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	<title>Commenti a: contro il denaro (terza parte)</title>
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		<title>Di: Alessandro</title>
		<link>http://piccoloverdeelfo.wordpress.com/2008/04/11/contro-il-denaro-terza-parte/#comment-68</link>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Apr 2008 18:04:43 +0000</pubDate>
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		<description>Purtroppo ho questo problema: invecchiando e studiando medicina mi rincretinisco giorno dopo giorno e non riesco neppure a finire di leggere un intero periodo.
Ad ogni modo la parte finale del primo messaggio di Erica mi sembra colga nel segno: il denaro altro non è che uno dei fantastici strumenti inventati dall&#039;uomo (e prego di prestare attenzione alla parola &quot;strumento&quot;). Nel caso specifico la sua funzione è banalmente quella di rendere più agevoli gli scambi di beni e servizi.
Tutta una serie di problemi nascono a mio modo di vedere dal cambiamento della natura del denaro: da mezzo subordinato ad una funzione a funzione stessa (il massimo scopo della finanza: il denaro che genera denaro). Sfuggito dalle mani del suo creatore cessa anche di avere un ruolo benefico come si può dedurre dal mondo che ci circonda e da quello più distante raccontato dalle cronache. E per la verità le cronache dicono anche che più di qualche illuminato è ben consapevole dell&#039;insostenibilità di un sistema simile (in genere dietro la perifrasi &quot;economia reale&quot; si cela proprio la dimensione più umana del denaro).
La brama del superfluo cui poi accenna Erica penso non sia neanche da mettere troppo in relazione col denaro, come testimonia il fatto stesso di contrarre debiti anche insolvibili per appropriarsene.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Purtroppo ho questo problema: invecchiando e studiando medicina mi rincretinisco giorno dopo giorno e non riesco neppure a finire di leggere un intero periodo.<br />
Ad ogni modo la parte finale del primo messaggio di Erica mi sembra colga nel segno: il denaro altro non è che uno dei fantastici strumenti inventati dall&#8217;uomo (e prego di prestare attenzione alla parola &#8220;strumento&#8221;). Nel caso specifico la sua funzione è banalmente quella di rendere più agevoli gli scambi di beni e servizi.<br />
Tutta una serie di problemi nascono a mio modo di vedere dal cambiamento della natura del denaro: da mezzo subordinato ad una funzione a funzione stessa (il massimo scopo della finanza: il denaro che genera denaro). Sfuggito dalle mani del suo creatore cessa anche di avere un ruolo benefico come si può dedurre dal mondo che ci circonda e da quello più distante raccontato dalle cronache. E per la verità le cronache dicono anche che più di qualche illuminato è ben consapevole dell&#8217;insostenibilità di un sistema simile (in genere dietro la perifrasi &#8220;economia reale&#8221; si cela proprio la dimensione più umana del denaro).<br />
La brama del superfluo cui poi accenna Erica penso non sia neanche da mettere troppo in relazione col denaro, come testimonia il fatto stesso di contrarre debiti anche insolvibili per appropriarsene.</p>
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		<title>Di: Erica</title>
		<link>http://piccoloverdeelfo.wordpress.com/2008/04/11/contro-il-denaro-terza-parte/#comment-67</link>
		<dc:creator>Erica</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Apr 2008 12:24:25 +0000</pubDate>
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		<description>Un&#039;ultima precisazione, un&#039;idea che mi è venuta ripensando agli Amish: una società come quella di cui parli sarebbe possibile se tutti gli individui in grado di lavorare lavorassero sodo, provvedendo anche al sostentamento di coloro che non possono farlo (i malati, gli anziani, i bambini). Nella società Amish, quando qualcuno si ammala, la comunità ha un fondo cassa e provvede a pagargli il medico. Tutti contribuiscono alla costruzione di casa e fienile per le nuove coppie, tutti si aiutano a vicenda. Ma si tratta di PICCOLE COMUNITA&#039;, di una ventina di famiglie, solitamente imparentate tra loro. Inoltre, il fatto che tutta la loro vita sia dominata e guidata dai principi religiosi, fa sì che ognuno percepisca il lavoro come obbligatorio e necessario.

