(ma che razza di titolo ho scelto?! vabè dai, mi sembra carino.. ricorda l’infanzia.. e poi rende parecchio bene l’idea che voglio raccontare)
[questo post è la diretta continuazione del precendente: coltivare la forza]
Voglio cominciare con un’immagine, di uno scoglio. Proprio come quelli che qui a Bari si usano per arr’zzà l pul’p (arricciare i polipi
).
Vorremmo passare oltre e ce lo troviamo sul nostro cammino (e infatti “scoglio” ha anche il significato esteso di “ostacolo”).
Quello di cui parlo in questo post è “imparare a fare come l’acqua”. Arriva un rigagnolo e finisce con lo sbattere contro lo scoglio, deve arrestarsi. Ma cosa succederà se si aggiunge ancora acqua, e ancora e ancora? Si forma una massa, liquida, inarrestabile, che passa oltre lo scoglio da destra e da sinistra.
E anche se ci sono altri scogli, per quanti possano essere, per quanti qualcuno ne possa aggiungere, il mare è lì IN ABBONDANZA, oltre ogni capacità contenitiva di una barriera di scogli, e passa oltre, passa in mezzo, passa sopra, passa da tutte le parti..
“Perseveranti come l’acqua con lo scoglio”
Nel post precedente ho parlato di diversi spunti, e il modo in cui volevo intenderli non era solo nella vita personale, ma anche e soprattutto nella strategia del Movimento. Dobbiamo tenerli a mente ogni volta che usciamo da una sala cinematografica che proiettava Michael Moore, ogni volta che chiudiamo un libro di Chomsky o di Travaglio, ogni volta che guardiamo un telegiornale, ogni volta – insomma – che ci sentiamo schiacciati da una cappa di impotenza, a volte unita a rabbia di stomaco, e ci chiediamo l’iper-domanda “cosa posso fare?”
Credo che le risposte siano tante, e per trovarle occorre cambiare il modo di pensare. (se proprio hai fretta alla fine del post ti do la soluzione) “cambiare la forma mentis”, che significa?
Oltre a quello che ho detto l’altra volta:
“Non fermarti ai problemi esterni e lontani, ma edìfica la soluzione, che non è contrastare gli altri, ma promuovere la tua parte, l’alternativa, la soluzione.” “guarda quello che c’è e non quello che manca” Piangersi addosso VS coraggio e fiducia. “emancipate yourself from mental slavery, ‘cos none but ourselves can free our minds” (lìberati, lìberati tu stesso dalla schiavitù mentale, perchè non c’è nessuno se non noi stessi che può liberare le nostre menti) Siamo vittime della nostra debolezza. “Andare avanti nonostante tutto“. Mi incaglio a pensare SE è possibile fare una cosa, o m’ingengo a pensare COME è possibile farla? Non “piangere” sugli ostacoli, ma pensare a quello che si può fare NONOSTANTE questi. E’ un guardare a quello che c’è e non quello che manca. O anche guardare a quello che posso costruire e non quello che vorrei distruggere.
.. qui voglio aggiungere qualche altra idea.
Prima di tutto che ciò che ci blocca è la paura. L’ho già detto altre volte e ne sono convinto a lettere cubitali: la paura blocca tutto!
La paura viene da fuori (dai media, dai film, dalla famiglia, dall’ambiente circostante..), ma possiamo combatterla. Anzi, a ben guardare, è tutta dentro di noi e, sempre a ben guardare, abbiamo tutto il potere su noi stessi (in potenza). Cioè possiamo liberarcene, ma non con la forza (decido che sono coraggioso!) perchè tanto non funziona, bensì sviluppando la fiducia. Il coraggio è la chiave di tutto, ma purtroppo svilupparlo costa fatica.
Intendo “paura” quando pensiamo che la persona che incontriamo può essere un pericoloso criminale, può ammazzarci, farci del male, o comunque tentare di fregarci.
E’ paura il timore del futuro, il rimanere ancorati ai binari precostituiti e mai tentare di allontanarvisi, alla ricerca di qualcosa di meglio, per paura di precipitare in basso, di non trovare lavoro, o che succeda qualcosa di brutto.
Per un’occhiata alle conseguenze sociali della paura c’è questo post: la paura e il controllo sociale.
Quindi due valori da coltivare sono la fiducia e il coraggio.
Altri valori eccezionalmente importanti, su cui non so con quale grassetto o carattere tipografico attirare l’attenzione, sono la libertà (in tutti i suoi 8mila significati), la gioia di vivere, la coscienza (studio di ciò che succede nel mondo), il benessere (prendersi cura di se stessi).. tutto ciò è energia pura!!
Tutto ciò costituisce il vero e proprio basamento, il primissimo punto di partenza per ogni azione sociale e sviluppo individuale, credo.
Solo su cosa significhi libertà ci si potrebbe interrogare per ore, e si trarrebbero 10mila “definizioni” o àmbiti in cui si ha o non si ha libertà.
La gioia di vivere è il vero motore, quella che ti dà l’energia per sollevare un mondo! (o cambiarlo
! )
La coscienza serve ad indirizzare l’azione, a capire in verità le cose come stanno. Non possiamo permetterci ignoranza.
