzo di problema di fare in questo modo e’ che io singolarmente mi sposto all’interno della piramide (e tra qualche anno potrei ritrovarmi in una scrivania accanto alla tua), ma se non ci saro’ io a lavare i piatti ci sara’ qualcun altro. qualcun altro che DAVVERO ha il sudore sulla fronte!
questo qualcun altro potrebbe stare in condizione ancora peggiore della mia: potrebbe essere costretto a pagare un affitto, e sapendo il rapporto stipendi/affitti qua a londra, potrebbe non riuscire a mettere nulla da parte. lavorerebbe per sopravvivere, passerebbe ore della sua giornata a servire il resto della piramide. una vita quotidiana fatta di lavoro manuale senza alcuna soddisfazione, senza alcun uso del cervello. insomma una gran vita di merda!
io mi sono rotto il cazzo di parlare quattro lingue, una laurea in mano, smanettare potentemente col computer e passare ore a lavare i piatti. eppure tu mi dici che devo lavorare. e allora vacci te a lavare i piatti!!
tu mi dici che qualcuno quel lavoro deve pur farlo, e allora ti rispondo facciamo a cambio e io mi prendo il lavoro creativo e intellettuale, mentre tu stai zitta per 11 ore di fila a maneggiare acqua bollente e sapone.
no! non se ne esce da questa diatriba. occhio per occhio e il mondo diventa cieco.
la verita’ e’ che non possiamo sostenere un mondo in cui ci sono le persone che usano il cervello e si ammalano nel fisico, e quelle che usano le braccia e si abbrutiscono nell’ignoranza!
non e’ che non mi piace lavorare! ho zappato letamato e vangato per mesi, e pure gratis, ma era il lavoro piu’ nobile del mondo perche’ lo facevo insieme agli altri e mangiavo con loro il cibo che loro stessi avevano fatto mesi prima.
se il sistema mi mette a lavare piatti e pavimenti alle dipendenze di un manipolo di ricconi che non mi parlano neanche e non mi danno un attimo di sosta per ore ed ore di fila.. beh, permetti che mi faccia un po’ schifo! e che rifugga con tutti i mezzi questo stato indegno che tralascia, castra tutte le attitudini individuali di una persona!
siamo PERSONE, non lavatrici!! si lavora per vivere, non si vive per lavorare!!
datemi un lavoro degno e lo faro’ volentieri!
non aspetto neanche che questo lavoro mi caschi dalle nuvole, me lo sto cercando da solo. pero’ cosi’ facendo -ripeto- mi metto apposto io, ma se non ci sono io a fare i lavori di merda ci sara’ qualcun altro. quello che bisogna fare e’ cambiare la forma della piramide!!
quando gandhi fondo’ l’ecovillaggio non ebbe dubbi che tutti i ruoli piu’ umilianti (pulire le latrine era riservato agli intoccabili) dovessero essere svolti A ROTAZIONE.
e non aveva dubbi sul fatto che nel lavoro quotidiano di ognuno ci dovesse essere una parte manuale ed una intellettuale. lui pur essendo direttore di un giornale e con tutto il casino che stava succedendo (sapete com’e’.. un fronte di liberazione nazionale dev’essere una cosa un po’ impegnativa da portare avanti..) non mancava mai alle due ore di filatura quotidiane. arcolaio, lana e gira gira gira.. due ore al giorno. lui che era il tassello centrale della rivoluzione indiana. 300 milioni di abitanti coinvolti. e lui filava e filava..