Secondo punto: ieri sera Berlusconi in TV parlava di accrescere gli stipendi e i consumi degli italiani: è questo che non concepisco. Perchè mai accrescere il consumo di cose di cui non abbiamo realmente bisogno? Questo ha un impatto non solo sull&#039;ambiente, ma anche sulle persone, che devono lavorare di più per guadagnare e consumare di più, mentre potrebbero semplicemente accontentarsi di avere più tempo da dedicare alla famiglia ed agli amici, esattamente come succedeva quando ero piccola e i miei genitori e quelli dei miei amici lavoravano principalmente di mattina, avendo il pomeriggio libero per dedicarsi ad altre attività. Il problema è che alcuni lavorano tanto per potersi permettere il superfluo, è vero (è una loro scelta...vedi molte domestiche che sono indebitate e poi comprano la super-macchina nuova al figlio o la cameretta per i nipotini, e ne conosco), ma altri lo fanno per garantirsi un po&#039; di stabilità per il futuro (come sto facendo io, perchè magari se un giorno rimanessi incinta - giusto per farti un esempio - non potrei lavorare per un po&#039; e avrei bisogno di un po&#039; di liquidità).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Un&#8217;ultima precisazione, un&#8217;idea che mi è venuta ripensando agli Amish: una società come quella di cui parli sarebbe possibile se tutti gli individui in grado di lavorare lavorassero sodo, provvedendo anche al sostentamento di coloro che non possono farlo (i malati, gli anziani, i bambini). Nella società Amish, quando qualcuno si ammala, la comunità ha un fondo cassa e provvede a pagargli il medico. Tutti contribuiscono alla costruzione di casa e fienile per le nuove coppie, tutti si aiutano a vicenda. Ma si tratta di PICCOLE COMUNITA&#8217;, di una ventina di famiglie, solitamente imparentate tra loro. Inoltre, il fatto che tutta la loro vita sia dominata e guidata dai principi religiosi, fa sì che ognuno percepisca il lavoro come obbligatorio e necessario.</p>
<p>Secondo punto: ieri sera Berlusconi in TV parlava di accrescere gli stipendi e i consumi degli italiani: è questo che non concepisco. Perchè mai accrescere il consumo di cose di cui non abbiamo realmente bisogno? Questo ha un impatto non solo sull&#8217;ambiente, ma anche sulle persone, che devono lavorare di più per guadagnare e consumare di più, mentre potrebbero semplicemente accontentarsi di avere più tempo da dedicare alla famiglia ed agli amici, esattamente come succedeva quando ero piccola e i miei genitori e quelli dei miei amici lavoravano principalmente di mattina, avendo il pomeriggio libero per dedicarsi ad altre attività. Il problema è che alcuni lavorano tanto per potersi permettere il superfluo, è vero (è una loro scelta&#8230;vedi molte domestiche che sono indebitate e poi comprano la super-macchina nuova al figlio o la cameretta per i nipotini, e ne conosco), ma altri lo fanno per garantirsi un po&#8217; di stabilità per il futuro (come sto facendo io, perchè magari se un giorno rimanessi incinta &#8211; giusto per farti un esempio &#8211; non potrei lavorare per un po&#8217; e avrei bisogno di un po&#8217; di liquidità).</p>
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		<title>Di: Erica</title>
		<link>http://piccoloverdeelfo.wordpress.com/2008/04/11/contro-il-denaro-terza-parte/#comment-66</link>
		<dc:creator>Erica</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Apr 2008 12:13:26 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://piccoloverdeelfo.wordpress.com/?p=68#comment-66</guid>
		<description>Non ho capito la tua risposta al mio commmento. Cioè Attilio, è bello essere idealisti, ma tu, a livello pratico, cosa proporresti? E non dire la banca del tempo, perché può funzionare per le piccole cose e nelle piccole società, potrebbe funzionare forse se ognuno avesse una coscienza e badasse al bene comunque e non solo al proprio, ma purtroppo come ben sai non è così. La verità è che il lavoro serve perchè se nessuno lavorasse e producesse, nessuno mangerebbe...e il denaro serve in primo luogo perché i beni sono scarsi (e senza lavoro scarseggerebbero ulteriormente, non siamo più nell&#039;Eden e siamo miliardi di persone su questo pianeta) e chi lavora per la loro produzione se li accaparra. Ti sembrerebbe giusto se tu coltivassi un terreno per la tua famiglia, e qualcun altro poltrendo tutto il giorno venisse a rubarti (o ad esigere) i frutti? Le regole non fanno piacere a nessuno, ma vivendo in una società piuttosto grande, ci vogliono, altrimenti sarebbe il far west, lo capisci? E se vuoi abolire la società con le sue regole, questo significa stare in isolamento, non poter usufruire di servizi di base quali scuola e sanità. 
