In un posto qualunque del Sud del mondo..

(sottotitolo: “I LOVE my job!!”)

Un posto qualunque nel Sud del mondo, 8 e 15 del mattino. Una ragazza in una mensa mastica distrattamente il suo paté di fagioli avvolto in una profumata tortilla mentre un venditore ambulante passa con il suo carretto al di là della strada. La radio passa reggaeton, e un pizzico di peperoncino in più dà quel gusto piccante che tanto piace da queste parti. Un sorso al succo di frutta e poi l’ultimo boccone.

Nello stesso istante, a pochi isolati di distanza, il governo indigeno si riunisce per discutere l’azione comune da intraprendere contro l’industria mineraria. Fortunatamente l’azienda non è ancora arrivata in zona, ma loro già lo sanno quello che succederà se la lasceranno fare: l’estrazione dell’oro si fa col cianuro, e a queste latitudini le multinazionali fanno un po’ quello che gli pare. Così dopo aver estratto il minerale pagando l’1% del suo valore come royalty scaricano il pericoloso veleno nei fiumi, o lo accumulano in vasche non isolate fino a quando penetra nelle falde acquatiche.

Una consulta indigena

Una consulta indigena

Non sono nuovi, da queste parti, alle malefatte dell’uomo bianco. Sono secoli che questi viene da lontano a depredarli, maltrattarli, ucciderli. Un tempo erano i conquistadores spagnoli, ora sono multinazionali statunitensi, canadesi, spagnole, italiane..
Oggi come allora si discute della sorte di centinaia di contadini che rischiano di essere spossessati della loro terra, magari con un atto di proprietà falso firmato da qualche notaio corrotto in un lussuoso appartamento della capitale dipartimentale.

Nella sala di mattoni di cemento l’atmosfera è cupa e combattiva. Un centinaio di contadini, tutti rigorosamente uomini, discutono in uno spagnolo stentato, con i loro cappelli bianchi e la pelle corrugata dal sole.
La sfiducia è tanta, e nonostante l’azienda gli ha promesso di costruire una scuola e un campetto da calcio, loro sanno che non devono accettare, anzi resistere, costi quel che costi.
Per fortuna l’azienda -canadese- non ha ancora ottenuto la licenza di esplorazione. Questo sì almeno lo sanno, o meglio sono riusciti a saperlo per vie traverse, perché l’amministrazione locale voleva tenerli all’oscuro di tutto fino al giorno dello sfratto, come sempre.

E per fortuna anche che anni fa un manipolo di signori in giacca e cravatta ratificò nel Congresso di Città del Guatemala una legge, che si chiama “Convegno 169 dell’OIL” che in teoria vincolerebbe lo sfruttamento delle risorse naturali all’approvazione da parte delle persone che abitano queste terre da secoli. Loro questo sì lo sanno e sono decisi a far valere questo loro diritto fino in fondo, per bloccare l’installazione dell’industria.
Quello che serve è una consulta, e oggi si discute appunto di come organizzarla.
Non è facile. Non è affatto facile per dei contadini che sanno a malapena firmare col proprio nome, capire il legalese della gente di città. Oltretutto sono già arrivate le prime minacce, dell’impresa impaziente di fare profitti miliardari mentre i suoi azionisti dormono incoscienti e ignoranti in un ufficio chissà dove dall’altra parte del mondo. E del sindaco corrotto, già paramilitare negli anni ‘80 e che ora siede la poltrona del potere accumulando tangenti per ogni opera pubblica e mega-progetto nel territorio di sua competenza.

Dispiegando il suo metro e sessanta di altezza, dentro i suoi jeans -quelli buoni-, la sua camicia macchiata ma pulita, gli stivali di pelle e l’immancabile machete, un contadino si alza e commenta: “Dobbiamo fare come le formiche. Se ti morde una non tardi tanto a sbarazzartene, ma prova a metterti su di un formicaio: dopo cinque minuti già non puoi resistere!” Il linguaggio dei contadini indigeni è spesso ricco di immagini tratte dalla natura.

"Campesinos"

L’assemblea del governo Xinka si alza d’animo mentre tutti visualizzano un uomo in fuga coperto da formiche. Gli uomini nella sala continuano a resistere…

Pubblicato in:  on 24 Novembre 2009 at 01:01 Lascia un Commento

Guatemala y globalización

[ES] Una breve lista de artículos de periódicos sobre los efectos negativos de la globalización en Guatemala en los últimos 6 meses.
(Los números se refieren a la fecha de publicación en el formato MMDD)

[IT] Una breve lista di articoli di giornale a proposito degli effetti negativi della globalizzazione in Guatemala negli ultimi 6 mesi.
La posto qui giusto per dare un assaggio della vita reale in un paese in via di sviluppo neo-colonizzato dalle imprese straniere.
(I numeri si riferiscono alla data di pubblicazione nel formato MMGG)

0810 Comunidades amenazadas por megaproyectos exigen información y participación

Minería:

