sapori di puglia

sottotitolo: “in inghilterra si mangia meglio che in italia”

aaaahhh! sacrilegio!!! ho osato profanare la santissima e intoccabile “cucina mediterranea”, motivo di orgoglio di migliaia di turistelli-ryanair-del-cazzo che tornano da londra e dicono “si mangia da schifo”.

aaaahh!! ho bestemmiato contro l’extra verginita’ di santa maria del frantoio! ho infranto le impavide lance dei grani duri d’altamura! immondo disonore sulla via lattea di putignano! e le melanzane sott’olio, la burrata, riso patate e cozze, la pizza, gli spaghetti.. AAAAAAAAAAHHHHHHHH!! espiantate gli organi da vivo ad un italiano ma non toglietegli il piatto dalla tavola!

cari miei, posso con ben ragione affermare che qui si mangia meglio! chiaro che tutto sta nelle tue mani, nella scelta delle cose che compri. chiaro che qui c’e’ un mare di gente che mangia cacate al burger king o KFC, pero’, e questo e’ il bello, se vai nei supermercati trovi T U T T O !

in UK puoi mangiare meglio perche’ il biologico costa “un po’ di piu’” del normale, non “uno sproposito” come in italia.

in UK puoi mangiare meglio perche’ pane, pasta e riso li trovi anche integrali (troppo fieri della nostra ovatta bianca d’altamura per scambiarlo con un pane di segale alla tedesca)
e oltre ai suddetti c’e’ la quinoa, i fiocchi d’avena, e tanti altri..

troppo fieri noi, troppo saldati i nostri paraocchi a chiudere i nostri orizzonti delle nostre 4 spezie: origano, rosmarino, peperoncino e semi di finocchio. vai nei supermercati di quartiere e non troverai altro!
ma perche’ ci sono popoli che sono aperti ad accogliere le cucine di altri paesi, mentre noi siamo cosi’ barricati nelle nostre 4 spezie?!
vai in danimarca, vai in francia, vai in inghilterra e ne troverai di tutti i colori: curry, curcuma, cumino, masala, turmeric, zenzero e mille altre!!

sfido chiunque a trovare in italia il tahini, eppure quanto e buono e salutare!
sfido chiunque a trovare il burro d’arachidi! o soprattutto il marmite, cosi’ disgustoso e piacevole allo stesso tempo, e con tutta la sua vitamina B12!
sfido chiunque a trovare il pickle! trovatemi la maionese senza uova!!

nooooo, non li troverete mai, perche’ all’italiano piacciono i sapori di mamma’, e guai a provare qualcosa di nuovo. siamo prevenuti in anticipo: le cucine straniere saranno sicuramente una schifezza, perche’ loro non sanno cucinare, e noi abbiamo la mitica cucina mediterranea!

e poi abbiamo le Tradizioni! i Valori! le cose del passato!
[la "baresita'",
"l pulp",
"'ngann a mar",
la pasta divella,
"nonno tu me portare in italy", chi nn si ricorda sta pubblcita' degli anni 80?!
le pubblicita' dell'olio su telenorba
tutte che insistono sui sapori tradizionali, sulla tradizione e sui valori tradizionali,
la famiglia -> e ti vendono il mutuo......]
balliamo la pizzica tutti insieme, resuscitiamo vecchi scheletri in nome del localismo gretto e bigotto!

ce la cantiamo e suoniamo per quanto siamo belli e perfetti, ma non facciamo quello che davvero ci sarebbe da fare:

aprire un po’ gli occhietti al mondo esterno, uscire un po’ dall’ottica puglio-centrica, gettare un occhio a quello che nel resto del mondo fuori del tacco dello stivale funziona meglio, e credo proprio che avremmo MOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOLTE cose da imparare..

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18 Commenti Leave a comment.