E poi, chi mai lavorerebbe nel settore di questi servizi, se non avesse un modo per dimostrare quanto ha lavorato (il denaro), in mancanza di oggetti concreti da scambiare?
Su una cosa sono d&#039;accordo: la pubblicità, i consumi crescenti e superflui: l&#039;uomo si è fatto furbo (o così crede) e ha deciso di sfruttare le nuove conoscenze, anche quelle in questo campo per condizionare le masse. Ma chi non lo faceva? Se pure con metodi diversi, anche gli stessi filosofi Greci parlavano alla folla in piazza, condizionandone le idee, i gusti, e talvolta lo stile di vita (vedi l&#039;amore per un certo tipo di arte o di sport, il voto, ecc.). Finché la democrazia (vera o presunta che sia) ha iniziato ad affermarsi, da quando il potere non è più stato ereditario e imposto dall&#039;alto, qualcuno ha sempre cercato di condizionare le masse per riacquistarlo in qualche modo. Le stesse masse che avrebbero il potere di decidere, se solo riflettessero, se solo lo volessero, non si lascerebbero impapocchiare in questo modo. In un certo senso si lamentano tutti di una situatione che loro stessi hanno voluto. Altrove ci sono manifestazioni e rivoluzioni, in Italia una cosa del genere non accadrà mai, perché è troppo comodo lamentarsi e poi tornare a votare le stesse persone, &quot;in mancanza d&#039;altro&quot;, come male minore.
Comunque la frase &quot;date a Cesare quel che è di Cesare&quot; ora come ora potrebbe esser intesa anche al contrario (sicuramente non quella pronunciata da Giulio Cesare, lo so), cioè &quot;date a ognuno il suo, ridistribuite la ricchezza.
Che esista il denaro o meno, la morale della favola è sempre la stessa: se una persona non lavora, ci sarà qualcun altro che lavorerà anche per lei per darle da mangiare. Il denaro è solo un modo per spronare la gente a fare la propria parte in questa società, una misura (talvolta errata, lo ammetto, ma la cui esistenza è necessaria, anche se si dovrebbe rivedere il modo in cui è distribuito), un compenso &quot;virtuale&quot; per il lavoro svolto. Potrebbero anche darti 50 mele al posto di 50 euro, la sostanza sarebbe la stessa. Soltanto che 50 mele te le piangi perchè non riesci a mangiarle prima che marciscano, mentre i soldi sono meno deperibili e ti consentano di acquistare una varietà di prodotti, frutto del lavoro altrui.