(sottotitolo “ricerche sull’economia del gratis“)
Ieri mi sono preso una delle soddisfazioni che probabilmente sono in pochi a potersele permettere: avere cosi’ tanto tempo libero da.. buttarlo!
squatto, e per soddisfare il mio bisogno di dormire non girano soldi.
riciclo il cibo che i supermercati buttano, nonostante sia ancora buono: e per il mio bisogno di mangiare non circolano soldi.
e se ne ho voglia, lavoro anche gratis!
ho lavorato non-pagato per una fiera del commercio equo:
perche’ non c’e’ bisogno di ricevere soldi per lavorare,
perche’ non c’e’ bisogno di ricevere soldi per avere soddisfazione,
perche’ per altri ho buttato il mio tempo, e invece nell’economia del gratis ho fatto la cosa piu’ normale del mondo: da una parte ti arriva cio’ di cui hai bisogno, dall’altra dai per altri a cui puoi essere utile,
perche’ non e’ detto che deve girare tutto intorno al denaro, che odio odio odio come le catene dell’umanita’.
denaro soldi stipendi paghe costi prezzi comprare vendere commercio lavoro salariato dipendenti padroni capitalisti capitali interessi debiti mutui casa bisogni sofferenza fatica dovere sforzo catene capo chino ingranaggi macchina il sistema odio odio odio quello che siamo diventati!
WWOOF COUCHSURFING BANCA DEL TEMPO ECONOMIA DEL DONO GRATUITA’ COOPERATIVE SUSSISTENZA!
non si scherza col lavoro. non si scherza con la vita.
RICORDIAMO CHE I BISOGNI SONO BISOGNI E VANNO SODDISFATTI anche se mancano quei dischetti dorati chiamati soldi!! non si da’ un prezzo ai diritti! non si monetarizza l’aria!
VOGLIO UN MONDO SENZA SOLDI!!
oggi pome ho fatto un giro per pub, ristoranti e altri posti qui nel quartiere in cerca di lavoro. un tour della speranza a lasciare CV..
sto attraversando un periodo particolare, in cui mi accorgo che la magia e’ andata via.
prima, in questo anno e mezzo che ho passato in viaggio, ogni giorno era una scoperta, gente nuova, posti nuovi, vita semplice, povera.. autostop, couchsurfing, le comuni agricole, la gente come me..
ora mi trovo in una citta’ a cercare qualcuno che mi dia lo sterco del demonio, i soldi.
prima esploravo il mondo, e riuscivo ad incantarmi; perche’ succedevano cose belle.
ora mi sforzo di rincorrere una banalita’ ed una routine, e pure in questo rincorrere un lavoro di merda, fallisco.
prima vivevo in un atteggiamento mentale diverso, di scoperta su altri orizzonti.
viaggiavo con Samira, ed era bello, scoprivamo le cose insieme.
viaggiavo da solo, e sulle strade incontravo altri angeli, altri gnomi, qualche fata, troll e folletti..
eppure mi sentivo lontano dalla gente comune, i grigi (v. qui), che pur volevo aiutare. capivo meglio il loro mondo, ma allo stesso tempo ero fuori dalla loro routine.
per questo scelsi di fermarmi nella solare e gaia londra. desiderio di radici..
ora mi sento spento, alienato, costretto a prostituirmi per chi piu’ fotte il mondo.
prostituirmi? si’, ecco la definizione giusta! vendere il mio tempo, le mie energie, il mio contributo e la mia attivita’ a chi puo’ darmi del denaro. (!)
oggi cercavo lavoro nei bar, cioe’ posti in cui muratori polacchi sporchi di calce vanno ad ubriacarsi il venerdi’ sera.
oppure nei pub, dove giovani incoscienti si sottopongono ad una tassazione volontaria dettata da mode. [sono anni che detesto andare nei pub. mi piace la serata a casa, "VHS e se non bastasse su' le casse" dice il profeta]
ho cercato lavoro anche nei negozi, quelli grandi. e piu’ erano grandi piu’ sapevo che avevo maggiori chances di trovarlo. ma i negozi grandi sono anche quelli che piu’ fottono la gente: strangolano i piccoli negozi con i loro prezzi convenienti, sfruttano i lavoratori, essendo multinazionali portano i capitali altrove, ecc..
per non parlare del bistro’ dove lavoro: servono carne.
io, da vegano (o quasi), sto lavorando per degli stronzi che indirettamente contribuiscono alla mattanza di milioni di animali.