  1. Domanda: perché in Puglia si mangia i prodotti tipici locali? La risposta mi sembra implicita nella domanda: perché sono prodotti nel raggio di 100 km e non dall’altra parte del mondo (ergo sono economici, disponibili in grande quantità, ben conosciuti da sempre). Esempi: il tavoliere è un immenso granaio (lo diceva anche Orazio: “quidquid arat impiger apulus”) quindi pane e pasta a volontà (_diversi_ da quelli tedeschi perché nati in tempi diversi in posti diversi da menti diverse; non entro nel merito se siano migliori o peggiori per qualità); l’allevamento delle mucche nelle masserie quindi i derivati del latte; il mare quindi i prodotti ittici; il rosmarino cresce ovunque lo pianti, la salvia ed il finocchio li calpesti nei campi, ecc. (il tahini invece non l’ho mai visto nelle campagne dove ho trascorso le estati della mia infanzia); sulle olive e sull’olio, sull’uva ed altra frutta, ecc. ecc. neanche mi dilungo.

    Ed è un fatto che trascende i confini della Puglia: ogni luogo ha i suoi prodotti tipici.
    Esempio: in questa città nel Nord Italia come prevedibile mi è alquanto impossibile trovare il pane di Altamura, i latticini, i lampascioni, ecc. (mi correggo: cercando si trova un po’ di tutto ma si tratta di prodotti conservati oppure surrogati completamente diversi dagli originali e comprarli non ha molto senso). Fichi e taralli fanno lunghi viaggi e sono abbastanza esotici. Olio, alcuni tipi d’uva (in particolare quella da tavola es.italia), alcuni vini, fichi d’india viaggiano lo stesso ma sono comuni un po’ in tutt’Italia.

    Sulla maionese: il nome “maionese” presuppone alcuni ben specifici ingredienti. La maionese senza uova è chiaramente una salsa completamente diversa che appunto non può essere chiamata maionese mancando un ingrediente fondamentale -si è mai visto un salame senza carne?- (attenzione: anche qui non è implicito nessun giudizio di merito sul prodotto). Non compro salse e quindi non saprei dirti se in Italia abbiano o meno introdotto una tale salsa “maiuova” (e non mi piacciono il salame né gli altri affettati)

  2. Un abbraccio!

  3. concordo con quanto detto sopra a proposito dei prodotti regionali.
    e aggiungo che pane, riso e pasta integrale si trovano facilmente anche in italia.
    idem per il burro d’arachidi (io l’ho pure preso una volta per provarlo e non mi piace per nulla).
    non ho mai notato problemi nel reperire le spezie, tant’è che nella cucina di casa mia (o meglio nella cucina di mia madre) c’è di tutto di più.

    comunque io sono una che mangia italiano in italia, e sono molto legata ai sapori tradizionali. ma quando vado fuori mangio il cibo del paese che mi ospita senza lamentarmi o rimpiangere nulla… e soprattutto senza criticare se all’estero non sanno fare la pizza buona come a napoli (che mi sembra pure logico).
    secondo me il problema di molti turisti italiani è che pretendono di ritrovare all’estero gli stessi sapori d’italia.

    attì.. ci vediamo preeeeeeeesto

  4. aggiungo anche che comunque tu sei a londra, che non è certo una cittadina ma una megametropoli, per cui è facile trovare di tutto di più.
    un po’ come a roma :)

  5. scusa.. vado a rate…
    ho dovuto cercare cosa sia questo/a marmite.. e ho trovato “prodotto inglse molto popolare”. quindi dico E PER FORZA CHE LO TROVI A LONDRA!! ma lì lo trovi chessò il pane carasau, e il guttiau, e la caponata?
    paese che vai prodotto tipico che trovi :)

    per quanto riguarda il pickle… ma non sono i cetrioli sottaceto??

  6. Bisogna rispettare i prodotti tipici dei paesi che ci ospitano ma non bisogna sputare su quelli ke fino a qlc tempo fa ci facevano gustare sapori unici…cmq come va? ke stai facendo in qst xiodo? risp sulla mia mail…ci vediamo bello…ciaoo!!

