sono i Movimenti -e non gli individui- che cambiano il mondo
un po’ di riflessioni nate rispondendo ad un’email su PBI:
“sappi dal primo momento che PBI non cambia il mondo. al massimo aiuta un po’ la gente, pero’ non cambia il mondo, per quello servono i Movimenti e credo di averlo gia’ scritto..
io lo sto prendendo soprattutto come una scuola, cioe’ un anno di pratica in cui imparo parecchie cose utili: tipo l’organizzazione all’interno dell’ufficio, le decisioni per consenso, l’utilita’ di incontrare autorita’ per fare lobby, un po’ di dinamiche di potere all’interno di una “democrazia”, i problemi tipici dei paesi in via di sviluppo nel mondo globalizzato, la vita comunitaria di convivenza e lavoro, il lavoro di rete con le altre associazioni di difensori dei diritti umani e altri accompagnatori del guatemala, ecc..
poi ovviamente vedo anche un sacco di cose che non vanno bene, ad esempio il macello di lavoro d’ufficio che abbiamo: scrivere report, rivederli, scrivere gli articoli per il bollettino, per il pacchetto mensile, scrivere tutto quello che e’ successo nella settimana e inviarlo alla commissione, leggere che ci rispondono commentarlo e rispondere un’altra volta, insomma tra tutto questo alla fine riusciamo a fare accompagnamenti un paio di volte alla settimana, cioe’ due coppie per un paio di giorni ciascuna. (si’, ste cose le facciamo sempre in coppia)
e bisogna accettarlo cosi’ com’e', piu’ o meno.
poi mi viene da pensare a quando in un’email chiamasti “fregnacce” il lavoro di report, e mi fa pensare che non ti troveresti affatto bene in PBI se non ti sforzi di accettare tutto questo lavoro. pero’ se vuoi provare con PBI devi prenderlo come un: “e’ cosi’ e non lo posso cambiare a mio piacimento. e’ un’organizzazione che esiste in se’ e non si puo’ adattare ai desideri di ogni nuovo arrivato”.. e allora perche’ nonostante tutto ti consiglio di provarlo? ( e te lo consiglio davvero! ) perche’ ci serve per fare movimento, per imparare cose che altrimenti sarebbe difficile imparare, per farsi un po’ le ossa, per avere un’esperienza di organizzazione nel Movimento.
non so come altro dirtelo, pero’ siamo stati dei coglioni -ad esempio nel nostro momento pisano- ad illuderci che “facciamo i veg(etari)ani e cambiamo il mondo!” o “non compriamo le multinazionali e faremo cadere il sistema!” ecc.. tutto come semplici individui. gli individui non cambiano un cazzo e l’evidenza e’ sotto gli occhi di tutti! a meno che tali occhi non siano chiusi!
dice bene chomsky che i poteri forti cercano di nascondere questa verita’ presentando al grande pubblico che in realta’ fu gandhi e gandhi solo -perche’ era molto buono- a liberare l’india, oppure fu martin luther king -che faceva i sogni e parlava molto bene- a “liberare” i neri d’america. il loro sforzo e’ tutto teso ad occultare che non furono i leader bensi’ le organizzazioni a fare il lavoro!
tutti i grandi cambiamenti degli anni 60-70 si ottennero con delle organizzazioni: sindacali, femministe, ambientaliste.. persino la P2 era un’organizzazione, sebbene non democratica e perversa.
ecco, anche questa “nuova idea” sulle organizzazioni la lessi mesi fa in una pagina di chomsky ma e’ qui in guatemala che la sto vedendo per davvero: qui c’e’ un Movimento effervescente e ci sono milioni di sigle per ogni cosa: indigeni, donne, contadini, sindacati, protezione della natura, desaparecidos, ecc…
il buono di PBI e’ che non e’ un movimento, ma ti fa incontrare i movimenti. (e ti fa imparare anche altre cose)
ti consiglio PBI anche perche’ ti permetterebbe di assaggiare un po’ di cio’ che in europa sonnecchia! in europa da un lato abbiamo la rivoluzione istituzionalizzata: i sindacati indeboliti, i partiti delle sinistre senza ideologia e senza coesione, ecc.. dall’altro lato le frange piu’ incazzate che pero’ mancano di una visione profonda e soprattutto organizzazione: studenti di scienze politiche col poster del Che in camera, squatters, post-punk, fan di beppe grillo, fan di travaglio, consumatori critici, risparmiatori energetici, hippie, new age e coltivatori delle “alternative”, bloggers indipendenti, ecc.. tutti col grande difetto di essere INDIVIDUI e non aver ancora capito che bisogna unirsi e fare lavoro insieme, fare azioni comuni.
