il dramma del petrolio

qualche giorno fa ho conosciuto un ragazzo che mi ha fatto giustamente notare che nonostante le stime parlino di riserve di petrolio per 40 anni, possiamo purtroppo gia’ considerarci in prossimita’ della fine, ed ecco il motivo:

per i “produttori” di petrolio diventa piu’ conveniente lasciare il petrolio sotto terra, perche’ quando lo estrarranno varra’ di piu’.
perche’ dovrebbero venderlo adesso, ricavare 140 dollari al barile e metterli in banca, con un interesse del 3% annuo, quando quello stesso petrolio ESTRATTO TRA UN ANNO -con la crescita attuale dei prezzi del petrolio- varra’ il 30%, o il 50% in piu’?
QUINDI, tenere il petrolio sotto terra, e’ equivalente (dal punto di vista della produzione/consumo) ad averlo gia’ finito?

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la questione dell’esaurimento delle risorse (e in particolare quella petrolifera) sta uscendo dall’ambito del problema ambientale per diventare soprattutto un problema economico e sociale.
proprio oggi leggevo sul corriere che si prospettano rincari di 400 euro annui per famiglia sulla bolletta della luce. fossero solo quelli! il guaio e’ che quando lievita il costo dell’energia rincara anche tutto il resto!

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alcune altre interessanti osservazioni sul funzionamento di questo mercato:

il petrolio finira’ improvvisamente? com’e’ il grafico della produzione nei prossimi decenni? si dice: “abbiamo riserve per 40 anni AGLI ATTUALI RITMI DI ESTRAZIONE”, ma il punto e’ che non terremo gli attuali ritmi di estrazione. la “produzione” tendera’ a calare un po’ alla volta.
la ricerca del profitto non fara’ mantenere questi livelli. il profitto dice di estrarre poco alla volta per tanto tempo (per il motivo detto in cima).

dove finira’ per prima? la durata dei singoli pozzi dipende dall’aggressivita’ dell’estrazione. chi oggi produce tanto in futuro potra’ produrre meno. tra i pozzi che stanno iniziando a calare, stanno calando DI PIU’ quelli che in passato hanno estratto piu’ voracemente.
un altro buon motivo per NON estrarre petrolio. lascio che il mio vicino estragga di piu’, venda di piu’ e si esaurisca prima, cosi’ io [comparativamente] entrero’ sul mercato quando esso sara’ piu’ ghiotto (sempre con riferimento a quanto scritto in cima).

infine, avevo sentito che SOLO il 7% del petrolio scambiato prende il prezzo dalla “borsa” (quella che ogni settimana raggiunge nuovi record. 115.. 130.. 140 dollari al barile!)
il resto viene commerciato sulla base di trattati, a prezzi mooolto piu’ bassi. ma allora cosa succede nella borsa?
speculatori. gente che, avendo un gruzzoletto, anziche’ metterlo in banca -che rende il 3%- preferisce comprare petrolio, perche’ sa che tra un po’ il prezzo sara’ molto maggiore (sempre per il motivo detto in cima).

questo e’ quando la finanza entra nell’economia. fare soldi coi soldi, trattare il petrolio -fonte di energia, base dell’economia industriale- come un cavallo da corsa, sul quale scommettere per affidare al suo “andar su e andar giu’” i guadagni.

nella borsa “petrolio” e’ solo un nome, una merce come un’altra da poter scambiare, comprare, scommettere sul suo prezzo futuro.. tuttavia nell’economia reale il petrolio e’ molto piu’ che un nome, e’ quello che decide se le famiglie operaie ce la faranno a comprare a comprare cibo, acqua calda, corrente, riscaldamento..

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5 Commenti Leave a comment.

  1. Tanti auguri onomastici!!!

    Mi è sfuggito un passaggio: se il grosso del petrolio non viene contrattato al prezzo di borsa ma su accordi agevolati come è possibile che le fluttuazioni speculative di una piccola fetta incidano sul costo finale dell’energia in maniera davvero incisiva?
    A me sembra una delle solite trovate dei giornalisti: se la bolletta aumenta è tutta colpa del petrolio.
    Forse invece l’energia elettrica aumenta più o meno come fanno la spesa al supermercato, i libri, i computer, ecc. (quella specie di “corpo nero” che si chiama inflazione). Soprattutto considerando che l’impennata allucinante dei prezzi del brent dal settembre 2001 non mi sembra si sia tradotta in un aumento confrontabile in termini percentuali del costo dell’energia per l’utente finale.
    Vista la mia ignoranza della materia è possibile che le mie supposizioni siano un sacco di fesserie.

    Un salutone

    Ref.
    1. http://www.autorita.energia.it/relaz_ann/07/1_2.pdf
    pag. 80 fig. 2.27; pag 78 fig 2.25
    2. en.wikipedia.org/wiki/Image:Brent_Spot_monthly.svg

  2. Sarebbe bello scoprirlo insieme! come ho detto, la notizia degli accordi agevolati mi e’ stata riferita quindi non ne sono totalmente sicuro..