  7. Eccomi di nuovo qui, a fare l’avvocato del diavolo. Potevo mancare?? Allora, vedo che Alessandro mi ha già preceduta riguardo ragionamento sui prodotti locali…ma vorrei ancora spendere qualche parola: Londra è un calderone di genti e culture diverse (così come Bruxelles, in cui ho vissuto), e logicamente offre ai suoi abitanti ciò che questi si aspettanodi trovare e comprare. Se c’è domanda per il cumino, si troverà il cumino. Poi magari non importa che siano solo gli arabi a comprarlo, perchè ognuno comprerà ciò a cui si sente più vicino, appunto il proprio “sapore di casa”.
    Certo, più varietà implica una maggiore possibilità di scelta, ma mi chiedo: hai mai pensato che questi prodotti possano essere importati consumando chissà quanto carburante?
    Hai mai pensato che ad una maggiore varoietànon corrisponde necessariamente una maggiore qualità? Ogni qualvolta son stata all’estero, in particolar modo in paesi di cultura anglosassone o tedesca, era impossibile trovare prodotti che non contenessero additivi. Questi, oltre a nuocere all’organismo, implicano l’immissione nel sistema di sostanze non propriamente naturali, ergo inquinanti. In Italia la situazione non è rosea, ma il danno è ancora ridotto rispetto a tali Paesi. Oltre a verificare la presenza di prodotti di origine animale in cio’ che mangi, dovresti verificare soprattutto la presenza di queste sostanze: da qui si evince sul serio la qualità di un prodotto.
    Poi, mi sembra che tu voglia la moglie piena e la botte ubriaca: sai benissimo che l’agricoltura biologica non puo’ competere in quanto a ritmi e quanità di produzione con quella che ricorre all’aiuto di pesticidi, ecc. Non a caso li hanno inventati. Questo significa che per sopravvivere gli agricoltori devono necessariamente farsi pagare di più. Non puoi chiedere un biologico a prezzi bassi…in particolar modo se vuoi garantire un ritorno equo ai produttori.

  8. Ehilà che affollamento! Avevo un appuntamento alle 16 con un caso insolito di celiachia e quindi continuo qui quanto interrotto.
    Avrei aggiunto ovviamente che a Londra è scontato trovare “tutto” come hanno già scritto Simona ed Erica.
    Inoltre un paio di aneddoti: sono stato a Londra tanti anni fa -a 10 anni- e ricordo ancora con dispiacere di aver mangiato in un ristorante gestito da un italiano emigrato di certo molto tempo addietro (parlava quella che un tempo era la sua lingua madre non proprio fluently). Che mal di pancia! Lo dicevo io che quel saltapasta color bronzo non era per niente convincente.
    I miei ospiti spagnoli cucinano molto bene; in Ladakh (India) ho mangiato con grande soddisfazione (nettamente prevalenti i cibi di origine vegetale); in Austria mi sono abbuffato; non mi vengono in mente grandi attriti culinari coi francesi. In Irlanda ho mangiato in una mensa universitaria quindi il giudizio resta sospeso (anche se un paio di spuntini all’esterno del campus lasciano presagire un responso favorevole).
    A proposito, la storia dei “rossi” patativori ci insegna quanto un popolo possa essere legato ai prodotti della sua terra: chi non rammenta il caso emblematico della “grande carestia” a metà ‘800 dovuta alla peronospera si rinfreschi la memoria qui -> http://en.wikipedia.org/wiki/Great_Famine_(Ireland)

  9. wow! 7 commenti in meno di 24 ore!! l’italiano ferito nell’orgoglio sente di dover riscattare il suo onore sbeffeggiato.

    potrei rispondere punto per punto a tutti i commenti, ma mi sembrerebbe un’operazione noiosa, tediosa e un puntino stizzosa. QUINDI lo faccio.

    @ Ale:

    “prodotti locali”. il tahini e’ mediterraneo, si mangia in tutto il bacino che va dal marocco ad israele alla turchia e fino in iran e india. viene dal sesamo e non vedo perche’ dovremmo privarcene se puo’ fare cosi’ poca strada. e’ un prodotto ad alta densita’ e a lunga conservazione, quindi si fa presto ad imbarcarlo. orrore e’ il latte che arriva dalla germania (perche’ e’ a breve conservazione) e orrore sono le arance del sudafrica (che sono a bassa densita’. v. oltre).
    Stesso discorso si potrebbe fare per l’helva, che ho mancato di citare, che si mangia dalla croazia alla turchia (oltre nn ho verificato) e viene anch’esso dal sesamo. lo mangiano SOLO oltremare, perche’ dovremmo privarcene noi?!