altro problema grosso che abbiamo nel nostro continente e’ che sono rotti tutti i ponti inter-generazionali. tu con quanti 68-ttini o 77-ttini hai parlato in vita tua? quanti sindacalisti? non so tu ma io con quasi nessuno, o forse proprio nessuno. e questa e’ una gran debolezza perche’ rallenta molto il processo: ogni volta dobbiamo scoprire l’acqua calda, come fare una riunione, un comunicato, come organizzare il gruppo, la sede, ma anche le idee, la memoria storica di lotte fatte in passato e che hanno dato frutti e che oggi non si tentano perche’ sembrano troppo difficili, ecc..
senza contare altri ostacoli, tipo paure e paranoie tipo “siamo tutti sotto controllo” “ho scritto ‘anarchia’ sul mio blog e quindi verranno a prendermi” ecc.. che pure esistono e limitano molto il movimento, soprattutto le menti piu’ capaci! poi vieni in un paese come guatemala dove DAVVERO ti ammazzano se vai contro gli interessi altrui e vedi leader di organizzazioni che sputtanano in piazza i proprietari terrieri facendo nomi e cognomi, e allora pensi: ma vaffanculo!
per questo e per mille altri motivi ti consiglio di fare un’esperienza in PBI sebbene ci sono molti aspetti che un po’ cozzano con la nostra vecchia indole pisana di SENTIRSI “attivisti” hardcore: noi che vestivamo alternativo, noi che facevamo la spesa alternativa, noi che ascoltavamo i modena o gli ska-p, noi che ci facevamo mille conferenze sull’iraq e i cpt, noi che ci bruciava lo stomaco per la rabbia, noi che dopo la cena ci guardavamo un film di michael moore, noi che si’ eravamo mille volte meglio dei fighetti di corso italia e camminavamo un metro sopra gli altri perche’ sapevamo quanto era ingiusto il sistema capitalista, noi che abbiamo passato anni cercando nuove idee e poi ci chiedevamo “ma perche’ il mondo ancora non cambia?“
oddio “attivisti”, che parola grossa. se penso ai nostri vecchi sogni: eravamo rivoluzionari ma coltivavamo le nostre idee nel segreto delle 4 mura domestiche. mi verrebbe da chiamarci “passivisti”!
ecco: per capire le differenze tra l’alternative-fashion dei cazzoncelli universitari europei e il vero Movimento, quale doveva essere ad esempio il movimento sindacale degli anni ‘70 e che non potendolo riprodurre se non in impolverate nostalgie, e avendolo a disposizione in altre parti del mondo dove si’ si sta lottando davvero, per tutto questo ti consiglio di provare PBI.
se poi riesci a trovare un’organizzazione piu’ figa di PBI, con un miglior equilibrio tra presenza sul campo e lavoro d’ufficio, tra l’energia rebelde che ti permette di assorbire e le cose che ti fa imparare relative al mandare avanti un’associazione, ecc.. se trovi un’organizzazione cosi’ ben venga.. e fammelo sapere!!
alla fine non e’ importante se si chiama PBI o amnesty o human rights watch o greenpeace. l’importante per te ora -credo- e’ fare almeno un’esperienza in un’organizzazione e capire che ci dev’essere un Gruppo a portare avanti una lotta!
(a proposito di greenpeace, ho saputo che si sono un po’ seduti sulla poltrona e da loro e’ nata una costola piu’ giovane e estremista chiamata earth first!)”
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vedi anche: movimenti popolari e chomsky, come ottenere i cambiamenti sociali, Peace Brigades









che post! bellissima la riflessione sugli individui che non cambiano le cose da soli e anche sulla comunicazione inter-generazionale.
proprio interessante, grazie attilio
e sulla comunicazione inter-generazionale avevo gia’ scritto tempo fa ( http://piccoloverdeelfo.wordpress.com/2009/02/17/siamo-i-figli-di/ ) e continuo a pensare che avremmo solo da guadagnare a recuperare tutti sti contatti e cultura, idee, ecc..
una volta incontrai un ragazzo che mi disse “vai ad incontrare zanotelli, vai ad incontrare gesualdi! i libri c’e’ sempre tempo per leggerli, invece queste persone hanno gia’ una certa eta’ e finche’ ci sono e’ una ricchezza immensa poter parlare con loro!”