Non capisco proprio perchè demonizzi il denaro: non mi sembra che sia la causa di tutto, la causa di tutto sono le persone che spesso lo gestiscono.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non ho capito la tua risposta al mio commmento. Cioè Attilio, è bello essere idealisti, ma tu, a livello pratico, cosa proporresti? E non dire la banca del tempo, perché può funzionare per le piccole cose e nelle piccole società, potrebbe funzionare forse se ognuno avesse una coscienza e badasse al bene comunque e non solo al proprio, ma purtroppo come ben sai non è così. La verità è che il lavoro serve perchè se nessuno lavorasse e producesse, nessuno mangerebbe&#8230;e il denaro serve in primo luogo perché i beni sono scarsi (e senza lavoro scarseggerebbero ulteriormente, non siamo più nell&#8217;Eden e siamo miliardi di persone su questo pianeta) e chi lavora per la loro produzione se li accaparra. Ti sembrerebbe giusto se tu coltivassi un terreno per la tua famiglia, e qualcun altro poltrendo tutto il giorno venisse a rubarti (o ad esigere) i frutti? Le regole non fanno piacere a nessuno, ma vivendo in una società piuttosto grande, ci vogliono, altrimenti sarebbe il far west, lo capisci? E se vuoi abolire la società con le sue regole, questo significa stare in isolamento, non poter usufruire di servizi di base quali scuola e sanità.<br />
E poi, chi mai lavorerebbe nel settore di questi servizi, se non avesse un modo per dimostrare quanto ha lavorato (il denaro), in mancanza di oggetti concreti da scambiare?<br />
Su una cosa sono d&#8217;accordo: la pubblicità, i consumi crescenti e superflui: l&#8217;uomo si è fatto furbo (o così crede) e ha deciso di sfruttare le nuove conoscenze, anche quelle in questo campo per condizionare le masse. Ma chi non lo faceva? Se pure con metodi diversi, anche gli stessi filosofi Greci parlavano alla folla in piazza, condizionandone le idee, i gusti, e talvolta lo stile di vita (vedi l&#8217;amore per un certo tipo di arte o di sport, il voto, ecc.). Finché la democrazia (vera o presunta che sia) ha iniziato ad affermarsi, da quando il potere non è più stato ereditario e imposto dall&#8217;alto, qualcuno ha sempre cercato di condizionare le masse per riacquistarlo in qualche modo. Le stesse masse che avrebbero il potere di decidere, se solo riflettessero, se solo lo volessero, non si lascerebbero impapocchiare in questo modo. In un certo senso si lamentano tutti di una situatione che loro stessi hanno voluto. Altrove ci sono manifestazioni e rivoluzioni, in Italia una cosa del genere non accadrà mai, perché è troppo comodo lamentarsi e poi tornare a votare le stesse persone, &#8220;in mancanza d&#8217;altro&#8221;, come male minore.<br />
Comunque la frase &#8220;date a Cesare quel che è di Cesare&#8221; ora come ora potrebbe esser intesa anche al contrario (sicuramente non quella pronunciata da Giulio Cesare, lo so), cioè &#8220;date a ognuno il suo, ridistribuite la ricchezza.<br />
Che esista il denaro o meno, la morale della favola è sempre la stessa: se una persona non lavora, ci sarà qualcun altro che lavorerà anche per lei per darle da mangiare. Il denaro è solo un modo per spronare la gente a fare la propria parte in questa società, una misura (talvolta errata, lo ammetto, ma la cui esistenza è necessaria, anche se si dovrebbe rivedere il modo in cui è distribuito), un compenso &#8220;virtuale&#8221; per il lavoro svolto. Potrebbero anche darti 50 mele al posto di 50 euro, la sostanza sarebbe la stessa. Soltanto che 50 mele te le piangi perchè non riesci a mangiarle prima che marciscano, mentre i soldi sono meno deperibili e ti consentano di acquistare una varietà di prodotti, frutto del lavoro altrui.<br />
Non capisco proprio perchè demonizzi il denaro: non mi sembra che sia la causa di tutto, la causa di tutto sono le persone che spesso lo gestiscono.</p>
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