    “prodotti locali 2.0″. sono sostenitore del consumo locale, ma ad essere intellettualmente onesti bisognerebbe ammettere che questo e’ possibile solo in climi fortunati come il nostro, o al max quello tropicale. gia’ il nord europa se volesse campare di locale dovrebbe andare avanti a: patate, cetrioli, carote.
    questo non succedera’ mai, almeno nei prossimo 100 anni. ci saranno milioni di inglesi, danesi e svedesi che continueranno ad importare le arance dalla spagna e i peperoni dalla francia. onore al consumo locale in italia. ma a nord? chiediamo a questi milioni di persone di spostarsi un po’ piu’ giu’?! o chiediamo di limitare la loro dieta a quello che cresce li’?!

    “maionese senza uova” chissenefrega di come si chiama, a me piace e riesco a trovarla solo qui. perche’? perche’ qui c’e’ una sostanziosa parte di vegani che fa sentire la propria voce e chiede prodotti nuovi.

    “un abbraccio” ricambio.

    @ Simo:

    “pane, riso e pasta integrali si trovano anche in italia”. e saro’ solo io che non li trovo. ma poi a che prezzo? gia’ e’ un assurdo logico che costino di piu’ e non di meno. ma passiamo oltre e diciamo che siamo disposti a pagare “un poco di piu’”. ma in italia li ho visti solo a “molto di piu’”, un po’ come lo zucchero di canna..

    “carasau, guttiau e caponata” secondo me girando un po’ risciresti a trovarli anche qui ;)

    “pickle” non sono i cetrioli sottaceto, bensi’ una marmellata dolce e piccante fatta con cipolle, sedano, carote, peperoncino e altro..

    @ Vincenzo:

    non ho sputato sul buon cibo di casa mia, bensi’ sulla chiusura mentale che non ci fa vedere l’altro.

    @ Erica:

    “cumino e domanda-offerta”. chiaro come l’acqua calda. e’ la stessa cosa che ho detto io: la nostra chiusura mentale ci chiude davanti al cumino, i consumatori non lo cercano, i supermercati non lo offrono e siamo al punto di partenza.

    “consumo di carburante”. non mi chiedere se “ho mai pensato” perche’ e’ uno dei criteri con cui compro o meno in OGNI ISTANTE in cui sono in un supermercato. e’ atroce far venire le arance dal sud africa (viste oggi!), che sono al 95% acqua, e l’acqua e’ terrrrribilmente pesante da trasportare. pero’ non e’ atroce muovere le spezie: se ne usa un pizzico e quell’impatto ambientale SONO DISPOSTO ad averlo. soprattutto quando vedo tutto il mondo intorno a me che butta l’inverosimile, spreca, trasuda di rifiuti. e allora checcazzo mi devo privare anche di una briciola che mi puo’ creare un po’ di piacere?!
    ripeto e’ questione di misure e non tutti sono in grado di cogliere le sfumature: non parlo di chili di pomodori a febbraio, bensi’ di 0,2 grammi di curcuma nel mio risotto.

    “additivi”. beh, chiaro, sta storia la do per scontata. tutto cio’ di cui ho parlato e’ sano e semplice. i supermercati sono stracolmi di prodotti con conservanti, coloranti, glutammato, stabilizzanti e aggiunte varie, ma non li prendo neanche in considerazione. li lascio agli ignoranti/lobotomizzati dalla tv.

    “biologico a basso prezzo”. sono disposto a pagare di piu’ per un prodotto bio, voglio aiutare i produttori che hanno fatto questa scelta. (e cio’ nonostante fukuoka diceva che il bio dovrebbe costare DI MENO e non DI PIU’ dell’industriale, perche’ il produttore NON SPENDE soldi in fertilizzanti, diserbanti, ecc..). ma non e’ questo il punto.
    dicevo ieri che se in italia vuoi il biologico devi spendere UN BOTTO di soldi. mentre qui costa UN PO’ di piu’ del normale. chiara la differenza?
    se un bio mi propone 20 cent in piu’, li spendo volentieri. ma se devo pagare il doppio.. argh.. devo avere proprio una ferrea volonta’ (e un borsellino altolocato) per affrontare l’acquisto.