io col mio lavoro sostengo il negozio. il negozio compra carne e da’ soldi al macello. sto sostenendo il mercato della carneficina.
insieme al consumo critico (evitare di comprare da aziende dannose) bisognerebbe fare anche il lavoro critico.. ma porca miseria quanto e’ difficile!!!
sembra che tutti i soldi ce li abbiano i peggio stronzi! perche’ dev’essere tutto cosi’ difficile??
torniamo un attimo in dietro. cosa ci faccio qui? cerco soldi per andare in sud america.
sembra che a questo mondo chi mi puo’ portare in sud america cerchi da me del denaro.
si da’ il caso che mi devo procurare questa cosa, e cio’ si fa lavorando.
pero’ quello che voglio io e’ un lavoro pulito! ma questo mondo non sembra darmelo. e allora piano piano sto cedendo ai compromessi, gia’ lavorando in un “grocery” carnazzaro, e poi cercando nei negozi, nei magazzini, nei ristoranti..
ma cosa sono tutti questi? avvoltoi che strumentalizzeranno il natale per fare piu’ soldi, e che mi prenderanno solo perche’ hanno extra-business in quel periodo, e gli serve qualcuno che sposti i pacchi in magazzino. arpie che hanno fatto del cibo una merce e sulle spalle dei sottoposti (camerieri, lavapiatti…) si fanno ricchi. e si permettono anche di buttare un sacco di roba da mangiare, perche’ tanto, alla fine, sono comunque in guadagno..
il lavoro critico..
a norimberga il dato piu’ agghiacciante fu che gli ufficiali nazisti, quando gli fu chiesto “perche’ lo hai fatto?” rispondevano “obbedivo. me lo hanno detto..”
oggi nel 2008 la gigantesca macchina della nostra societa’ avanza devastando e distruggendo tutto quello che riesce a succhiare da una terra sfruttata e violentata.
quando avremo finito tutto, e troveremo atomi radioattivi nel pesce degli oceani, o mercurio nella mozzarella di bufala campana, quando milioni di occidentali saranno alla fame perche’ non c’e’ piu’ il petrolio che porta il cibo dalla campagna alla citta’, e miliardi nel terzo mondo staranno in fin di vita per la nostra avidita’, quando avremo cacciato tutti i contadini dal brasile, per fare campi di colza per il nostro biodiesel, quando l’aria puzzera’ da far schifo, quando non ci saranno piu’ foreste a raccogliere la nostra anidride carbonica, quando i bimbi saranno tutti allergici ed asmatici, e sulla terra chilometri e chilometri quadri di cemento e asfalto..
..allora..
sara’ la norimberga del terzo millennio.
e ci chiederemo: come cazzo siamo arrivati a tutto cio’?
ci dicevamo piu’ intelligenti degli animali, ma prima abbiamo ucciso loro, e poi abbiamo ucciso noi stessi.
chi e’ responsabile di tutto questo?
l’impiegato dira’: io no, obbedivo. il muratore dira’: io no, avevo una famiglia da sfamare. il politico dira’: io ho fatto, ma la gente mi ha votato. l’azienda dira’: io non posso parlare perche’ non ho bocca, guarda dentro di me. il manager dira’: me l’ha detto il consiglio di amministrazione. il consiglio di amministrazione dira’: io rispondevo solo agli azionisti. e gli azionisti: noi non prendevamo le decisioni, avevamo solo pezzi di carta..
se io-attilio mancassi un solo giorno dal negozio (che ordina un prosciutto al giorno), in quel giorno il negozio si bloccherebbe. [il lavapiatti e' un ruolo fondamentale, anche se e' un lavoro a cervello zero, anche se sono l'ultima ruota del carro, ma la cucina dipende dagli attrezzi che io pulisco]
poi probabilmente il giorno dopo ci sarebbe un altro al mio posto. ma finche’ IO sono li’, quel lavoro in quel negozio (che ordina un prosciutto al giorno) lo sto facendo IO. finche’ ci sono io, sono io che supporto il sistema.