    Tuttavia sarebbe simpatico verificare QUANTO siano agevolati questi accordi, cioe’ se il “risparmio” e’ del 5, 20 o 60%.
    Inoltre, e’ lecito ipotizzare che il prezzo di borsa possa influire sugli accordi futuri. Sarebbe interessante indagare se c’e’ un ritardo, cioe’ se l’incremento del petrolio dal 2001 viene pagato sui beni finali 5-10-15 anni dopo, man mano che vengono stipulati nuovi accordi.

    Non sottovaluterei poi l’effetto “ricotta” delle aziende: i giornali sbandierano aumenti del greggio, la gente si prepara ai rincari, e le compagnie (elettricita’ e benzina) possono effettivamente crearli anche se ingiustificati. Extra profitti senza proteste insomma.

    “Se la bolletta aumenta e’ tutta colpa del petrolio” mi sembra un’affermazione parecchio veritiera. Leggevo su La repubblica di qualche giorno fa che oltre il 60% della bolletta va all’approvvigionamento delle materie prime.

    Per questo motivo: aumento del petrolio => aumento dell’elettricita’ e dei trasporti (due fattori cardinali per la produzione e il trasporto dei nostri beni) => aumento del prezzo di tutti i beni (inflazione)
    Le cause dell’inflazione sono tante, e questa e’ una di quelle, e ricorda molto cio’ che successe a meta’ degli anni ‘70 col blocco dei paesi OPEC.
    Benzina alle stelle, domeniche senza auto, aumento dei prezzi, acquisti insufficienti, esuberi del personale, licenziamenti, scioperi, crisi..
    Da quanto ne so, allora ci si misero anche Reagan e Thatcher con politiche monetarie restrittive e cio’ non fece che aggravare la situazione nel breve periodo, anche se alla lunga ci ha portato a cavalcare la soma del terzo mondo.

    Qualche spiegazione in piu’ su quegli anni si trova qui: http://it.wikipedia.org/wiki/Debito_del_Terzo_Mondo

    Grazie degli auguri!
    ciao!

  3. Su Wikipedia ho trovato anche questo articolo interessante:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Crisi_energetica_%281973%29

    Copincollo un po’ di frasi e chi vuole intendere intenda:

    “Si diffuse la consapevolezza della fragilità e della precarietà del sistema produttivo occidentale, le cui basi poggiavano sui rifornimenti di energia da parte di una tra le zone più instabili del pianeta. E le conseguenze della crisi energetica non tardarono a manifestarsi anche sul sistema industriale, che infatti non conobbe più i tassi di crescita registrati nei decenni precedenti.

    tra Iran e Iraq -due Paesi produttori di petrolio- scoppiò una guerra con gravi lutti per la popolazione civile. Ma questi combattimenti posero fine anche alle alte tariffe petrolifere perché Arabia Saudita e altri Paesi dell’Opec aumentarono l’estrazione di petrolio”

    osservazione n.1: “SCOPPIO’ una guerra”, come se una guerra scoppia da sola. Saddam e’ stato sostenuto dagli USA per tutti i 10 anni di guerra.
    Non capisco come sostenere una guerra possa portare alla rottura dell’embargo, ma credo rientri nel vecchio motto “divide et impera”. Non si dimentichi che la famiglia reale dell’Arabia Saudita e’ abbondantemente sostenuta dagli USA e intrattiene con loro una stretta amicizia.

    oss. n. 2: nel ‘73 ce la siamo cavata quando l’embargo e’ stato rotto e la vendita e’ ritornata ai livelli di prima. Ma a chi chiederemo di ripristinare la produzione quando la Natura ci sbattera’ in faccia un embargo irrevocabile?

  4. [risposta a scoppio ritardato causa impegni di studio]

    A quanto pare effetivamente una gran parte del petrolio non “transita” dalla Borsa (off market trading, Over-the-Counter OTC). [cfr. 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7]
    Anch’io mi ero chiesto se il prezzo di borsa influisse sui futuri accordi e se esista una latenza prima di ripercussioni sul costo dell’energia (cfr. letture). Proprio per questo motivo nel primo post avevo sottolineato che l’inizio della corsa del petrolio (dopo una leggera e brevissima correzione al ribasso) risale alla caduta delle Torri Gemelle di NY [cfr. 8] (per i mercati finanziari 7 anni sono un orizzonte temporale abbastanza lungo) mentre i grafici del costo dell’energia nella relazione dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas ancora non mostrano bruschi aumenti.