0402 Obispo y organización proponen que empresas mineras paguen hasta el 50% por regalías
0423 Comisión del Congreso emite dictamen desfavorable a moratoria minera
0521 Pobladores denuncian a Montana Exploradora por estrategia de coacción y usurpación de tierras
0609 Comunidad Xinka luchará contra atentados contra la naturaleza
0615 Señalan a Montana de destruir patrimonio natural y de irresponsabilidad social
0620 Once alcaldes de San Marcos se oponen a minería
0710 Andrew McKinley de Oxfam: “Minería no implica desarrollo”
0729 Montana debe al Estado Q12.3 millones por importación de cianuro
0806 Expertos alertan sobre daños de la minería (división social, contaminación del agua y desertificación. Oro: cianuro-envenenamiento animales)
0821 Congreso, AC y CALAS verificarán proceso de autorización de licencias de explotación minera
0914 Montana Exploradora importó sin licencia más de 4 mil toneladas de cianuro de sodio en 4 años (proyecto minero Marlin)
0928 CUC denuncia desalojo extrajudicial en Izabal [Compañia Guatemalteca de Niquel]
1016 Deudas por regalías mineras sobrepasan los 4 millones de quetzales (para sanar lago Atitlan sirven 300 MQ)
1021 En San Miguel Ixtahuacán, San Marcos, vecinos denuncian que mina daña casas y medioambiente

Hidroeléctricas:

0803 Vecinos de Chuarrancho se oponen a hidroeléctrica El Sisimite
0805 Colom ofrece resarcimiento a víctimas de construcción de hidroeléctrica Chixoy
0817 Aumenta interés por los proyectos hidroeléctricos ( San Luis-Chajul, El Puente-Jocotán, Cuatro Chorros-Chicamán, El Volcán-Senahú, Cahabón-Panzós. Geotermico: Ceibillo-Amatitlán )
0819 Chuarrancho ratifica que no desea construcción de hidroeléctrica
0903 Comunitarios rechazan pretensión de construir hidroeléctrica en Lanquin
0908 Chiquimula: comunidades de Jocotán y Camotan rechazan la construcción de hidroeléctrica

Precio electricidad:

0427 Tarifas de energía eléctrica en Guatemala, entre las más caras de LA (0.17$/kWh)
0910 Organizaciones denuncian cobros excesivos por servicio de electricidad

Electricidad en general:

0609 Petén integrado al Sistema Nacional Interconectado
0725? Ejército actuaría en conflicto por distribución eléctrica
1027 Presidentes de México y Guatemala inauguran inicio de interconexión eléctrica entre los dos países (Guatemala importa electricidad, es mas barata en Mexico)

Carreteras:

0811 Diputados aprueban reformas a tres decretos entre ellos $203 millones para FTN ( 1 mil 624 millones de quetzales)
0820 Alcaldes demandan información sobre la Franja Transversal del Norte
1029 Carretera Franja Transversal del Norte, involucradas Caminos, Solel Boneh y otras guatemaltecas para la construcción

Agrocombustibles:

0427 Estados Unidos apoya programa de producción de bio-diésel en Suchitepéquez
0602 Producción de agrocombustibles amenaza la seguridad alimentaria

Hidrocarburos:

0602 Presidente brasileño reitera interés de invertir en hidrocarburos en Guatemala
0602 Colom firmará el 12 de junio un contrato con Petrocaribe

Cementera:

0714 Indígenas inician marcha contra empresa cementera, en San Juan Sacatepéquez
1103 Comunidades de San Juan Sacatepéquez critican a diputada, por dictamen

TLCs:

0402 CA y UE suspendieron ronda de negociaciones hacia acuerdo de asociación
0403 Negociación con la Unión Europea, para 24 y 25 de abril
0826 DR-CAFTA ha generado alza en precios de medicinas, según un estudio

Coyuntura economica:

0428 Centro América pide más apoyo al FMI para afrontar crisis
0528 CEPAL: en Guatemala, inversión extranjera directa creció un 56% en 2008
0828 Sube el precio de la gasolina
0902 El hambre, un problema estructural

Derechos laborales:

0611 Guatemala, país de alto riesgo para sindicalistas
1025 Asesinan a dirigente social, Víctor Gálvez [deocsa-union fenosa, electricidad]

Migrantes:

0425 Estados Unidos deporta a 220 migrantes guatemaltecos

Narcotráfico:

0330 Istmo es disputado por narcotraficantes

Pubblicato in:  on 18 Novembre 2009 at 01:45 Lascia un Commento
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storie dal sud del mondo..