+ [una persona che si definisce ambientalista mi dice "Poi per motivi di lavoro, l'aereo lo prendo piu' spesso, ma lì io non decido, e' tutto gia' prenotato."]
allora? nessuno responsabile?
NO. TUTTI responsabili.
ognuno e’ colpevole di quanto ha danneggiato, e di quanto ha mancato di salvare.
ognuno ha contribuito col suo ruolo allo sfacelo. hai tagliato l’amazzonia? grande figlio di puttana. hai comprato lattine e bottiglie di plastica? piccolo figlio di puttana.
ma poi, chi ha tagliato l’amazzonia? chi l’ha ordinato o chi ha preso la motosega in mano?
e se chi ha preso la motosega lo ha fatto perche’ aveva bisogno di soldi per la propria famiglia?
e se chi lo ha ordinato e’ diventato capo perche’ non voleva prendere la motosega e rovinarsi la salute per una paga di merda?
perche’ bisogna fare cose cattive per procurarsi i soldi??
prima, non avevo l’ansia dei soldi (perche’ ce li avevo gia’ in tasca devo dire) e vivevo le mie giornate in un altro stato.
ora sono nel mondo di quelli che lavorano, e oscillo tra rabbia, tristezza, delusione e frustrazione.
-> la magia e’ andata via.. <-
mi chiedo: non staro’ seguendo una strada sbagliata? se questa e’ difficile, triste, grigia ed eticamente scorretta, non staro’ forse sbagliando qualcosa?
non ci sara’ forse “un’altra strada”?
tra il mio “prima” e l’ “adesso” c’e’ solo una differenza di lavoro/nonlavoro, soldi/nonsoldi, business/no-profit, nomadismo/stanzialita’ ?
non mi staro’ perdendo qualcosa?
APPELLO
a: tutti i maghi, fate, streghe e streghette,
fattucchiere, ciarlatani, sciamani e bonzi,
professoroni, sapienti, profeti e artisti,
“cercasi formula della magia perduta”
ne’ cicala ne’ formica, ma tutte e due le cose insieme..
.. senza che la formica devasti il mondo..
.. senza che la cicala sia improponibile..
~~ |.| ~~
per chi ha visto “il pianeta verde”:
tante volte avevo sentito parlare di “sfruttamento” dei paesi poveri, ma non riuscivo bene a capire cosa fosse.
gesualdi nei suoi libri parlava di lavoratori del sud e consumatori del nord, ma la cosa non mi colpiva molto perche’ non riuscivo a trovare nella realta’ quotidiana la corrispondenza di quest’affermazione.
poi col passare del tempo ho iniziato a vedere davvero questo fenomeno, e man mano mi e’ piu’ chiaro. in poche parole:
gran parte degli oggetti che utilizziamo viene dal sud del mondo, cioe’ LORO hanno lavorato per farcelo e NOI lo abbiamo comprato a basso costo.
sebbene in agricoltura la maggior parte delle cose viene prodotta e consumata nei confini nazionali, tuttavia le cose sono ben diverse nel settore artigianale ed industriale. provengono dal sud del mondo (molto spesso):
scarpe, vestiti e accessori, tessuti;
televisori, lettori cd e dvd, computer;
componenti di automobili;
componenti elettrici e oggetti a bassa tecnologia;
elettrodomestici (aspirapolveri, robot da cucina, lampade..)
in agricoltura? come dicevo la maggior parte della produzione e’ “locale”, non come un GAS, ma nel senso che l’europa e’ autosufficiente sul piano dei cereali (anzi, e’ in sovrapproduzione, e i prodotti sono sovvenzionati tanto da essere ESPORTATI nei paesi meno sviluppati, dumpando l’economia locale.. ma lasciamo perdere, questa e’ un’altra storia, approfondimenti: qui pag. 3 e 11)
tuttavia vi sono comunque milioni di tonnellate di prodotti agricoli che viaggiano da sud a nord. si tratta di prodotti superflui, molto richiesti in occidente e che servono ai paesi del sud per procurarsi dollari ed euro per pagare il debito estero (per questo le coltivazioni si chiamano cash crops). sto parlando di: te’, caffe’, cacao, tabacco, zucchero, olio di palma, cocco, ananas, banane e altri frutti tropicali.