    Con rispetto e cortesia
    buon appetito a tutti

  10. Mmmmh è sparito il mio ultimo commento (in cui tra l’altro si parlava delle patate nel nord europa ed in cui appare chiaro che NON è vero che non “vediamo l’altro”)

    Resta secondo me il fatto che non puoi comparare i due mondi. Una metropoli multiculturale non è una cittadina di 200.000 abitanti. E poi l’UK è proprio il peggior esempio possibile (cavolo, persino in Lussemburgo è impegnata in agricoltura una fetta maggiore di forza lavoro! 2,4 contro 1,4; dati DEFRA 2003)

    Il tahini potrà anche essere mediterraneo ma il Mare nostrum non è certo una pozzanghera. Secondo me hai afferrato benissimo il senso di quello che volevo dire; d’altronde non posso credere che tu non sia mai stato in un campo di grano o sulle colline della Murgia.

    E poi sfatiamo dei miti: prodotti “integrali” ce ne sono anche da noi e costano (in media) di meno rispetto a quelli “bianchi”, probabilmente anche perché il mercato è più ridotto. Posso confermartelo perché mangio biscotti integrali ed una specie di grissini tozzi anch’essi integrali. Non è chiusura mentale come ho scritto nel primo messaggio: “è un fatto che trascende i confini della Puglia”. I turchi si mangiano il loro kofte, noi ci mangiamo il nostro pane di Altamura (altrimenti “la nostra chiusura mentale” di cui parli è pure un loro problema).
    Il biologico inoltre non costa il doppio (tant’è che bastano alcune offerte sconto del 20% per rendere decisamente economico il farro di cui ho recentemente fatto scorta) e per quel che riguarda le salse lo scaffale di una grossa catena di supermercati (fondata nei Paesi Bassi) ce n’è più che a volontà. E per quelle che mancano si ricorre al purtroppo desueto metodo della massaia: do it yourself! Così eviti pure di buttare via un contenitore di vetro o di metallo.

    “l’italiano ferito nell’orgoglio sente di dover riscattare il suo onore sbeffeggiato”: decisamente no, vista la generalità e la vasta applicabilità dei miei ragionamenti. Vuoi sapere perché la mia alimentazione è abbastanza diversa quando sono qui rispetto quando sono a casa? Perché qui cucino io, a casa lo fa mio padre. Lo stesso motivo per cui mangio diversamente quando vado da mia zia (cinque minuti a piedi) o dai nonni (20 km) ecc. ecc. La composizione media dei pasti è mooolto diversa anche senza fare migliaia di km. E sottolineo che mangio tutto quello che ho davanti guidato solo da alcune idiosincrasie del tutto personali (es. carne cruda o semicruda e simili).

    Ah, ““carasau, guttiau e caponata” secondo me girando un po’ risciresti a trovarli anche qui”: senza dubbio però la trovo una stortura. Mi piacerebbe avere qui l’enorme varietà di frutta che c’è in Brasile ma se ciò avvenisse gran parte dei post precedenti sarebbero parole al vento.

    Buon appetito!

  11. “e’ sparito il mio ultimo commento”

    sorry ale, eri finito nello “spam” ;)

  12. a proposito dei prodotti integrali: a me non sembra che costino tanto di più.. considerato che mia madre li compra! soprattutto il pane, che si trova qui in tutti panifici insieme al pane bianco, al pane con i 5 cereali, con le olive, etc.. etc…
    e sto parlando di villacidro!!!

    (per la cronaca: ho preso l’adattatore!! e comincio a lavorare lun 27. )