se il Guatemala fosse una cosa allegra farei un libro di storie, con tutte le cose che sto vedendo:

storie di multinazionali dell’energia idroelettrica che arrivano con i loro progetti, i loro soldi e la loro arroganza, e pretendono di costruire dighe e centrali li’ in mezzo alle montagne dove vivono contadini da secoli e secoli. e a dispetto di ogni legge internazionale non consultano la gente, corrompono i sindaci, si appropriano della terra e perfino minacciano di morte quelli che si oppongono.
racconterei la complessita’ della situazione, in cui degli ecologisti “locali” si oppongono ai mega-progetti, pero’ cosi’ facendo ostacolano l’indipendenza energetica dalle fonti fossili: oggi Guatemala ricava il 47% dell’elettricita’ che utilizza da centrali idroelettriche, significa che con un po’ di sforzi in una decina d’anni potrebbe emanciparsi dalla combustione di petrolio e carbone.
.. e invece no: perche’ c’e’ chi si oppone. racconterei la differenza antropologica tra il mondo di citta’, che ha la mentalita’ di “progresso, lavoro, industrializzazione, modernità”, e il mondo di campagna che in europa gia’ non esiste piu’, fatto di case senza elettricita’ e gente con le rughe del sole che si sveglia alle 4 del mattino per lavorare la terra. sono loro che si oppongono ai mega-progetti perche’ la loro gente ha sempre vissuto cosi’ e non gli interessa di vivere come quelli di citta’. in piu’ sanno che da una centrale idroelettrica non avrebbero niente da guadagnare, e solo la loro terra da perdere.
risorse idriche pubbliche e profitti privati. gia’, perche’ se a costruire la diga fosse lo stato almeno farebbe un po’ di quattrini da poter spendere per scuole e ospedali (o per recuperare il controllo di certe zone in mano ai narcotrafficanti, ma questa e’ un’altra storia); e invece no: chi costruisce la “grande opera” e’ un’impresa con sede in Spagna, Canada o Giappone, ed e’ li’ che si porta tutti i profitti.

.. racconterei storie di regioni intere del paese in mano ai narcotrafficanti, contro i quali lo stato non ha alcun potere perche’ la mole stessa di soldi che maneggia la mafia e’ piu’ grande del bilancio statale.
.. storie di commercio di droga, di bambini, di corruzione politica, di criminali che comprano i voti e diventano sindaci, di intrecci tra il narco, le grandi imprese e gli eserciti privati. quando negli anni ‘50 comincio’ il conflitto armato i proprietari terrieri e gli industriali assoldavano dei mercenari per proteggere le loro proprieta’ e i loro interessi: erano i temibilissimi PAC, che negli anni si macchiarono di stermini, stupri etnici e fosse comuni.
ora quella sigla non esiste piu’ pero’ sono sempre le stesse persone che reggono le strutture del potere, che controllano gli affari e la politica in certe aree del paese dove lo stato non arriva. o  meglio: sono loro stessi “lo stato”, dove per diventare sindaco si comprano i voti a poco meno di 10 euro ciascuno.
e’ la stessa gente che fa soldi con le opere pubbliche, e prende soldi dalle imprese per difendere i loro interessi: intimidazioni, minacce, a volte anche di piu’.

.. racconterei la vita quotidiana di cittadini che vivono in un paese che conta una media di quindici omicidi al giorno, in cui e’ normale fare tardi nel traffico e superare l’imbottigliamento guardando un corpo a terra, con i curiosi attorno e la camionetta dell’organo giudiziale affianco.

Guatemala e’ un paese difficile,  e comunque la vita va avanti. tutto questo e’ piu’ che altro uno scenario, un sottofondo sopra il quale si sviluppano le vite quotidiane della gente, che sono uguali in tutti i posti del mondo.
sono contento di poter fare quest’esperienza, e poterla anche scrivere su questo blog, per instillare almeno una volta ogni tanto il dubbio che il mondo non e’ solo occidente, la bella, ricca e sicura europa, ricca sulle spalle degli altri.

Pubblicato in:  on 8 Novembre 2009 at 22:41 Lascia un Commento
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lanquin!!

reallizato il primo accompagnamento!! yuhuu!! ecco un po’ di foto, sono tutte di lanquin in alta verapaz, guatemala; l’ultima e’ di una cena a casa.

atmosfera magica alle 6 del mattino..

atmosfera magica alle 6 del mattino..

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Pubblicato in:  on 24 Ottobre 2009 at 15:26 Lascia un Commento

vita da brigadista

.. e musica trashozza!!!

appena tornato dal mio primo accompagnamento dedico una decina di minuti delle mie energie a rendere omaggio ad un paio di canzoni che fanno da colonna sonora alle nostre giornate.

la prima e’ una canzone muy muy malaonda!!

la seconda (disgraziadamente) un successo trash-pop! il massimo delle risate si raggiunge solitamente nel momento del sospiro ansimante subliminale. esilarante.

@..@

e tornando un po’ piu’ indietro nel tempo, quando ancora viaggiavo per centro e sud america. ecco per voi un po’ di ranchera, vallenato e naturalmente anche trash-pop!!