ha sede (spesso) nel sud del mondo anche l’attivita’ estrattiva di minerali e idrocarburi: il rame del cile, i minerali del sudafrica, il petrolio russo e arabo, i diamanti della sierra leone (in guerra civile da 20 anni), ecc..
ma insomma qui che si fa? l’edilizia e’ locale (ovviamente direi..), ma la manodopera e’ spesso immigrata. la finitura nel tessile, e anche qui molto spesso la manodopera e’ immigrata. l’assemblaggio di automobili e parte della produzione dei componenti, ma anche in questo caso buona parte della manodopera e’ immigrata.
per non parlare della raccolta degli ortaggi (v. “Io schiavo in Puglia“, inchiesta-diario di Fabrizio Gatti sulla raccolta di pomodori nel foggiano), dove si raggiungono livelli di violenza e schiavismo degni dell’antico egitto, ovviamente ai danni di immigrati.
*–*
riassumendo un po’: godiamo di un benessere – materiale – che e’ frutto del lavoro di altri. ma come e’ potuto succedere?
da una parte c’e’ la forza della nostra moneta, che ha un potere d’acquisto molto alto: comprando nei paesi poveri i prezzi ci sembrano piu’ bassi.
poi c’e’ la tendenza da parte delle aziende a spostare la produzione nei paesi dove la manodopera costa meno: ungheria, romania, ma anche cina, taiwan, vietnam, tailandia, ecc..
infine la piaga del debito estero: una diabolica invenzione con cui pochi paesi ricchi hanno messo il cappio al collo di centinaia di paesi piu’ poveri. in breve: c’e’ stato un momento in cui era conveniente indebitarsi, poi l’inflazione degli anni ‘80 e le manovre di thatcher e reagan hanno reso il debito una trappola. ora la situazione e’ che una parte cospicua del PIL dei paesi del sud viene utilizzata per pagare gli interessi. il debito non viene sanato, i soldi vanno per gli interessi e non per ospedali-scuole-ecc.. e in piu’ i paesi del sud devono riformare la loro economia in senso liberista se vogliono il rinnovo del prestito (di cui hanno assoluto bisogno) (interessante? approfondisci su: wikipedia e peacelink)
*–*
tutto questo si chiama globalizzazione, delocalizzazione, neoliberismo e imperialismo occidentale. la prossima volta che sentirete parlare dei noglobal e delle loro proteste cercate di ricordarvi un po’ di queste cose..
L’hippie (talvolta chiamato anche hippy) non e’ sempre esistito, l’hippie e’ una derivazione, l’hippie e’ post-moderno.
Lo spirito inquieto e amante guarda il mondo e vede la guerra, l’egoismo, il maschilismo, l’attaccamento ai soldi, il feticismo del lavoro, il grigiume, la noia, la routine, la separazione degli individui..
Crea cosi’ una cultura nuova, stabilisce un ponte tra antichi valori e esigenze di rinnovamento contemporaneo.
Sa di recuperare qualcosa di antico, qualcosa che si e’ perso – spazzato via dalla “civilta’” industriale – ma allo stesso tempo sa che sta iniziando un discorso tutto nuovo (“new age”)
Di tutto cio’ fanno parte: la poverta’, la vita semplice, la fratellanza, la condivisione, l’incontro col diverso, con le persone che non si conoscono, il rispetto anzi l’amore per la natura, l’allegria, la spensieratezza, la gioia del momento, i colori, la musica, lo stare insieme, anche fare l’amore; viaggiare verso terre che non conosci; cercare, la felicita’, la spiritualita’, l’armonia.