    Letture sull’argomento:
    http://en.wikipedia.org/wiki/Oil_price_increases_since_2003
    http://www.wtrg.com/prices.htm
    Rif.
    1. http://en.wikipedia.org/wiki/Oil_price
    2a. http://web.archive.org/web/20060923044744/levin.senate.gov/newsroom/release.cfm?id=257862
    “Under the Commodity Futures Modernization Act of 2000, large oil and gas traders may trade energy commodities in “over-the-counter” (OTC) electronic markets without any ongoing oversight by the CFTC.”
    2b. http://web.archive.org/web/20060923033204/http://levin.senate.gov/newsroom/supporting/2006/PSI.gasandoilspec.062606.pdf
    indagine sui determinanti del prezzo di petrolio e gas negli USA a supporto delle proposte di regolamentazione del mercato dei senatori Levin e Coleman. Potenzialmente molto interessante (se avessi il tempo di leggerla)
    Agli Statunitensi, noti bevitori di petrolio, il controllo dei mercati OTC ed estero sta molto a cuore; infatti:
    3a. http://www.cwt.com/assets/client_friend/062707CFTC_OTC.pdf
    controllo del mercato OTC – giu 2007
    3b. http://biz.yahoo.com/ap/080617/oil_trading_speculation.html?.v=6
    controllo del mercato estero – giu 2008
    3c. http://www.efinancialnews.com/usedition/index/content/2350783897
    4. http://energycommerce.house.gov/cmte_mtgs/110-oi-hrg.062308.Greenberger-testimony.pdf
    5. http://www.huntingtonnews.net/columns/080511-engdahl-columnsoilprice.html
    6a. http://www.ft.com/cms/s/0/c3f54e4c-36eb-11dd-bc1c-0000779fd2ac.html?nclick_check=1
    articolo (Financial Times) dell’ad della British Petroleum secondo il quale l’aumento dei prezzi del petrolio non è legato alla speculazione
    6b. http://www.eurotrib.com/story/2008/6/11/12257/6082
    ma qualcuno scredita la tesi di cui sopra
    7. http://webreprints.djreprints.com/1966680784625.html
    anche il Wall Street Journal non pare convito dell’importanza delle speculazioni
    8. http://www.wtrg.com/oil_graphs/crudeoilprice0105.gif
    messo in evidenza l’effetto 11 settembre cui accennavo nel primo post

  5. Non a proposito delle speculazioni ma sulle conseguenze sociali:

    “6a. http://www.ft.com/cms/s/0/c3f54e4c-36eb-11dd-bc1c-0000779fd2ac.html?nclick_check=1 (per leggere l’articolo cliccare sul link e poi cambiare “false” con “true” nell’url) articolo (Financial Times) dell’ad della British Petroleum secondo il quale l’aumento dei prezzi del petrolio non è legato alla speculazione”

    Nell’articolo sopra citato i professoroni dell’economia – quelli col deretano dietro le scrivanie che raramente vanno a fare la spesa, che non conoscono la vita di pensionati, precari e disoccupati – affermano:

    So how are we to secure the energy needs of the world in the 21st century? The evidence is that where markets are allowed to operate, they do work. That is what the data in the review show. And that is the real source of hope for the future. Consumers in Europe and north America are already responding to high prices by moderating demand.

    Secondo loro stiamo moderando la domanda. Mah, ipotizziamo che India e Cina hanno lavoratori così sfruttati e sottopagati che producono merci a prezzi bassissimi, quindi esportabili con successo (è la chiave dello sviluppo cinese). Allora succede che con l’aumentare dei prezzi del petrolio (che è il costo di un input) il profitto si abbassa, ma c’è ancora tanto margine perchè i lavoratori vengono pagati mooooolto poco. Ecco perchè in India e Cina i consumi energetici crescono.

    Ma ciò fa aumentare anche i prezzi del petrolio, e dove i margini sono più stretti (qui da noi, dove i lavoratori hanno un po’ più di diritti..) la produzione cala (e quindi anche la richiesta di petrolio) e i prezzi al consumo aumentano; ma siccome gli stipendi sono abbastanza bloccati (specie quelli del lavoro dipendente, per non parlare delle az. non sindacalizzate) allora cala anche il potere d’acquisto, e le merci acquistate (e di nuovo come prima cala la richiesta di petrolio).

    E questa sarebbe Morigeratezza?! sinceramente non mi ero accorto di quest’ondata di illuminazione spirituale..
    tra una tetta in vetrina e un culo in tv, tra una fiction e un reality evidentemente i teenagers hanno trovato il tempo di moderare la loro richiesta di petrolio. cazzo non li facevo così avanti!

    E poi: in un mondo dove se la pigliano in culo i lavoratori asiatici, le aziende occidentali (licenziamenti! disoccupazione!) e i consumatori occidentali (bollette! fare la spesa!), i rispettabili economisti che cosa vedono? Il mercato che trionfa, che si autoregola, che risolve tutti i problemi e gli occidentali che riducono la domanda!!

    Svista grossolana di chi è un professionista della materia? mah, persino un ignorante come me riesce a fare 2+2..
    Profondo indottrinamento ideologico (market fundamentalism) che offusca la ricerca condotta in buona fede? è la tesi di Stiglitz..
    Copertura ideologica per continuare a dominare il mondo e confondere le idee ai critici del sistema capitalista-liberista? continuare a ripetere balle per difendere quel sistema che dà loro il top del potere e denaro? è un’interpretazione moooolto logica.


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