Pubblicato in:  on at 00:20 Lascia un Commento

a poche ore dal guatemala

a poche ore da un viaggio di 24 ore per arrivare in guatemala..

a poche ore da un anno come volontario con peace brigades, qualcosa che non ho mai fatto prima, che un po’ mi spaventa e un po’ sono mesi che lo aspetto.
qualcosa che mi mettera’ alla prova e mi fara’ faticare, ma che comunque vada – anche nel caso piu’ disastroso – mi insegnera’ tanto.

raga, me lo fate un augurio??

Pubblicato in:  on 29 Settembre 2009 at 09:04 Commenti (4)

foto arretrate

ho passato l’ultimo mese in due soli posti (caracas e pereira), segno che sono ormai stanco di vagabondare senza sosta.
oggi e’ l’ultimo giorno in colombia. oggi finisce il viaggio, o almeno questa fase durata gia’ cinque mesi. (il viaggio della vita, quello, non finisce mai!)

finalmente riesco a caricare un po’ di foto scattate nelle ultime settimane. come sempre cliccare per ingrandire:

a pochi chilometri da caracas

a pochi chilometri da caracas

la nave su due ruote

la nave su due ruote

paesaggi tra venezuela e colombia

paesaggi tra venezuela e colombia

in autobus, colori..

in autobus, colori..

ancora autobus..

ancora autobus..

uno dei momenti piu' fighi che sono riuscito a riprodurre. nubi e atmosfera magica..

uno dei momenti piu' fighi che sono riuscito ad immortalare. nubi e atmosfera magica..

colombia!!

colombia!!

mmm.. lenticchie!!

mmm.. lenticchie! il cibo degli dei!!

santa rosa, colombia

santa rosa, colombia

palme da cui si estrae cera, vicino salento

palme da cui si estrae cera, vicino salento

confusione geografica? :) no, e' colombia!

confusione geografica? :) no, e' colombia!

eucalipti come fiammiferi in scatola..

eucalipti come fiammiferi in scatola..

alla ricerca della valle incantata. mirador vicino salento

alla ricerca della valle incantata. mirador vicino salento

l'allegra compagnia :)

l'allegra compagnia :)

Pubblicato in:  on 28 Settembre 2009 at 15:40 Commenti (1)
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un paio di video

un paio di video per i miei fedeli lettori :)

il primo ritrae alcune case popolari costruite da Chavez per famiglie che vivevano nelle baraccopoli, in case di lamiera e cartone. Sono moduli prefabbricati, delle villette unifamiliari in lotti di terra organizzati che includono centri di assistenza medica, educativa e per riunioni cittadine locali.

il secondo l’ho girato mentre facevo l’autostop, a bordo di un pickup in un estenuante viaggio da merida a barquisimeto, in venezuela.

e non vi perdete la seconda parte del racconto sul venezuela, pubblicato esattamente qui sotto!

Pubblicato in:  on 1 Settembre 2009 at 12:25 Lascia un Commento

il venezuela di chavez (parte seconda)

Dopo aver cantato le lodi del governo Chavez, ecco le critiche che ho potuto raccogliere in quasi tre settimane.
Lungi dal pretendere di aver fatto un lavoro troppo serio (che richiederebbe quanto meno di compiere verifiche, dati alla mano in un lavoro di ricerca dal rigore montanelliano) posso al massimo trascrivere cio’ che mi e’ stato raccontato. Relata refero, dicevano i latini.

Chavez controlla l’opinione pubblica attraverso la censura dei mezzi di comunicazione.
Ha chiuso un canale televisivo e diverse decine di emittenti radio che erano apertamente contro il governo. Dopo questi fatti i rimanenti canali hanno dovuto seguire una linea meno ostile.

La presenza del partito dappertutto. Se non sei nel PSUV non lavori (negli incarichi pubblici). Professori antichavisti ora guidano taxi, e c’e’ gente -magari ingegneri- pagati dal governo per raccogliere firme e organizzare marce, eventi, manifestazioni, propaganda per il governo.
Ah, gia’, chiaro, non c’e’ distinzione tra “partito” e “governo”, ormai si identificano. D’altro canto c’e’ da dire che l’opposizione non esiste; e non perche’ ci sia repressione o persecuzione politica: super-divisa si’ e’ annichilita da sola. E anche gli antichavisti confessano che quasi non sanno se e’ peggio Chavez o l’opposizione, ladri e corrotti come e forse peggio dell’attuale presidente.