  13. Cito alcuni tuoi passaggi: “pero’ non e’ atroce muovere le spezie: se ne usa un pizzico e quell’impatto ambientale SONO DISPOSTO ad averlo. soprattutto quando vedo tutto il mondo intorno a me che butta l’inverosimile, spreca, trasuda di rifiuti. e allora checcazzo mi devo privare anche di una briciola che mi puo’ creare un po’ di piacere?!…ripeto e’ questione di misure e non tutti sono in grado di cogliere le sfumature: non parlo di chili di pomodori a febbraio, bensi’ di 0,2 grammi di curcuma nel mio risotto”.
    Non si tratta di sfumature, si tratta del fatto che non puoi presentarti da “moralizzatore integralista” e poi andare a infrangere le “regole” (scusa ma non mi viene al momento un termine più consono) da te stesso create quando ti fa più comodo.
    “Non mangio le arance del Sud Africa ma bevo té e caffé e uso spezie” oppure “cerco di viaggiare senza inquinare…ma cribbio voglio assolutamente andare America Latina e mi servono i soldi per il volo” non mi sembra un ragionamento molto coerente, oltre che un po’ egoista. Certo, è impossibile ridurre a zero il proprio impatto sul pianeta, ma dovresti avere quanto meno l’onestà intellettuale di ammettere con te stesso che non sei tanto diverso dagli altri, anche tu metti i tuoi interessi prima di ciò che consideri il “bene comune”.

  14. ma perche’ tutto questo acido nella risposta?! mah, vabe’, cmq:

    1. “presentarmi come moralizzatore integralista”. non penso di averlo mai fatto, e se l’ho fatto non intendevo farlo. non mi piacerebbe mai assumere una simile parte di merda.

    2. non bevo te’

    3. non bevo caffe’ se non in rarissssssssssime occasioni

    4. uso spezie, che probabilmente nel loro viaggio avranno “sprecato” l’equivalente energetico di una doccia, o un’ora al computer, o un paio di spremute d’arancia. capito il “peso” del mio inquinamento superfluo?

    5. probabilmente non andro’ in aereo ma in nave.

    6. anche a volerci andare in aereo non dovrei sicuramente rendere conto ad altri che non siano la mia coscienza, perche’:

    7. l’impatto (inquinamento) del mio viaggio (in aereo o in nave) va distribuito nell’arco di una vita (e’ questo IL viaggio). calcola dunque l’impatto giornaliero del “Viaggio” e vedi se non e’ uguale a 20 secondi di ventilatore giornalieri, anche considerando che:

    8. 65 chili di peso corporeo su un cargo merci da 25mila tonnellate producono un differenziale di inquinamento che non ti dico..

    .. e poi sono “incoerente” ed “egoista”. mah, mi ricorda la storia di neroogle..

  15. Non era un commento acido, era cio’ che pensavo (e che continuo a pensare). Forse sono acida nell’animo, ma cosa vuoi farci?
    Quale sarebbe la storia di neroogle?

  16. Caro Attilio,
    non ho nemmeno letto tutti i commenti che hanno lasciato ma ti dico subito che penso:
    sono sconcertata… ma cosa scrivi?
    Questo tuo discorso oltre che essere antropologicamente illogico è anche esasperato: nel senso… stai tranquillo e magari apri un po più tu gli occhi, incomincia a ri-nutrirti di qualcosa di cui il tuo corpo ha bisogno. Ti voglio bene, lo sai, poi non ho mai lasciato un commento, mai uno. Ma ora forse è il caso che ti dica che sono un po in pensiero, seria.
    E poi scusa, ma come non difendere il localismo? E poi credi davvero a tutti i “bio-prodotti”?
    Quando me ne vado in puglia e mi produco il mio caro olio e la mia cara salsa, so che ci han lavorato nonna, zia ed io! Un po di rispetto per la terra :)
    Poi non sto a dilungarmi, non mi piace.
    Ti abbraccio,
    Marzia

  17. mah, tutti sti commenti e non uno che mi dia ragione.

    mi sento profondamente incompreso :(

    vabe’, non e’ che mi casca il mondo.. pero’ mi dispiace che:
    o nessuno si sia sforzato di capire quello che volevo dire veramente
    o ho scritto un mare di cazzate

    in entrambi i casi mi dispiace. ma il primo ancora di piu’.

    come dice il profeta:
    “se parlo di cazzate tutti dicono che bello
    se faccio polemica sono carne da macello”
    (caparezza 15, 28-30)

  18. torno su questo post per dire che sono andata a fare shopping in quel di marlow e non ho trovato tutte le cose che tu trovi a londra. :)
    ho provato il/la marmite ed è rivoltante… quindi non escludo che un giorno possa piacermi :)
    ho trovato una bella confezione di pirogi ruskie però ahahahahha.


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