In benessere fa bene a noi, e ci dà più gioia, equilibrio e serenità, senza i quali è difficile fare qualcosa di costruttivo..
Quello che occorre poi è anche Determinazione (l’idea del mare con lo scoglio, no?). Dobbiamo “alzare la testa”, e la cosa che più ci sorprenderà è che non sapevamo di averla bassa!
Siamo noi che diamo il potere. Di qualsiasi tipo. La nostra servitù è volontaria. I mali sociali càmpano tutti e solo con il nostro appoggio.
“ma io che ci posso fare?” Perseveranti! come l’acqua con lo scoglio, è la risposta. Cerca qui, cerca lì, questo no, questa via no, questa via è chiusa.. alla fine qualcosa si trova!
Devo ringraziare “chi di dovere” per avermi fatto incontrare tempo fa, alla Scuola per la pace di Lucca, Majid Rahnema, ex-ministro degli esteri iraniano. Un uomo saggio che ha scritto parecchio sulle differenze tra povertà e miseria, e del cui pensiero un’immagine mi è rimasta particolarmente impressa.
Egli parlava del “sistema” come di un muro, fatto dai potenti e ben studiato; all’apparenza sembra compatto ed impenetrabile, ma a ben guardarlo (“perseveranti!”) si possono intravedere delle crepe. Quello che dobbiamo fare noi è entrare nelle crepe del sistema.
La soluzione da qualche parte ci deve essere.. bisogna solo cercare, e la troveremo, perchè ciò che è fatto dagli umani, per quanto ben studiato, non può mai essere indistruttibile!
*
Facciamo un salto col pensiero e passiamo al concetto di “lavoro contro” e “lavoro pro“. Il primo è nero, il secondo sono i colori. Il primo cerca di DISTRUGGERE (lo stato – vedi una certa zona anarchica, l’alimentazione carnea – vedi una certa zona veg*, ecc..); il secondo cerca di EDIFICARE (formare gruppi, creare scambi, auto-aiuto.. lo so, sono esempi del cazzo, ma questo blog è pieno di esempi di quello che intendo con lavoro pro.. spulciare per credere)
Procurarsi risultati concreti è ottimo per il morale. Inutile cercare di svuotare le bottiglie del potere altrui, su quelle non abbiamo accesso perchè dipendono dal “proprietario”. Meglio riempire la nostra!
L’idea è “almeno questo, per quanto piccolo, l’ho fatto! c’è! esiste! lo posso toccare! non sarà l’unione planetaria del proletariato, ma è un orto bio, un laboratorio nonviolento, una verità detta.. ecc. ecc…”
Una frase trovata tempo fa su un libro a proposito delle comuni agricole diceva: “Quella che mi pare si senta oggi in modo più forte è l’esigenza di liberare delle piccole isole di mondo nelle quali sperimentare, nella sua interezza, il nostro sogno.” (Jacopo Fo)
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La storia ci mostra che CHI SI E’ MOSSO HA OTTENUTO. Questo è valido sia a livello di individui, sia come gruppi che rivendicavano diritti (es. lavoratori, omosessuali, donne..)
La natura fa conti separati e non c’è competizione. Nel senso di: non aspettiamo di demolire il Berlusconi di turno, che a demolire se stesso ci pensa lui, ma lottiamo direttamente per quello che ci serve! ora! ecovillaggi, trasporti pubblici, centri di assistenza, protezione sociale, reti, gruppi e cooperazione! ecc..
non siamo come piatti di una bilancia, non occorre abbassare il piatto altrui per veder alzato il nostro!
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azz! quanta roba ci ho messo in questo post, chissà se si capisce!!
PS: ah, già, avevo promesso una soluzione.. quanta fretta! ecco: costruire l’alternativa
in città (comitati di quartiere, centri servizi – sui quali è in preparazione il post Idee per la città)
in campagna (ecovillaggi e comuni agricole, v. Cenere e fiori e Un fiume in piena)
nello spirito (v. anche Nosce temet, Facciamo.. Movimento!, e il sopra citato Coltivare la forza)









Non sono d’accordo con tutto tutto tutto ciò che hai scritto, ma la frase
“Dobbiamo “alzare la testa”, e la cosa che più ci sorprenderà è che non sapevamo di averla bassa!”
è straordinaria, e mi sono sorpreso a rileggerla quattro-cinque volte di fila. Anzi, la sto rileggendo tuttora. Complimenti!
Peppe
Non capisco la prima frase, significa che sei d’accordo con niente niente o con quasi tutto?
Se “niente niente”.. perchè? (curiosooooooo!)
No no, quasi tutto! Effettivamente è una frase ambigua, me ne sono reso conto subito dopo averla scritta…
Atti, praticamente sono concorde con la parte costruttiva del tuo post, diciamo che è il mio modo di vedere le cose. Questa è l’evoluzione creatrice della vita, essere sempre incazzati col mondo ci fa coltivare dentro solo i sentimenti e gli umori negativi e con la negatività non si costruisce niente.
Abbiamo fame di idee, ma di idee che si insinuano in quelle crepe lentamente perchè, come sosteneva Watzlawick, i veri cambiamenti sono quelli che avvengono lentamente. Adesso è il tempo di costruire, di fare operosi anche senza clamore.
Ciao wagliò