Quando dico “presenza del partito” mi riferisco anche ad un’altra impressione che ho avuto parlando con molte persone: che Chavez preferisca il colore alla qualita’. Meglio avere persone di fiducia nei posti che contano, meglio avere dei servi che persone di qualita’. Ad esempio quando l’industria del petrolio serro’ gli impianti per due mesi nel tentativo di destabilizzare il paese e rovesciare Chavez, egli subito dopo aver dominato lo sciopero liquido’ i vertici delle suddette industrie e li rimpiazzo’ con personale non all’altezza, per cui si perdettero molti contatti commerciali internazionali, e molto know-how manageriale, il che rende ora l’industria petrolifera (cosi’ come molti apparati dello stato) parecchio inefficienti.
O si pensi al fatto che i vertici delle forze armate e di polizia (si’, a queste latitudini non c’e’ tanta distinzione..) sono pagati molto profumatamente, in modo da tenersi buoni ed evitare qualsiasi tentativo di rovesciamento.
Incarichi dirigenziali pubblici, sono tutti in mano al partito. E nel settore pubblico quasi conta piu’ l’ideologia (e l’adesione al capo) che la professionalita’. Questo chiamo “la presenza appiccicosa del paritito”.

Altra cosa che si nota e’ l’uso di una propaganda (in piazza, in tv, sui muri..ovunque!) scevra di contenuti politici, ricca di slogan tipo “uh, ah, si va!“. L’organizzazione di apparizioni pubbliche, concerti, raduni col solo scopo di fare pubblicita’ al partito e rafforzare il consenso.

La presenza del partito (ad esempio sotto forma di manifesti propagandistici) nei luoghi che in un regime “democratico” dovrebbero essere neutrali, come prefetture, caserme di polizia, ecc..

Ha ampliato l’accesso all’universita’, pero’ al prezzo di introdurre contenuti “politici” (cioe’ indottrinamento) anche in corsi tipo medicina o biologia.

L’elevato tasso di corruzione all’interno del governo e dell’apparato pubblico: polizia, uffici pubblici. Occorre pagare per avere un passaporto, perche’ se non paghi te lo rilasciano dopo mesi. Per l’ospedale bisogna attendere, pero’ se “conosci” passi prima, ecc..

La politica del “dare il pesce senza insegnare a pescare” ha fatto si’ che la gente si sieda ad aspettare cio’ che il governo da’. Ci sono borse di studio per chi si iscrive all’universita’, pero’ occorre solo la firma, e ora molta gente si trova con soldi in mano senza aver fatto nulla.
Mi pare di capire che c’e’ anche un sussidio di disoccupazione che e’ di poco inferiore ad uno stipendio minimo, e per questo molta gente preferisce non lavorare piuttosto che faticare ore e guadagnare solo un pochino di piu’.

Molta gente e’ arrabbiata col sistema del cambio con le valute esterne. Dopo le nazionalizzazioni (di alcune industrie come quella petrolifera) il governo si trovo’ indotto ad approvare alcune riforme per evitare la fuga di capitali dal paese. L’acquisizione di dollari e’ fortemente controllata, cosi’ come l’esportazione di capitali.
Ora il tasso di cambio non e’ libero bensi’ fissato a poco piu’ di 2 bolivares per dollaro, e soprattutto la gente non e’ libera di cambiare quanti dollari desidera bensi’ e’ soggetta ad una limitazione di 2500 dollari annuali.
Si e’ sviluppato un mercato nero dei dollari, che si possono comprare pagandoli fino a 6 bolivares.
Una conseguenza negativa di avere il bolivar cosi’ sopravalutato (a 2 invece che a 6) e’ che deprime le esportazioni, e quindi l’industria nazionale non trova sbocchi sui mercati internazionali e non si sviluppa.
Occorre dire che l’unico prodotto esportato dal Venezuela e’ il petrolio, mentre in campo alimentare e’ un fortissimo importatore (sia per scarsa produzione interna, sia per abbondanza di petrodollari che rendono piu’ comodo comprare cereali e formaggi piuttosto che faticare per produrli). Cio’ ovviamente produce dipendenza alimentare, e soprattutto dipendenza dal petrolio che e’ una risorsa non rinnovabile, nonostante il governo continui a dire che il Venezuela dispone della piu’ grande riserva mondiale.
Inoltre, restringere l’accesso ai dollari e ai capitali internazionali debilita le importazioni (che ovviamente vanno pagate in dollari): cosi’ che molti prodotti che prima erano di facile accesso (indumenti colombiani, marche, prodotti di moda, ma anche tecnologia straniera) ora si fanno piu’ difficili da conseguire.
Resta quindi da chiedersi a che serve un cambio cosi’ sopravalutato. Dopo aver rivolto la risposta a parecchie persone, tra cui studenti o professionisti dell’economia, la risposta piu’ valida che ho ottenuto e’: per mostrare che il Venezuela e’ un paese forte, che il governo funziona e che il bolivar e’ forte, che e’ come dire che non serve svalutarlo, perche’ non e’ vero che gli investitori esteri stanno scappando dal paese perche’ non c’e’ fiducia nella redditivita’ degli investimenti.

Lo stato di “quasi guerra civile” in cui versa la popolazione, troppo polarizzata tra i sostenitori e l’opposizione; e tra i due gruppi c’e’ parecchia tensione.

