spunti sulla discriminazione

Quelli che seguono sono semplici spunti, cioè delle riflessioni, fatte senza trarre conclusioni, ma col semplice scopo di indagare il fenomeno della discriminazione, di tipo razziale, etnica e sessuale.

Può fornire da punto di partenza per un brain storming.

Dove andare a cercare la Discriminazione. Chiavi interpretative

D. come capro espiatorio (es. ebrei sotto il nazismo servivano per compattare le divisioni interne e sviare l’aggressività diretta verso il potere e orientarla verso i gruppi deboli. La stessa cosa accade coi Rom in queste settimane in Italia)

D. dentro di noi. Avete mai abbracciato un barbone? Cosa provate nei suoi confronti? E di chi chiede l’elemosina?
Va di passo contrario con l’apertura mentale.

D. come competizione diretta. Hanno ben “ragione” muratori e camionisti ad avercela con i loro colleghi che fanno lo stesso lavoro accettando di essere pagati meno.

D. come processo politico globale. Ad es. il trattato di Schengen e l’edificazione della fortezza europea. Stessa cosa con la “carta verde” negli USA.

Sessismo e condizione della donna. Io sarei per separare la discriminazione contro la donna (intesa come sottomessa, privata del piacere nella sessualità, considerata inferiore, meno abile, assunta più difficilmente e comunque pagata meno) dall’altro problema, detto repressione sessuale, che agisce anche contro la sessualità maschile, ad opera di tutta la società e della morale sessuale dominante. es. l’omofobia colpisce anche i gay uomini

D. etnica. Esempi storici: Musulmani oggi, Bosniaci in Serbia (anni 90), genocidio del Rwanda, le tante minoranze.

D. inversa. (è tra i principi costituzionali italiani) serve ad aiutare categorie sociali svantaggiate (es. handicappati, donne) attraverso l’istituzione di corsie preferenziali (es. percentuale di posti di lavoro riservate a queste categorie, quote rosa, ecc..)
questo tipo di D. è giusto o no? C’è ad esempio chi vi si oppone.

D. come necessità di catalogare. Approccio cognitivista secondo cui “per approcciarci al mondo esterno abbiamo la necessità fisiologica di catalogare, inquadrare, mettere entro schemi. E’ il nostro modo di capire le cose: fare differenze e distinguere”

Problema: cosa significa integrazione? E se l’omologazione viene rigettata?

Che significa integrazione? Copiare il paese di destinazione? Togliere il velo? Usare vestiti occidentali? E a tavola, paese d’origine o di destinazione? Copiare il paese di destinazione anche nella sua idendità borghese e consumista?
Se i nostri giovani hanno il diritto di contestare i costumi (vesiti, abitudini, valori) del proprio paese, perchè non dovrebbe averlo anche gli immigrati?

Integrazione come forma velata di razzismo. Maiale nelle mense ospedaliere, hanno diritto i musulmani a chiedere un pasto particolare? C’è chi dice “si adattino!”
Velo nelle scuole? “Siamo in francia! Lo stato è laico!”
E la foto sulle carte d’identità?
Ascoltato direttamente da una signora: “Vedi quella ragazza? E’ africana ma si è vestita da città (jeans e maglietta), non si è messa il suo
pigiama

quando il rigetto viene “dal di dentro”, dagli oppressi stessi:

Ricerca di radici e identità. es. negritudine (v. wikipedia), incidenti nelle banlieues e “le radici ca tieni” nei Sud sound system
Ma è rigetto o ricerca di dignità sociale (banlieues) e culturale (negritudine, SSS)?

Cos’è la Francia? Una stratificazione storica (rivoluzione 1789, ideali laici, modello occidentale) oppure è “quelli che ci abitano”?


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