Ho incontrato parecchia gente tanto alienata dal conflitto (che si fa mediatico, sociale -gia’ perche’ ci sono manifestazioni e scontri-, e poi la presenza ossessionante del dittatore, che ha pure un carattere forte e una certa maniera di presentarsi in pubblico) che preferisce ignorare il problema: spegnere il televisore, dichiararsi neutrale, o non interessata, odiare Chavez senza essere parte dell’opposizione, essere esasperata dal suo potere crescente e dalla sua onnipresenza: nella tv, nella gestione della cosa pubblica, nella vita quotidiana, fino a considerare di lasciare il paese.

Negli ultimi anni sono migliaia le persone che hanno lasciato il paese: verso gli Stati Uniti (Miami e’ l’idolo delle folle, specie quelle che quotidianamente invadono i centri commerciali), l’Europa, o qualunque angolo del mondo.
Sono molti giovani, laureati, fuga di cervelli insomma.
E l’unica ragione per cui spesso ritornano -disillusi- e’ l’attaccamento alla famiglia e il fatto che nei posti dove vanno le distanze sociali sono troppo grandi e la gente che li circonda e’ troppo fredda, troppo rigida e organizzata. La nostalgia li ricaccia nel loro vecchio paese.

Si mormora (ma non ho ancora nessuna conferma ufficiale) che sia in preparazione una legge per cui i figli saranno potesta’ dello Stato. Probabilmente e’ una voce di corridoio messa in giro dai media (in gran parte schierati con l’opposizione, cioe’ l’elite economica e vecchia padrona del Venezuela) per terrorizzare la gente e fomentare il malcontento.

Altro fenomeno preoccupante e impressionante e’ l’aumento dei crimini negli ultimissimi anni. Nei paesini dove fino a cinque o dieci anni fa la gente si sedeva per strada ad approfittare della frescura serale, ora la gente ha paura, e vive rinchiusa in casa a partire da una certa ora.
Furti, omicidi, gente armata: cose che prima non c’erano.
E nella capitale e’ ancora peggio: se prima camminavi “con gli occhi aperti” ora cammini “con paura”.
Quello che prima era uno scontro verbale, o al massimo fisico, ora si risolve a colpi di pistola. E la gente ammazza come nulla fosse, e non c’e’ punizione. Chiaro, non sto parlando della gente comune, quella e’ buona in tutto il mondo; mi riferisco a “quei pochi” per colpa dei quali tutto il resto ha paura.

Ho cercato spiegazioni e non ne ho trovato nessuna soddisfacente, cioe’ che colleghi il cambio di governo con l’aumento della criminalita’ non organizzata.
C’e’ chi dice che ora la gente si e’ trovata soldi in mano e ne vuole di piu’. C’e’ chi dice che regna l’impunita’ e che dopo aver ammazzato impunemente la prima volta, ora ci provano gusto e tornano a farlo per estorcere denaro o per il desiderio di dominare. C’e’ chi dice che e’ aumentata la corruzione nelle forze dell’ordine, che sono loro stessi i ladroni, o magari parenti dei criminali. C’e’ chi adduce spiegazioni ancora piu’ fantasiose.

Insomma una situazione davvero pesante, in un paese che mi sembra in declino. I successi di cui parlava Keegan nella sua lettera appaiono come deboli spiragli di luce in un contesto di mala gestione del paese.
Non so se l’ALBA portera’ a qualcosa (di certo me lo auguro), ne’ so se questa forma di educazione popolare e’ piu’ capace di elevare il popolo o di indottrinarlo. Di sicuro l’asfissia berlusconiana e la rabbia che porto dentro non mi fanno tollerare che si metta il bavaglio sui mezzi di comunicazione. Infine, la fallimentare gestione economica e’ un errore che prima o poi si paghera’.
Non e’ facile costruire la prosperita’ di un paese, ma in un paese ricco di risorse come il Venezuela questa dovrebbe trattarsi di un obiettivo di non difficile portata, per una classe dirigenziale rivoluzionaria che ambisca a chiamarsi tale.

il venezuela di chavez (parte prima)

Analizzare il Venezuela e’ un lavoro incredibilmente difficile, e cio’ lo si deve principalmente al fatto che:

  • il processo rivoluzionario va avanti da piu’ di 10 anni, ed e’ difficile cogliere le verita’ in circa due settimane;
  • l’opinione dei cittadini e’ fortemente polarizzata. la gente o ama chavez o lo odia, e non ci sono mezze misure;
  • ogni fenomeno complesso (e un movimento politico di questa portata lo e’ sicuramente) presenta aspetti positivi e negativi.

Nonostante cio’ desidero riportare qui almeno quei pochi frammenti che sono riuscito a raccogliere. Lo faro’ iniziando dagli aspetti positivi, e lo faro’ traducendo un’email di un amico australiano che sintetizza perfettamente i motivi per cui si dovrebbe essere entusiasti della rivoluzione chavista.

[l'articolo in lingua originale lo potete trovare qui: http://www.zmag.org/blog/view/3588 ]

Atillo,

che bello sapere che sei in Venezuela. La prima volta che ci andai ero anch’io alla ricerca di un’esperienza di vita reale di cio’ su cui stavo leggendo. Cio’ che leggevo era a proposito di dare potere al povero su una scala locale e riaggiustare l’economia a livello nazionale e internazionale per avere risorse per dare potere al povero e uscire dalle pretese del capitalismo..

Quando sono arrivato li’ ho visto gente per strada (senzatetto), magari non quanto in Colombia, pero’ sicuramente non di meno. Ho visto spazzatura e un’economia informale molto diffusa. Ho visto prezzi molto alti.

Ho visto anche universita’ nuove che sono libere di creare queste istituzioni sotto valori ideologici nuovi, e per me e’ come un miracolo contro l’onda che ha spazzato via l’istruzione gratuita in Europa e l’ex blocco sovietico.

chavezHo visto cliniche nuove con medici cubani e studenti venezuelani in posti dove i medici d’elite ci andavano solo se costretti con la forza, come parte dei loro studi. Ho incontrato studenti che come parte dei loro corsi in ingegneria stavano lavorando con progetti nei quartieri poveri. Miracoli.

Ho incontrato dei giovani, figli di genitori poveri, che erano i primi nella storia della loro famiglia ad andare all’universita’. Volevano essere insegnanti, avvocati e dottori.

La polarizzazione e’ in molti casi inevitabile quando la societa’ prende coscienza. Alcuni vanno verso il cambiamento, altri cercano di mantenere quello che hanno. Nella maggior parte dei casi questo accade lungo i binari delle divisioni di classe e razza, ma non sempre. Ci sono un po’ di bianchi chavisti, e un po’ di neri anti-chavisti.. questo si deve alle radici coloniali che non sono mai state rimosse.

All’atto pratico hanno liberato il paese dall’analfabetismo, e le loro missioni per l’educazione sono state lodate dall’Unesco.. ogni individuo in Venezuela ha l’opportunita’ di partecipare a programmi per uscire dall’analfabetismo e studiare fino all’universita’ gratis, durante 10 anni.

I casi di poverta’ sono stati drasticamente ridotti. La salute migliorata. La disuguaglianza combattuta. La qualita’ dell’acqua migliorata. C’e’ ancora molta strada da fare, ma questo governo non ce la fara’. Molti dei processi, specialmente il problema delle case puo’ essere risolto solo dalla partecipazione popolare che sta diventando sempre piu’ utile in un paese la cui popolazione alienata viveva sotto la dominazione neoliberale.

Petrolio, cemento, elettricita’, acqua, telecomunicazioni, strade, sanita’, medicine e educazione: tutto cio’ appartiene ora alla popolazione. In questo senso se le persone elette li gestiscono male, le persone sono sempre piu’ in grado di rimuoverli.

Il loro sistema e’ in fase di costituzione verso una democrazia partecipativa, per farla finita con il sistema di elezioni ogni 4-7 anni con zero possibilita’ di partecipazione tra un’elezione e l’altra. Una delle maniere piu’ efficaci e’ che ogni carica eletta puo’ essere rimossa dalla sua posizione.. incluso il presidente. Per farlo le persone devono raccogliere delle firme, se non sbaglio il 15% degli aventi diritto al voto, cosi’ da invocare un referendum per rimuovere o mantenere l’eletto in questione. Successe proprio con Chavez, pero’ vinse di una misura molto maggiore della prima elezione, cosi’ non hanno ripetuto il referendum.. magari lo faranno l’anno prossimo quando passa la meta’ del mandato.

Chavez in se’ e’ una figura chiave in Venezuela, ma la rivoluzione comincio’ con Caracazo nel 1989. Fu il primo e piu’ forte rigetto del neoliberalismo che il mondo ha visto. Migliaia furono uccisi nella repressione e ci furono danni per milioni di dollari, il popolo aveva parlato e il governo aveva risposto. Fu sulla cresta di quest’onda che Chavez guadagno’ l’appoggio nel 1992, quando tento’ un colpo di stato militare. Gli fu dato un minuto per parlare in tv, e in quel minuto divento’ un eroe nazionale. Fu imprigionato e rilasciato dal presidente, in un tentativo di legittimare se stesso e il sistema, con un popolo sempre piu’ inquieto che si agitava li’ sotto. Quando fu rilasciato giro’ il paese quattro volte, insieme ai movimenti sociali, e fu scelto come candidato di una larga coalizione. La coalizione fu una benedizione e una maledizione, perche’ eredito’ un sacco di burocrati.. Negli ultimi 10 anni il paese e’ uscito dalla fossa dell’economia neoliberale che favoriva le elites con stile di vita di Miami, mentre il resto della popolazione lottava abbandonato nelle proprie macerie.

Quello di Carazco fu l’evento piu’ importante in tutto cio’ (e non fu solo in Caracas, bensi’ anche in molte altre citta’).. in egual misura nel 2002, quando ci fu un colpo di stato il popolo di nuovo si fece sentire. La rivoluzione e’ molto piu’ grande di Chavez. Venezuela non accettera’ mai piu’ il cammino che desiderano le sue elites. I suoi sostenitori (della rivoluzione) sono sempre piu’ istruiti e sono incoraggiati a sviluppare le loro esperienze lette e vissute.. l’istruzione e’ un pilastro del movimento, ancor piu’ delle riforme economiche.

La rivoluzione agricola e il tentativo di creare un paese autosufficiente sono due aspetti che hanno richiamato la mia attenzione. Se hai la possibilita’ di viaggiare per la campagna e visitare una comune o un centro agricolo per favore fammelo sapere. L’agricoltura era allo sbaraglio quando Chavez arrivo’; il governo venezuelano aveva abbandonato il paese in termini di infrastrutture: strade, scuole, sanita’ negli anni 40 perche’ la loro creazione del benessere dipendeva dal petrolio.. L’autosufficienza, e rendere la vita in campagna vivibile e’ stata una delle principali sfide che l’amministrazione Chavez ha scelto. Dal punto di vista ecologico, economico e della difesa, la produzione e’ un fattore chiave, pero’ le personali radici di Chavez in campagna hanno probabilmente qualcosa a che vedere con questo. Caracas e’ ridicola e le citta’ attorno ad essa mantengono la maggior parte della popolazione, mentre pianure vaste e fertili rimangono incolte perche’ la vita li’ non soddisfa i bisogni della gente. Chavez stesso fu costretto ad unirsi all’esercito, e andare nella citta’ per ricevere l’istruzione. Egli ama la campagna e vede il bisogno di un’inversione del trend della migrazione urbana. Personalmente questa e’ una delle componenti piu’ ambiziose e importanti della rivoluzione. Io voglio vivere lo stesso processo, e penso che e’ fondamentale per creare un pianeta vivibile.

Potrei continuare tutto il giorno, mate.

Il mondo sta andando nella direzione sbagliata, il capitalismo richiede competizione per le risorse e guerra. Un pacifista che vive contento sotto il capitalismo non e’ un vero pacifista. Il capitalismo nel suo bisogno di consumismo strappa via le culture e le lingue nella stessa maniera in cui l’agricoltura crea deserto dalla terra fertile e estingue specie senza neanche venire a conoscenza della loro esistenza.

Iniziare con un rifiuto e’ un buon inizio. Da qui devi considerare che i cambiamenti non possono essere forzati e non possono avvenire da un giorno all’altro. La gente deve essere istruita e diventare soggetto nel processo del cambiamento. Chavez non puo’ far nulla, tutto cio’ che puo’ fare e’ provare a creare un ambiente in cui le persone possono appropriarsi di questo sistema sanguisuga. La gente lo sta facendo. E’ la nostra unica speranza. Non esiste il processo perfetto, pero’ in principio sono d’accordo con il processo bolivariano dell’ALBA e il cammino venezuelano.. Sono d’accordo con la via che sta percorrendo, nonostante ha bisogno di continuare per “girare la ruota” lontano dal capitalismo.

Il processo di cambiamento e’ sotto attacco. Principalmente per parte della propria elite e dei media. L’opposizione che vuole il ritorno del modo di sfruttamento e distruzione ha l’appoggio della CIA e di altre ONG che sono sostenute da governi e interessi privati. Anche l’Unione Europea ci mette del suo. La storia e’ chiara su cio’ che succede a chiunque esce dal sentiero dei grandi interessi corporativi.. 10 anni e’ un miracolo. Non credo possa essere annullato.

Ci sono alcune persone povere che sono contro Chavez.. hanno le loro ragioni. Dovresti provare a chiedere a quante piu’ persone puoi cosa pensano. Se incontri qualche colombiano o peruviano che vive li’ potresti ottenere un po’ di verita’.

Se ancora accetti lo stile di vita europeo allora avrai difficolta’ a trovare qualcosa di piacevole in Venezuela. E se lo collochi nel contesto della situazione globale attuale credo che ti risultera’ difficile non vedere che e’ il processo piu’ ricco di speranze che il mondo abbia visto negli ultimi duecento anni.

Il mio piccolo contributo condensato come ho potuto!
Keegan

Un sito interessante:
http://www.venezuelanalysis.com/indicators
http://www.venezuelanalysis.com/

Qui sotto un video che ritrae alcune case popolari costruite da Chavez per famiglie che vivevano nelle baraccopoli, in case di lamiera e cartone. Sono moduli prefabbricati, delle villette unifamiliari in lotti di terra organizzati che includono centri di assistenza medica, educativa e per riunioni cittadine locali.

Questo articolo continua qui:
http://piccoloverdeelfo.wordpress.com/2009/09/01/il-venezuela-di-chavez-parte-seconda/

Pubblicato in:  on 29 Agosto 2009 at 00:30 Commenti (5)
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